di Daniele Bovi
Prosegue con il nuovo articolo 122 della Costituzione, che interviene sugli stipendi di consiglieri regionali, presidenti e assessori, l’analisi dell’impatto che la riforma costituzionale ha sui livelli territoriali di governo. Nella prima puntata Umbria24 si è occupata della redistribuzione delle materie di competenza tra Stato e Regioni, fatta dalla riscrittura dell’articolo 117, nella seconda dell’introduzione del principio dei costi standard e nella terza della possibilità per il governo di rimuovere sindaci e presidenti esercitando il potere sostitutivo.
Dai 10-12 mila euro lordi al mese a un limite massimo di 5.466, sempre lordi. A tanto ammonterebbe il taglio, drastico, a carico dello stipendio dei consiglieri regionali se domenica gli italiani decideranno di approvare la riforma costituzionale del governo Renzi. L’articolo 35 del disegno di legge infatti va a incidere sul 122 della Carta disponendo che gli «emolumenti» dovranno essere stabiliti da una legge statale «nel limite dell’importo di quelli attribuiti ai sindaci dei Comuni capoluogo di Regione»; la definizione dello stipendio viene dunque sottratta all’autonomia regionale. Oggi il primo cittadino di Perugia Andrea Romizi percepisce 5.466 euro lordi al mese, mentre due sono le voci che compongono la busta paga di un consigliere regionale, fatta dai 6.600 euro lordi dell’«indennità di carica» più i 3.325 o 3.825 del rimborso. A queste ne va aggiunta una terza, ovvero l’indennità di funzione che ammonta a 1.500 euro e che spetta ad esempio a coloro che fanno il presidente di una commissione. Risultato, lo stipendio lordo di un consigliere oscilla tra i 10 e i 12 mila euro.
Il taglio Ma cosa si intende per «emolumenti»? Secondo il dossier del Servizio studi della Camera il termine «sembrerebbe riferirsi a ciascuna componente del trattamento economico dei consiglieri». Complessivamente dunque, se questa interpretazione verrà confermata, si dovrebbe passare dai quasi 10-12 mila euro lordi a un limite massimo di 5.466, sempre lordi. Un tetto che interesserà anche il presidente della Regione e gli assessori. Ma le novità per i consiglieri non si fermano qui. Le disposizioni finali infatti (articolo 40 comma 2 della riforma) introducono il divieto di corrispondere ai gruppi consiliari «rimborsi o analoghi trasferimenti monetari» a carico della finanza pubblica. Quindi niente più soldi per il funzionamento e per il personale che, secondo l’ultimo bilancio approvato dall’Ufficio di presidenza di palazzo Cesaroni ammontavano a un milione e 92 mila euro, che per la quasi totalità sono impiegati per il personale che lavora nei gruppi.
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Nodo ‘portaborse’ Che fine faranno queste persone, in tutto circa una ventina? Del tema, come è ovvio, a palazzo Cesaroni se ne è parlato e se ne sta parlando e il tempo stringe. Queste novità relative ai gruppi infatti, come spiega l’articolo 41 della riforma, entreranno in vigore il giorno seguente a quello della pubblicazione della riforma (successiva alla promulgazione) nella Gazzetta ufficiale. Insomma, a breve non ci sarebbero i soldi per pagarli. L’Umbria fa parte di quel gruppo di Regioni (undici su ventuno) i cui dipendenti dei gruppi consiliari non sono legati con un contratto direttamente alla struttura di palazzo Cesaroni bensì, essendo ovviamente incarichi fiduciari, ai consiglieri che li scelgono e che li pagano con i fondi che, se passasse la riforma, non ci saranno più. La soluzione più probabile che si sta vagliando nelle stanze di piazza Italia è dunque proprio quella di legare questi dipendenti a palazzo Cesaroni con un contratto ovviamente a tempo determinato, anche se qualche ostacolo (vedi i vincoli relativi alle assunzioni ai quali le amministrazioni devono sottostare) non mancano.
Parità Ultima novità introdotta dalla riforma, sempre nel comma uno del nuovo articolo 122, è la «legge della Repubblica» che dovrà stabilire «i principi fondamentali per promuovere l’equilibrio tra donne e uomini nella rappresentanza». Oggi al di là delle scelte che i partiti possono fare nel comporre la lista, la legge elettorale umbra prevede, sul tema, la possibilità della doppia preferenza di genere: se, cioè, l’elettore vuole esprimere due preferenze una dovrò riguardare un candidato donna.
Twitter @DanieleBovi
