di Daniele Bovi
Prosegue con Simone Di Stefano, candidato presidente per Sovranità, la serie di interviste (dieci domande uguali per tutti) a coloro che il 31 maggio correranno per succedere a Catiuscia Marini alla guida della Regione. In fondo alla pagina i link alle altre interviste.
L’Umbria esce sfibrata da 8 anni di crisi. Come immagina l’Umbria dei prossimi anni e quali sono i progetti chiave sui quali costruirla?
«L’Umbria può rialzarsi solo se non trascura nessuna delle sue vocazioni, e se si interviene con forza su di esse: non credete a chi sostiene che la sua unica vocazione sia quella turistica, che va comunque incoraggiata e sfruttata a pieno. Anche il settore agricolo e quello industriale che hanno costituito insieme al primo il cuore dell’economia di questa regione vanno immediatamente rilanciati, e va data assoluta precedenza agli umbri nell’accesso al lavoro, alla scuola, alla casa. Rispetto a questo noi diciamo: prima gli italiani, e gli umbri, ovvero introduciamo un criterio di preferenza nazionale su tutte le graduatorie regionali; istituiamo una banca pubblica regionale; procediamo immediatamente all’acquisizione delle acciaierie di Terni da parte della regione Umbria».
La Regione vive l’emergenza lavoro. Indichi un provvedimento concreto per favorire l’occupazione specificando le coperture per finanziarlo.
«Come detto, per rilanciare realmente e non solo a parole l’occupazione, noi proponiamo la creazione di una banca pubblica regionale che, in diretta concorrenza con quelle private, faccia ciò che queste non vogliono fare, se non con gli amici degli amici: finanziare le imprese perché possano ricominciare a investire e ad assumere. Per quanto riguarda le coperture, noi non riteniamo che la banca pubblica debba finanziare l’impresa andando in perdita: sarebbe sufficiente svolgere il ruolo a cui le banche hanno abdicato, e utilizzare i fondi che vengono assegnati per il sostegno al credito per questo e non per investire in titoli tossici».
Quale criteri userà nella composizione della giunta? Privilegerà gli eletti o coinvolgerà personalità esterne?
«Privilegeremo le persone capaci».
Quale sarà il primissimo provvedimento della sua presidenza?
«Il primo provvedimento sarà sicuramente la modifica immediata del regolamento per l’assegnazione delle case popolari, stabilendo che esse debbano essere prioritariamente assegnate agli italiani».
L’Umbria fino al 2020 avrà a disposizione le risorse, importanti, dei Fondi europei. Quali sono i suoi piani per l’utilizzo di questi soldi?
«I fondi europei devono essere utilizzati innanzitutto per il sostegno alle imprese ma va superato l’assurdo meccanismo imposto da Bruxelles per il quale non si possono aiutare le imprese in crisi: è come dire che io ti fornisco un ombrello a patto che non stia piovendo».
Indichi quali sono i provvedimenti più importanti per il settore dei trasporti. Ritiene la stazione Medioetruria strategica per lo sviluppo dell’Umbria? Cosa intende fare per l’aeroporto?
«Dobbiamo potenziare l’esistente, compreso l’aeroporto, e rimettere in sesto le nostre strade che devono rimanere pubbliche. L’E45 deve diventare una autostrada vera e propria, ma gratuita. Inoltre serve assolutamente la doppia corsia tra Terni e Spoleto. La stazione medioetruria rischia di essere una cattedrale nel deserto del trasporto ferroviario umbro se non si procederà contestualmente a potenziare i collegamenti ferroviari esistenti e a riqualificare la ferrovia centrale umbria, che in questo momento sembra invece avviata verso la smobilitazione».
La sanità assorbe il 70 per cento del bilancio regionale. Quali sono le tre priorità e i tre provvedimenti più importanti che intende adottare?
«L’Umbria spende 1 miliardo e 600 milioni per la sanità non restituendo ai cittadini servizi adeguati anche a causa del decennale meccanismo clientelare che alimenta sprechi e inefficienza. E’ necessario insediare subito una commissione di inchiesta sulla malasanità e rivoltare come un calzino i bilanci e capitoli di spesa per eliminare gli assurdi sprechi e destinare le risorse recuperate al miglioramento dei servizi ai cittadini, introdurre l’assegno di cura per i disabili da consegnare direttamente alle famiglie come nel resto della nazione e non alle cooperative gestite dal Pd».
A proposito di trasparenza e partecipazione democratica la Regione ha ancora molto da fare. Cosa intende fare riguardo questi due capitoli?
«La regione deve essere rappresentanza reale del popolo e del territorio e non replica delle inefficienze del governo. Il problema si risolve innanzitutto con un ricambio totale della classe politica: ovvero mandando a casa chi ha governato negli ultimi 70 anni».
Intende dare vita ad un processo di revisione della spesa magari sollecitando il consiglio all’istituzione di una commissione apposita?
«Bisogna istituire una commissione ma poi vanno rimossi immediatamente i dirigenti colpevoli di sprechi e inefficienze: cosa che non si è mai fatta perché naturalmente legati al Pd e alla sinistra umbra. E’ una delle ragioni per cui il 31 Maggio è indispensabile cambiare».
Chiusura del ciclo dei rifiuti: intende proseguire con la produzione di Css?
«In Umbria siamo ancora lontani dagli obiettivi di legge del 65% di raccolta differenziata, i disservizi sono frequenti come a Calvi dell’Umbria in provincia di Terni, inoltre su Terni insistono due inceneritori in una zona tra le più contaminate. Per di più, il volume dei rifiuti è in diminuzione a causa della crisi economica e industriale.
Riteniamo che il combustibile solido secondario (Css) da bruciare negli inceneritori e nei cementifici non rappresenti la soluzione migliore per chiudere il ciclo dei rifiuti, piuttosto la priorità va data al recupero delle risorse in termini di materiali utili, connesso allo sviluppo della filiera industriale del recupero e valorizzazione degli stessi materiali – metalli, vetro, plastiche, carta e così via – che deve essere incentivata anche con finanziamenti pubblici. Inoltre, la frazione umida (biodegradabile) deve essere avviata a digestione anaerobica (produzione di biogas) su vasta scala, che non presenta problematiche ambientali e sanitarie e che anzi può e deve cogliere le opportunità offerte dalla nuova normativa che consente l’immissione nelle reti gas del biometano. Lo sviluppo di questo importante settore contribuirà, oltre che a chiudere il ciclo di una frazione significativa dei rifiuti, a dare una nuova opportunità di reddito e occupazione anche alle attività agricole, si pensi alla sansa derivante dalle attività olearie, il cui smaltimento rappresenta oggi una voce di costo importante per le imprese del settore. La parte irrecuperabile dei rifiuti è meglio che vada in discariche ben curate – e di esempi ce ne sono molti in Italia – in attesa che un giorno sia magari possibile recuperare una frazione maggiore dei materiali oppure anche valorizzarli come energia ma con sistemi meno inquinanti rispetto ai tradizionali inceneritori».
Quali sono i tre provvedimenti più importanti in materia ambientale?
«Il primo provvedimento è stato discusso nella prima parte: incentivazione della raccolta differenziata anche attraverso il porta a porta, recupero di materiali utili e biodigestione anaerobica per l’umido. Nonché, come detto, miglioramento della gestione delle discariche laddove necessario. Il secondo elemento è una maggiore permissività nella installazione di sistemi solari fotovoltaici sul territorio regionale: l’Umbria è ancora indietro, con soli 450 MegaWatt a fronte dei quasi 20mila MegaWatt installati in Italia, che ne fanno il paese con la maggiore produzione di elettricità solare pro-capite al mondo. La risorsa, cioè il sole, non manca, le iniziative imprenditoriali nemmeno, inoltre i 100 occupati nella centrale Enel di Bastardo di cui è annunciata la chiusura potranno avere una strada privilegiata di nuova occupazione proprio nel solare, oltre che nel campo della biodigestione anaerobica. La Regione si impegnerà per questo, e la partita del solare dovrà giocarsi anche a livello nazionale, ripristinando incentivazioni adeguate che – come è stato dimostrato – si ripagano da sole attraverso l’effetto di riduzione della bolletta elettrica (anche se chi ha investito nelle centrali e gas e a carbone come la Sorgenia di De Benedetti non la prenderà tanto bene). Il terzo provvedimento, a nostro avviso, potrà riguardare lo sviluppo dell’industria dei veicoli elettrici e soprattutto delle infrastrutture connesse. Il mondo va in quella direzione, le batterie elettriche sono sempre più capaci ed efficienti, e le opportunità per l’industria regionale – poiché le competenze già esistono – possono essere molto importanti. Come ovvio corollario, diminuirà l’inquinamento dell’aria e quello acustico, restituendo alla “Regione verde” per eccellenza uno stato ambientale eccellente».
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