di Ivano Porfiri
E’ arrivato con quasi un’ora di ritardo, ha dribblato giornalisti e cameraman, ha alzato la testa e si è trovato davanti un Capitini stracolmo. Per ascoltare Matteo Renzi tanti hanno sfidato anche la neve e, a sorpresa, hanno accettato la sfida di presenziare anche i dirigenti del Pd che sostengono Cuperlo nella corsa alla segreteria.
Le presenze In prima fila i grandi sostenitori umbri di Renzi, dai parlamentari Verini e Ascani, ai renziani storici Guasticchi, Leonelli, il coordinatore dei circoli Caprini, l’imprenditore Brunello Cucinelli. Ma anche il sindaco di Perugia Wladimiro Boccali, cuperliano dichiarato, ma che è stato abbracciato dal collega sindaco e anche citato dal palco: «Venendo da Roma abbiamo beccato una nevicata, ma non grave come quella di Alemanno. Scherzo, eh Wladimiro, è inutile che facciamo gli splendidi su queste cose che quando nevica, nevica». Ma c’erano anche il segretario regionale del Pd, Lamberto Bottini e quello di Perugia Francesco Giacopetti. I renziani li avevano sfidati e loro hanno accettato la sfida: seduta composta, niente applausi, ma già esserci era lanciare un segnale.
Filmati e slogan Nel suo monologo di poco più di un’ora, Renzi ha scandito i motivi per votare per lui alle primarie dell’8 dicembre, snocciolando argomenti conditi da slogan «cattura applausi» e filmati. «C’e’ bisogno di un’Italia che non stia ferma sullo zero a zero – ha detto adoperando la metafora calcistica – serve un’Italia che sa rischiare, pronta a cogliere le sfide globali, il pareggio non basta più». Come esempio virtuoso ha incoronato Cucinelli: «Con la sua azienda ha unito l’eccellenza alla bellezza». Tra le citazioni il Benigni di «Berlinguer ti voglio bene», Woody Allen, Cetto Laqualunque, i Simpson. «L’episodio in cui si usa a paragone il Parlamento italiano come massimo della corruzione mi ha fatto arrabbiare tantissimo: dobbiamo mettere in minoranza questa concezione, mettere in minoranza i Simpson».
Legge elettorale «Se la politica italiana avesse messo bocca durante il Conclave, anziché Bergoglio si sarebbero affacciati sette Papa», ha detto Renzi, parlando della legge elettorale. «Abbiamo l’unica legge – ha aggiunto – in cui vincono tutti. Io ne voglio una con tre caratteristiche – ha spiegato – cioé: chi vince, vince; chi vince, governa; chi vince, governa per 5 anni. Difficile? No, già ce l’abbiamo: è quella dei sindaci».
Gli operai non ci votano Parlando del Pd, il sindaco di Firenze ha sottolineato come «ormai siamo diventati il primo partito solo tra dipendenti pubblici e pensionati. Tra gli studenti veniamo dopo Grillo, tra i disoccupati e gli operai siamo terzi. Bisogna tornare a fare le cose, a far crescere il paese, non solo i mercati finanziari, ma i mercati dove va la gente. Se votate me le cose cambieranno».
