Elettori in un seggio (foto ©️Chiara Fabrizi)

di Dan.Bo.

Sono stati solo sei su 92 i Comuni umbri nei quali domenica è stato raggiunto il quorum dei votanti per quanto riguarda i cinque referendum sulla giustizia. A trascinare in alto il dato della partecipazione sono state le amministrative in programma in sette Comuni (Todi, Narni, Deruta, Cascia, Valtopina, Poggiodomo e Monteleone di Spoleto), dove lo spoglio inizierà alle 14.

COMUNALI, SU UMBRIA24 DIRETTA DALLE 14

La partecipazione Se nel complesso l’affluenza è stata del 17,2 per cento (tre punti in meno rispetto alla media nazionale), a Narni si è andati oltre il 47 per cento (quasi 20 punti in meno rispetto alla scheda per le amministrative), a Monteleone è stato sfiorato l’80 per cento, a Valtopina ha partecipato il 66,6 per cento, a Cascia il 60,2 per cento, a Poggiodomo il 57,9 per cento, a Todi il 54,8 per cento e a Deruta il 56,3 per cento. Percentuali che, tolto il caso di Monteleone, sono comunque inferiori al dato delle amministrative. Il record negativo spetta invece a Fabro (10,6 per cento) e a Paciano (12,4 per cento); quanto ai due capoluoghi, a Perugia ha votato il 16 per cento degli aventi diritto e a Terni il 14,4 per cento.

LA MAPPA POLITICA DELL’UMBRIA

I risultati Quanto ai risultati, come da pronostico c’è una larga vittoria dei «Sì» per tutti i quesiti, con percentuali relativamente più contenute solo per quelli che riguardavano l’incandidabilità dopo una condanna (57 per cento di «Sì») e per quello sulla limitazione delle misure cautelari (60,13 per cento); per il resto, si viaggia ben oltre il 70 per cento: 78,70 per il quesito sulla separazione delle carriere, 76,3 per quanto riguarda i membri laici dei consigli giudiziari e 76,9 per l’elezione dei componenti togati del Csm. In tutti i casi in Umbria i «Sì» hanno ottenuto fra i tre e i quattro punti percentuali in più rispetto alla media nazionale.

Il M5S Intanto in una nota il capogruppo del M5S in consiglio regionale, Thomas De Luca, parla in una nota di una «Caporetto inevitabile», annunciando poi di aver presentato una richiesta di accesso agli atti per conoscere «l’ammontare complessivo dei costi sostenuti dalla Regione» per l’organizzazione dei referendum. «L’unico referendum possibile – dice – è quello che nasce dalla volontà popolare e non nei palazzi del potere; non è un caso che i referendum sulla giustizia voluti a tutti i cosi dalla Lega abbiano registrato il dato di votanti più basso di sempre. Una Caporetto inevitabile dopo che i cittadini italiani sono stati scippati dei quesiti su fine vita e cannabis legale. Il trucchetto dei consigli regionali compiacenti con il partito di Salvini non ha funzionato. Un’arroganza che ha un prezzo, anche in Umbria. I cittadini di regioni come Veneto, Piemonte, Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Sardegna, Abruzzo, Basilicata, Liguria e appunto Umbria, forse molti non lo ricordano, hanno dovuto pagare le spese del collegio difensivo del comitato referendario per il Sì dinanzi alla Corte Costituzionale. Un conto da 15 mila euro per ciascuna di queste regioni a cui è stato imposto di sostenere economicamente l’assistenza legale dei quesiti voluti dal palazzo».

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