di Daniele Bovi
Novantotto minuti di intervento per fare il punto sui primi due anni, o quasi, di governo. Un Andrea Romizi a tutto campo, dalla cultura ai cantieri, dal welfare ai conti del Comune e delle partecipate: una ‘lista’ di quasi cento minuti dove ha ricordato le cose fatte e quelle da fare più che indicare una visione politica complessiva di Perugia, del suo futuro e del suo ruolo nella regione. Venti mesi dopo il suo insediamento il sindaco vede dal suo ufficio di palazzo dei Priori «una città viva, che soffre, che è in difficoltà ma che ha dato segni di vitalità nonostante le importanti criticità. Noi ci sentiamo di andare in giro a testa alta». Larga parte del suo discorso Romizi lo ha dedicato ai numeri che riguardano l’amministrazione e le partecipate: «Abbiamo messo in sicurezza il Comune – ha detto – prendendo decisioni che potevano essere prese prima. Per troppo tempo si è incomprensibilmente temporeggiato». Riguardo alla spending review il sindaco ha voluto assicurare che «non abbiamo fatto cose funzionali al consenso, bensì abbiamo lavorato con un ottica di lungo termine senza mettere, come qualcuno diceva, la città in ginocchio. Il primo nostro dovere è controllare ogni spesa».
Tasse Ovviamente Romizi parla anche di tasse, senza dimenticare che alla voce entrate mancano quasi 8 milioni di euro, quelli che il Ministero deve dare al Comune per il funzionamento degli uffici giudiziari: «Mi viene da sorridere – attacca – quando mi dicono “non avete ancora ridotto le tasse”. Noi lavoriamo per questo risultato, ma se uno inizia la partita in svantaggio per dieci a zero tra partecipate disastrate e un disavanzo di 35 milioni. Sarà una rimonta lenta e faticosa, una marcia molto lunga. Giudicateci dal percorso che stiamo facendo e alla fine confido che arriveremo al traguardo sperato, partendo da una riduzione fino al 10 per cento della Tari». Riguardo alle partecipate il sindaco ha rivendicato una «sana e corretta gestione» e di aver «affrontato fin da subito» il capitolo Gesenu, che «per la prima volta nella sua storia ha un piano industriale».
Mobilità La sfida che il sindaco indica a maggioranza e opposizione per il 2016 è quella del nuovo Pums, il Piano urbano per la mobilità sostenibile: «Sarà questa – ha detto – la vera sfida grazie alla quale poter eliminare disagi e disservizi, intensificando le corse nella città compatta e razionalizzando dove serve». Ribadito anche l’impegno a tagliare i costi dei parcheggi mentre un’altra sfida sta nell’aggiornamento con tecnologie più moderne dei 29 mila punti luce cittadini, che ogni anno comportano una bolletta per il Comune da 4,4 milioni di euro. Ovviamente Romizi ha parlato anche di centro storico, ricordando i cantieri che stanno per partire, dal Mercato coperto alla biblioteca degli arconi fino ai nuovi ascensori («un cantiere un po’ sfigato»), il progetto di valorizzazione dei monumenti con una nuova illuminazione nonché la volontà di recuperare l’arco in fondo a via Pascoli.
Ultradigitale «Questo però – ha sottolineato – non significa che abbiamo abbandonato le periferie. Abbiamo sistemato alcune strade, e non nell’anno delle elezioni, siamo intervenuti su molte scuole, aree verdi e impianti sportivi». Un territorio che «continuo a girare portando con me gli uffici per ascoltare i cittadini». A breve Romizi promette novità su «Perugia ultradigitale», un punto centrale del suo programma elettorale che prevede il cablaggio con la banda ultralarga dell’intero territorio: «Il progetto – dice – è stato messo a punto e auspico si entri in tempi rapidi nella fase operativa». Tornando in centro il sindaco ha posto l’attenzione su via della Viola, rivelando che qui arriveranno alcune aule studio dell’Università, una delle quali alla Casa dell’associazionismo, e il teatro Turreno: «Una prima ipotesi – ha spiegato – è stata discussa giorni fa. C’è una progettualità innovativa che si dovrà autosostenere».
Cultura e sicurezza Romizi è anche intervenuto su «Perugia 1416», lodando quanto fato dall’assessorato («ha lavorato molto»), ammettendo che ha «poco difeso l’assessore» e ribattendo alle accuse spiegando che «non c’è alcuna contrapposizione con il XX Giugno» e che «questa è un’amministrazione che guarda al futuro ma anche al passato». Qualche critica la riserva «a quei 4 o 5 personaggi che hanno la presunzione di credere che le buone idee sulla cultura siano solo le loro. Braccio dicono che era un tiranno, e invece ebbe esequie molto partecipate. Aveva amici e nemici come tutti». Ultima parte del discorso, quella dedicata alla sicurezza: Romizi ha ricordato i dati della questura sui reati in calo e il numero di morti per overdose «che è al minimo storico», senza dimenticare però che in certe zone come Fontivegge (dove il sindaco ha ammesso che la no tax area non sta funzionando) «c’è un importante carico di delinquenza».
L’opposizione Poco dopo le 19 in aula non è mancato il numero legale solo per la presenza dei consiglieri di una minoranza che non ha fatto sconti. «Dite che avete preso il nostro male? Bene – ha detto Nilo Arcudi, Psi – dite anche il bene visto che lavorate solo su nostri progetti». Per il capogruppo del Pd Diego Mencaroni «la giunta vive alla giornata dato che non c’è alcuna pianificazione». «Avremmo voluto sentire il sindaco intervenire quando non lo ha fatto – ha detto invece Cristina Rosetti, capogruppo del Movimento 5 Stelle -. Qui la partecipazione non funziona». Giudizi ovviamente molto più benevoli da parte della maggioranza, con Numerini (Lista Romizi) che parla di cambio di passo, Perari che evoca la necessità di una fase due e Vignaroli che applaude il lavoro fatto sui conti e sul decoro cittadino. Voce come al solito fuori dal coro quella di Carmine Camicia, Fi, che rilancia la necessità di un rimpasto.
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