L'assessore al Bilancio Franco Tomassoni ha presentato la riforma ai sindacati (Foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

Sta tutta in 71 articoli la riforma della giunta regionale che mira a semplificare e razionalizzare tutto il sistema amministrativo dell’Umbria. La bozza di riforma lunedì mattina è stata presentata a palazzo Donini a Cgil, Cisl e Uil  durante un incontro con l’assessore al Bilancio Franco Tomassoni e con quello all’Agricoltura Fernanda Cecchini. Le novità più rilevanti rispetto a quanto già noto stanno tutte nel Titolo secondo: cinque articoli con cui la giunta regionale propone di girare importanti funzioni alle Province in materia di strade, demanio idrico e tutela dell’ambiente. Articoli che faranno felice in particolar modo il presidente della Provincia di Perugia Marco Vinicio Guasticchi che in più occasioni, senza nascondere malumore, ha chiesto che la riforma non si dimenticasse delle Province.

Le nuove funzioni delle Province E allora ecco le nuove funzioni. In particolare all’articolo 5 si prevedono attribuzioni in materia di viabilità e «gestione del demanio stradale compresa la riscossione dei canoni concessori». Alle Province così verranno girati i soldi prima spettanti alla Regione per l’uso o l’occupazione delle strade regionali. L’articolo 6 prevede poi di attribuire la gestione delle «aree pertinenti al demanio idrico, compresa la riscossione dei canoni concessori relativi a manufatti interferenti con il reticolo idraulico demaniale». In più, le Province saranno responsabili della progettazione e realizzazione di «opere idrauliche di qualsiasi natura» e alla loro gestione. Infine, con l’articolo 8 le Province diventano responsabili della tutela ambientale e della gestione delle aree protette. Attribuzioni che, secondo il segretario regionale della Cisl Claudio Ricciarelli, segnano la fine «del conflitto interistituzionale con le Province».

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Le Unioni dei Comuni Più chiara, con la nuova bozza, anche l’identità delle Unioni di comuni, obbligatorie per gli enti sotto i 40 mila abitanti e facoltative per quelli sopra i 40 mila e che andranno a svolgere molte delle funzioni ora delegate agli Ati (che saranno soppressi). Alla loro individuazione provvederà la giunta regionale con un piano di riorganizzazione che dovrà essere messo nero su bianco entro 4 mesi dall’entrata in vigore della riforma. I criteri per l’individuazione delle Unioni saranno questi: popolazione non inferiore ai 100 mila abitanti, contiguità dei territori e caratteristiche socioeconomiche e infrastrutturali omogenee. Alla loro sopravvivenza penserà la Regione con contributi annuali, anche se fondi speciali sono previsti ma solo per progetti speciali o di particolare rilevanza. Ogni Unione avrà un’assemblea formata da sindaci e guidata da un presidente, ma in ossequio all’austerity nessuno beccherà un centesimo. In più, sarà fatto divieto di assumere personale a tempo indeterminato.

L’Agenzia Forestale Confermata anche l’istituzione dell’Agenzia forestale regionale, che assorbirà la quasi totalità delle funzioni delle Comunità montane che saranno soppresse. L’Agenzia infatti ha tra i suoi compiti la tutela delle foreste, la sistemazione «idraulico forestale», la valorizzazione dell’ambiente e potrà compiere lavori in amministrazione diretta con un tetto fissato a 300 mila euro. Interessante la parte della riforma che riguarda la nomina del futuro amministratore unico, designato dal presidente della Regione. Esso resterà in carica tre anni, dovrà obbligatoriamente chiudere bilanci in pareggio, dovrà avere «elevata competenza e professionalità» in materia ed esperienza anche nel settore privato. Per quanto riguarda lo stipendio, un 20% sarà legato ai risultati raggiunti.

Il personale delle ex Montane Fondamentale, e motivo di attrito nei mesi scorsi con i sindacati, anche la parte che attiene al personale delle ex Montane. Secondo la bozza presentata lunedì mattina, fatti salvi gli accordi coi sindacati l’amministratore unico insieme ai commissari liquidatori delle Montane definiranno prima la dotazione organica, e poi adotteranno avvisi di mobilità volontaria rivolti a tutti gli operai in servizio al 30 novembre scorso. Chi entra, sarà inquadrato con il contratto collettivo nazionale del settore. La porta però rimane aperta per eventuali trasferimenti anche verso altri enti interessati. Confermata poi anche la soppressione dell’Arusia che andrà in mano per sei mesi ad un commissario liquidatore. Lunedì 11 luglio altro round a palazzo Donini.

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