Sanitopoli comincia a minare gli equilibri interni alla coalizione di centrosinistra. Il capogruppo dell’Idv, Oliviero Dottorini, chiede al Pd di prendere le distanze.
Imbarazzo «Proviamo imbarazzo per ciò che sta avvenendo intorno al Pd umbro. Se le accuse formulate dai pubblici ministeri fossero confermate, ci troveremmo di fronte a uno dei più grandi scandali politici della nostra Regione. Per questo chiediamo che il Partito democratico faccia chiarezza, rifuggendo da tentazioni autoassolutorie e prendendo le distanze in maniera esplicita da un sistema di potere che appare logoro e malato». Questa la prima reazione di Oliviero Dottorini, capogruppo dell’Italia dei valori in Consiglio regionale, rispetto all’inchiesta Sanitopoli che vede coinvolti membri della passata giunta come Maria Rita Lorenzetti, Maurizio Rosi, Carlo Liviantoni, esponenti di spicco del Partito democratico come il consigliere regionale Barberini e membri dell’attuale amministrazione come Vincenzo Riommi.
Quadro desolante «Non sta a noi – continua Dottorini – giudicare la rilevanza penale di quanto sta emergendo dalle indagini e confidiamo che i coinvolti nelle vicende oggetto di indagini sappiano cogliere in queste due settimane l’occasione per fugare ogni dubbio e far sì che le loro posizioni vengano archiviate. In caso contrario dovrebbero prenderne atto e separare i propri destini da quelli delle istituzioni che rappresentano, segnando così una differenza netta da quel centrodestra che a Roma accoglie rinviati a giudizio e condannati nelle proprie fila e in Parlamento. In Umbria la situazione è diversa, ma da ciò che si apprende dagli atti giudiziari pubblicati dai quotidiani affiora comunque un quadro desolante, fatto di scambi, favori e raccomandazioni. E questo non è certo un esempio edificante per la società regionale e per chi crede nel valore del merito, nella trasparenza e nella democrazia».
Un virus letale «Contro certi sistemi, che inquinano e rischiano di contaminare la nostra stessa convivenza civile – conclude Dottorini – continueremo a batterci al di là dell’indagine in corso e auspichiamo che la giustizia si muova con assoluta fermezza e in tempi rapidi. In gioco c’è la credibilità di un sistema e dobbiamo fare in modo che da questa vicenda, al di là dei rilievi giudiziari che emergeranno in maniera più definita nei prossimi giorni, si tragga anche una lezione politica. Scambi di voti, clientele e raccomandazioni sono un virus letale per la democrazia».


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