La presidente della Regione Catiuscia Marini

di Daniele Bovi

Il premier Mario Monti «aiuta» la presidente della Regione Catiuscia Marini e il percorso di riforme pensato dalla giunta. L’accelerazione imposta dall’ex rettore della Bocconi, che si innesta in una delle fasi più drammatiche della storia del Paese, serve alla presidente per spingere forte su provvedimenti che rischiano di impantanarsi. Nelle due paginette vergate dalla Marini, al di là dell’ufficialità si coglie la voglia di dare la «spallata» a frenatori o presunti tali. La giunta si riunirà, una prima volta, martedì mattina in una seduta ordinaria dove si sarebbe dovuto mettere nero su bianco un atto con cui si chiede al premier il recupero delle risorse per il settore del trasporto pubblico. Atto rimandato ad un’altra seduta.

Montane e Province La parte più politica arriverà nel pomeriggio con un’altra riunione dell’esecutivo. Il menù è noto da mesi, così come l’obiettivo di razionalizzazione dell’apparato pubblico in termini sia di funzionamento che di spesa. Come priorità la Marini indica la «piena operatività», già nel 2011, dell’azienda unica del trasporto locale. E poi l’abolizione delle Comunità montane, la definizione delle Unioni di Comuni «che dovranno assumere nuove competenze anche alla luce delle modifiche (di fatto uno svuotamento, ndr) introdotte per le Province».

IL TESTO «UFFICIOSO» DELLA MANOVRA IN PDF

Capitolo sanità Un capitolo assai corposo è quello della sanità. La Marini vorrebbe un’approvazione in tempi brevi del 118 unico regionale, il contenimento della spesa farmaceutica, l’accorpamento con conseguente eliminazione di doppioni dei dipartimenti ospedalieri e la riduzione del numero di Asl e aziende ospedaliere. Tagliare rami secchi e sprechi, scrive la Marini, servirà per continuare a garantire quei servizi «per i cittadini e per le imprese» che il centrosinistra considera un fiore all’occhiello dell’amministrazione umbra. Per fare ciò la presidente chiede a tutti, Consiglio regionale e Comuni in testa, di fare la propria parte: «Tutti – scrive – dobbiamo responsabilmente assumerci l’impegno a a mettere in atto una fase di ancor maggiore collaborazione tra i livelli di governo e le rappresentanze elettive affinché i provvedimenti di competenza vengano adottati nei tempi che la gravita della situazione impone».

Riforma endoregionale in standby Proprio in tema di riforma endoregionale lunedì la Prima commissione, guidata da Oliviero Dottorini, avrebbe dovuto dare il via libera all’articolato. Articolato sul quale è «piombato» domenica sera il teso della manovra. Risultato: i lavori sono stati aperti e subito chiusi. Una pausa che lo stesso Dottorini in una nota giudica «opportuna e ragionevole. Per quanto ci riguarda – continua – non possiamo far altro che ribadire il buon senso e la lungimiranza delle nostre proposte e dei nostri emendamenti soprattutto per quanto concerne le province». Oltre ad apprezzare il provvedimento sulle Province e all’invito a tenerne conto nel corso della discussione di questi giorni, il segretario regionale del partito, Paolo Brutti, dice di essere «stupito per il mancato incremento dell’aliquota sui redditi alti e la penalizzazione dei pensionati e dei lavoratori dipendenti, tassati alla fonte, a favore di chi paga solo ciò che dichiara. Una manovra squilibrata, troppo spostata sul fronte delle tasse e poco sui tagli alla spesa pubblica. Tuttavia l’innovazione c’è».

Aperture dal Pdl Un’apertura di credito arriva anche dal Pdl che per bocca di Raffaele Nevi si dice «interessato» al fatto che la presidente «si sia accorta che non è più tempo di protestare per i tagli come faceva fino a pochi giorni fa con Berlusconi per motivi politici, ma che è ora che ci si metta tutti, con responsabilità, ad eliminare il “grasso” che c’è nella Pubblica Amministrazione e non solo». «Marini – aggiunge il capogruppo del Pdl – chiede poi maggiore velocità nell’approvare gli atti che saranno necessari, ma questa raccomandazione la facciamo noi a lei vista la difficoltà e la lentezza con la quale si è mossa la Giunta Regionale a causa dei veti e le spaccature interne alla sua maggioranza. L’appello forte che le rivolgiamo – conclude – è di abbandonare le forze della conservazione».