di D.B.
Il lavoro della Regione sulla riduzione dei punti nascita prosegue. Le nuove normative, pur con tutte le cautele del caso, fissano a 500 il numero al di sotto del quale una struttura è a rischio taglio. Quello legato al numero delle nascite non è però l’unico criterio, e così in collaborazione con l’Università di Perugia palazzo Donini ha messo a punto una serie di questionari «molto dettagliati» per la rilevazione dei requisiti strutturali, organizzativi e del personale per ogni punto nascita. A spiegarlo, martedì in consiglio regionale, è stato l’assessore regionale alla Sanità Franco Tomassoni. L’assessore, rispondendo ad un’interrogazione di Andrea Smacchi (Pd) in cui si chiede l’impegno della giunta a mantenere il punto nascita di Branca, ha osservato come sia in corso «un lavoro accuratissimo per cercare di avere delle risposte che tengano conto di quelle che sono attualmente le condizioni e gli standard di qualità, di sicurezza e di interventi assistenziali nel percorso nascita». Una volta valutati i risultati si prenderanno le decisioni.
Ristrutturazione necessaria Quel che è certo però è che la sforbiciata ci sarà: «E’ evidente – ha detto Tomassoni in consiglio – che in una regione come la nostra in cui esistono undici punti nascita e in cui sono avvenuti ottomila parti, tenendo conto delle linee di indirizzo previste dal Governo è necessaria sicuramente una ristrutturazione degli stessi». Il tema, ovviamente, è rovente ed è uno di quelli sui quali i sindaci delle varie città potenzialmente interessate dai tagli sono pronti a scavare trincee. A Branca ad esempio sono state raccolte settemila firme a difesa del punto nascita: «Prendo atto – ha concluso Tomassoni – della volontà dei cittadini di quel territorio e devo anche ribadire il fatto che a Branca questo servizio svolge sicuramente già in questo momento, fa prestazioni di notevole qualità e quindi capisco la legittima preoccupazione di quel territorio, perché il punto nascita venga mantenuto».

