La toga di un magistrato della Corte dei conti (foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

Sette pagine, firmate il 18 marzo dal presidente della Sezione regionale di controllo della Corte dei conti alla fine delle quali, dopo uno scambio di documenti con l’Ufficio di presidenza del consiglio, i rendiconti dei gruppi consiliari, i primi di questo avvio di legislatura, sono stati giudicati «regolari». A comunicarlo nella mattinata di martedì è stata la presidente dell’Assemblea Donatella Porzi. I controlli della magistratura contabile hanno riguardato il periodo che va dall’insediamento del consiglio, nei primi giorni del luglio scorso, al 31 dicembre 2015. Un esito, quello scritto nella delibera della Corte dei conti, al cui esito palazzo Cesaroni ha voluto dare eco visto che le pagine dei giornali sono occupate dall’inchiesta, condotta dalla procura della Repubblica di Perugia che ha aperto una fascicolo contro ignoti con l’ipotesi di peculato, che riguarda gli anni 2011 e 2012 e in particolare alcune spese finite nel mirino degli inquirenti, tanto che venerdì scorso la guardia di finanza è rimasta negli uffici di palazzo Cesaroni fino a notte fonda per acquisire documenti. Insomma, il messaggio è chiaro: per quanto riguarda questa legislatura nessun problema.

LA FINANZA IN CONSIGLIO

La delibera «La segreteria generale dell’Ente – ha ricordato ancora una volta martedì Donatella Porzi – ha messo a disposizione tutta la documentazione richiesta, che è stata acquisita dagli inquirenti nella giornata di venerdì. Esprimiamo piena fiducia nell’azione della magistratura e delle forze dell’ordine». I rendiconti sono stati inviati alla magistratura contabile il 15 febbraio. Da lì qualche giorno per esaminarli e poi, il 19, la richiesta di ulteriore documentazione a palazzo Cesaroni dato che «la documentazione di spesa inviata è risultata comunque carente e non regolare». La Sezione regionale ha concesso tempo per consegnare tutte le pezze d’appoggio e nel frattempo ha sottolineato alcune incongruenze. Una riguarda i gruppi di FdI e Pd e in particolare il fatto che «il termine di durata dei contratti sottoscritti con il personale dipendente è superiore» a quello previsto dalla legge; a Forza Italia viene imputata la mancanza, in parte, dei documenti che riguardano il rapporto di lavoro con un dipendente; sempre a FI, si spiega che le entrate rendicontate non combaciano con la documentazione giustificativa.

LE IRREGOLARITÀ SEGNALATE DALLA CORTE DEL 2013

Chiarimenti Per quanto riguarda il gruppo di Claudio Ricci la Corte rileva «difformità» tra il saldo finale del rendiconto e quello che risulta dai documenti presentati, mentre relativamente al M5S «il fondo cassa finale per spese di personale è inferiore alle somme ancora da corrispondere» alla fine del del dicembre scorso. Secondo la magistratura poi le spese sostenute dal Pd per il personale eccedono rispetto alle «disponibilità assegnate», e in più in assenza di curriculum quanto presentato «non è idoneo a comprovare il possesso, da parte dei soggetti incaricati con contratto di prestazione d’opera, dei requisiti previsti». Per Pd, Ricci presidente e FI inoltre le toghe sottolineano differenze tra i totali di alcune spese e quelle che si possono desumere da scontrini e fatture. Da ultimo, M5S e FI non hanno rendicontato nella voce «altre spese» le spese per commissioni bancarie. Tutti punti chiariti con la documentazione inviata il 7 marzo, tanto che alla fine da parte della Corte è arrivato un giudizio di «regolarità».

Bilancio Complice la riduzione del numero di consiglieri (30 nella passata legislatura e 20 in quella attuale) i gruppi per le spese di funzionamento e quelle per il personale possono contare su uno stanziamento inferiore di quasi 500 mila euro rispetto al passato. Secondo il bilancio dell’Assemblea legislativa approvato dall’Ufficio di presidenza alcuni giorni fa infatti per queste voci sono stanziati un milione e 92 mila euro, che per la quasi totalità sono impiegati per i ‘portaborse’ che lavorano nei gruppi. Il costo dell’Assemblea è rappresentato essenzialmente dalle spese correnti, pari secondo l’ultimo bilancio pluriennale a 19,6 milioni di euro; di questi oltre il 51 per cento riguarda le risorse assorbite dagli organi istituzionali e il 36 per cento le risorse umane. Si conferma poi il peso notevole dello stanziamento che serve a ripianare il ‘buco’ causato dai vitalizi: 4 milioni e 166 mila euro per colmare ogni anno la differenza tra quanto versato dagli ex consiglieri e la cifra da garantire a coloro che hanno ottenuto questo diritto (abolito a partire da questa legislatura).

Twitter @DanieleBovi

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