Si avvicina l’appuntamento alle urne per il referendum sulla riforma della giustizia e l’iniziativa promossa in sede di Fondazione forense Terni è destinata a far discutere. A sollevare il caso in parlamento, in particolare, è la deputata umbra Emma Pavanelli del Movimento cinque stelle che sul tema interroga il ministro.
Pavanelli «Nel materiale promozionale dell’iniziativa – argomenta la parlamentare – compare in modo evidente il logo della campagna referendaria a sostegno del voto favorevole («Vota Sì – È giusto!»), riconducibile a un comitato promotore del «Sì»; nel medesimo volantino si precisa che l’evento è in corso di accreditamento ai fini della formazione professionale forense, con conseguente possibilità di riconoscimento di crediti formativi obbligatori per gli avvocati partecipanti; la formazione continua degli avvocati,
disciplinata dalla legge 31 dicembre 2012, n. 247 e dai relativi regolamenti attuativi del Consiglio nazionale forense, costituisce adempimento obbligatorio ed è finalizzata
all’aggiornamento e al miglioramento della competenza professionale, nell’interesse dell’utenza e del corretto esercizio della funzione difensiva». Ai sensi dell’articolo 24 della medesima legge n. 247 del 2012, il Consiglio nazionale forense e gli ordini circondariali, Pavanelli chiede al ministro Nordio se non ritenga opportuno, assumere iniziative di competenza, anche normative, per fornire indirizzi o chiarimenti interpretativi agli ordini forensi e agli enti collegati, anche in relazione alle disposizioni di cui all’articolo 9 della legge n. 28 del 2000, con riguardo al periodo intercorrente tra la convocazione dei comizi elettorali e la chiusura delle operazioni di voto.
L’interrogazione parlamentare «La formazione continua degli avvocati – dichiara la deputata M5s – è un presidio di qualità e di tutela per i cittadini. Proprio per questo deve restare rigorosamente ancorata a finalità tecnico-professionali, nel rispetto dei principi di neutralità e pluralismo. In una fase delicata come quella referendaria, ogni ambiguità va evitata. Non è in discussione l’autonomia e il prestigio dell’Ordine territoriale forense di Terni, cui va il massimo rispetto per il ruolo svolto nella comunità giuridica – prosegue Pavanelli – ma è doveroso verificare se l’accreditamento di eventi che presentino simboli o messaggi riconducibili a una sola opzione referendaria sia compatibile con la funzione pubblicistica della formazione obbligatoria». La deputata sottolinea come l’attuale clima politico, già segnato da tensioni che hanno oltrepassato il confronto sui contenuti per scivolare in attacchi alle istituzioni, renda ancora più necessario un rigoroso rispetto delle regole. «Al Ministero chiediamo equità, chiarezza e indirizzi uniformi per tutti gli ordini forensi. La campagna referendaria deve svolgersi nel rispetto della civile tolleranza e delle regole comuni, senza che strumenti destinati all’adempimento di un obbligo formativo possano trasformarsi, anche indirettamente, in veicolo di propaganda».
