L'aula del consiglio regionale (foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

Sotto l’ombrellone del Pd umbro in questo ultimo scampolo di una stramba estate non ci sono romanzi gialli ma calcolatrici. Al massimo, i «Dieci piccoli indiani» di Agatha Christie per capire come commettere il delitto politicamente perfetto e ottenere così un posto in lista a scapito di qualcun altro. Il consiglio regionale che andrà al rinnovo a marzo infatti sarà, come noto, ridotto di un terzo: da trenta a venti consiglieri più il presidente; una riduzione alla quale corrisponderà una maggiore asprezza nella caccia alle preferenze, per molti di fatto già partita, e per farsi inserire in lista.

Caccia al voto In pratica, in concomitanza con la stagione venatoria partirà anche quella della caccia al voto. Se, come appare più che probabile, verrà introdotta la doppia preferenza di genere nel testo della nuova legge elettorale, le liste dovranno essere composte da dieci donne e dieci uomini. In casa Pd c’è fibrillazione e si fanno i conti: chi si candida? Della partita non dovrebbero far parte Vincenzo Riommi, al terzo mandato, Renato Locchi, Lamberto Bottini, Fabrizio Bracco e forse Eros Brega. Dentro, o almeno così sperano, Luca Barberini, Gianfranco Chiacchieroni (il più votato dopo Riommi), Fausto Galanello, Fabio Paparelli, il bocciano Andrea Smacchi e per il momento l’unica donna, Fernanda Cecchini.

Il lago e le donne A questi vanno aggiunti i tanti perugini pronti alla pugna: dal segretario regionale Giacomo Leonelli ad Andrea Cernicchi, da Lorena Pesaresi a un Marco Vinicio Guasticchi già in clima da campagna elettorale, da Donatella Porzi a quella Carla Casciari, attuale vicepresidente della Regione, che in molti vedono già tra le braccia del Pd. Così com’è al quadro manca un pezzo, ovvero un candidato dell’area del Trasimeno ancora tutto da individuare e molte donne, una delle quali potrebbe essere Margherita Lezi da Spoleto. In caso di preferenza poi quali saranno le coppie? E il tandem funzionerà o uno dei due pedalatori finirà fuori strada come successo in qualche caso a Perugia?

Legge elettorale A cornice di tutto c’è la legge elettorale che il consiglio regionale varerà tra settembre e ottobre. Detto della doppia preferenza di genere, alla fine si dovrebbe chiudere su un testo che prevede turno unico, due collegi su base provinciale (quello unico viene visto come la soluzione per accontentare i tanti aspiranti consigliere perugini) e un premio di maggioranza che dovrebbe scattare al raggiungimento del 40%. Come ipotesi si ragiona anche di un premio variabile e, dotati di calcolatrici, i democrat spiegano (ovviamente non prendendo neppure in considerazione la sconfitta) che al raggiungimento della prima soglia la pattuglia di maggioranza sarebbe formata da 11 consiglieri dei quali 8 o 9 del Pd, mentre se si toccasse il 60% da 13.

Asticelle Il diritto di tribuna invece verrebbe concesso a quelle forze che raggiungono almeno il 3,5% mentre per chi non si allea l’asticella da saltare potrebbe essere fissata al 5%. Dentro il partito poi si valuta la possibilità di stringere accordi con liste civiche e, tra la metà e la fine di settembre, un’assemblea regionale incoronerà Catiuscia Marini per un secondo mandato e darà ufficialmente il via alla corsa.

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One reply on “Regionali, nel Pd è già caccia a un posto in lista. Stretta per chiudere l’accordo sulla legge elettorale”

  1. La Marini purtroppo si è dimostrata poco affidabile e circondata da troppi colonnelli per puntare facilmente alla vittoria. Ma siamo in Umbria, tutto è possibile.
    I socialisti sono certi di arrivare da soli al 3,5% su scala regionale?

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