L’esecutivo Monti mette nel mirino, oltre alle Province, anche la riforma del Titolo V della Costituzione: «Il governo – ha detto mercoledì il ministro della PA Patroni Griffi nel corso di un’audizione alla Camera – sta riflettendo per operare un “intervento chirurgico” sul Titolo V della Costituzione per quanto riguarda le funzioni delle regioni». «Come governo vorremmo ripristinare la clausola di supremazia nazionale per alcune funzioni svolte dalle Regioni – ha sottolineato Patroni Griffi – vale a dire energia, infrastrutture, comunicazioni e turismo. Questi ambiti sono al momento di competenza concorrente ma vorremmo – ha concluso Patroni Griffi – che fossero di ambito statale».
Riordino, chiusura entro l’anno Per quanto riguarda le Province invece, alla mezzanotte di mercoledì si chiude ufficialmente il lavoro dei Cal, i Consigli per le Autonomie locali, e, con una coincidenza senz’altro involontaria, il ministro Patroni Griffi è tornato a ribadire nelle stesse ora alla Camera che «il riordino delle Province si chiuderà entro la fine dell’attuale legislatura». Una presa di posizione che in qualche modo vuol battere i tanti che dai territori hanno fatto intendere di voler chiedere una deroga rispetto a quanto previsto dal comma 3 dell’articolo 17 della legge 135 del 7 agosto scorso per la revisione della spesa pubblica.
Nessuna dilazione Nessuna dilazione dei tempi, quindi, ipotesi che trova d’accordo il presidente dell’Upi Giuseppe Castiglione, secondo il quale «nonostante le difficoltà e le resistenze che una riforma di questa portata non poteva non incontrare, le Province stanno facendo la loro parte». Il riordino delle Province, ha spiegato Patroni Griffi in Commissione affari costituzionali della Camera, «è un primo tassello per comporre il mosaico più complesso di domani, per questa ragione l’intero processo di riordino deve concludersi entro la fine dell’attuale legislatura, altrimenti si corre il rischio di bloccare l’intera riforma nel prossimo mandato».
Niente deroghe Poi ha risposto anche ai dubbi provenienti da molte regioni italiane: «Ho appreso in questi giorni dai Cal della presenza di molte specialità territoriali, ma ciò non può essere un elemento per operare una deroga». Sempre in Commissione, in risposta ai parlamentari che hanno sollevato dubbi sul commissariamento degli enti provinciali in attesa del processo di riordino, il titolare di Palazzo Vidoni ha chiarito che «il commissariamento non è un meccanismo ottimale, serve quindi un altro metodo che consenta di far partire la riforma contemporaneamente su tutto il territorio nazionale». Invece sugli enti di secondo livello, ha chiarito, il governo sta aspettando la pronuncia della Consulta del 6 novembre.

