Il documento è stato firmato questa mattina (foto U24)

di Fabio Toni

Fra i sostenitori del riequilibrio territoriale c’è anche il comitato interassociativo composto dai sindacati confederali e da tutte le associazioni di categoria del Ternano, ad eccezione di Confindustria. I rappresentanti dell’organismo, coordinato da Adriano Padiglioni e insediato presso la Camera di commercio di Terni, hanno sottoscritto un documento in cui si chiede di «conservare la morfologia istituzionale dell’Umbria, con il riconoscimento delle due Province attraverso il riequilibrio territoriale, in linea con quanto previsto dal decreto del governo». Una visione unitaria, quella dei rappresentanti sindacali e delle organizzazioni datoriali, che fa il paio con quella delle istituzioni locali. «Non siamo qui per difendere la Provincia di Terni, ma l’intera regione – afferma il presidente della camera di commercio di Terni, Enrico Cipiccia -. La logica dei campanilismi rischia di condurci allo sfaldamento sociale e istituzionale. Dobbiamo difendere l’Umbria e guardare a un nuovo modello di regione, più “leggera”, a misura d’impresa, in cui il massimo ente legifera, le Province controllano e i Comuni deliberano».

Sindacati uniti Chiaro anche il pensiero del segretario della Cgil, Attilio Romanelli: «Qui non parliamo di prestigio, ma di sostanza. Senza la sua Provincia – spiega Romanelli – Terni perderebbe ben 24 strutture decentrate dello Stato, importanti centri di controllo e di indirizzo. Senza considerare che verrebbero a mancare punti di riferimento fondamentali per le 19 multinazionali presenti attualmente sul territorio». Faliero Chiappini, segretario della Cisl, invita a «fare fronte comune, senza dimenticare le questioni ancora aperte e gli impegni assunti dai governi rispetto all’area ternana». A favore di un’abolizione totale delle province si schiera Gino Venturi (Uil): «La soppressione riguarda però la nostra e poche altre. Rischiamo di perdere prefettura, questura, ufficio scolastico e altri organismi-chiave, con un impoverimento complessivo anche sul piano occupazionale». Il documento è stato sottoscritto anche dalla Confapi di Terni e dal suo presidente Carlo Salvati: «La città ha bisogno di punti di riferimento, al pari delle multinazionali che qui insistono. Terni, storicamente, è sempre stata aperta a tutti e ha dato lavoro a tante persone. Dovrebbero ricordarlo anche quei sindaci che si oppongono al riequilibrio o hanno la memoria corta. L’acciaieria ternana, dopo la chiusura delle miniere di Morgnano, accolse oltre 200 lavoratori provenienti da Spoleto».

Di Girolamo: salvaguardare i servizi Oltre ad apprezzare le posizioni espresse dal comitato interassociativo, il sindaco Leopoldo Di Girolamo sottolinea come «il mantenimento della Provincia consentirebbe di salvaguardare servizi e relazioni fondamentali per disegnare il futuro stesso dell’Umbria. L’indebolimento di Terni – afferma il primo cittadino – va a svantaggio di tutti, della Regione e del Paese, visto anche il cospicuo numero di multinazionali che qui operano. Senza dimenticare che la nostra città ha dato lavoro, benessere e ricchezza a un pezzo fondamentale dell’Italia centrale. E anche a tanti cittadini umbri. I campanilismi di oggi sono ingenerosi e nascono dalla paura di aprirsi al futuro».

Nessun ostacolo Circa il percorso formale, il sindaco non vede ostacoli: «La legge, dopo l’ultimo passaggio in Parlamento, fa riferimento al concetto di “riordino” e non più a “riduzioni e accorpamenti”. Tutto ciò nel rispetto dei criteri di popolazione e dimensioni territoriali stabiliti». Il presidente della Provincia Feliciano Polli è sulla stessa lunghezza d’onda: «Senza Provincia, rischiano di sparire tante funzioni essenziali, inclusa la stessa Camera di commercio. La comunità, indebolita, sarebbe soggetta a forze centrifughe e disgreganti, come dimostrato anche dai referendum proposti recentemente. Dobbiamo salvare la prospettiva dell’Umbria. La partita è in pieno svolgimento e non può rappresentare un’altra occasione persa da questo territorio».

One reply on “Riordino, sindacati e associazioni di categoria ternane unite: «Umbria con due Province»”

  1. E’ una vergogna, in tempi in cui tutti dovrebbero lavorare per ridurre le spese e rallentare la crescita del deficit ( cresce di 8.000.000E all’ ora), i notabili umbri politici scaldapoltrone e succhiasoldi spalleggiati dai sindacati si attivano per mantenere in piedi una istituzione inutile.
    L’ Umbria 800.000 abitanti, 1 regione, 2 province, nonsi sa quanti comuni, ati 3 asl 5 comuntà montane 9 ecc. ecc.
    ma allora New York come fa ad essere amministrata da un solo sindaco pur avendo milioni di abitanti?

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