Il tavolo di oggi a palazzo Donini (foto Umbria24)

di Daniele Bovi

Sul tavolo di palazzo Donini non si gioca a Risiko e tutte le fiches per portare a casa il salvataggio della Provincia di Terni vengono puntate sull’emendamento Agostini che, con tutta probabilità, verrà votato martedì in commissione Bilancio al Senato. Nel corso dell’incontro di lunedì pomeriggio nella sede della giunta regionale tra la presidente Catiuscia Marini, i presidenti delle due Province e i sindaci dei due capoluoghi, sono rimasti fuori dalla porta gli scenari che parlano di un possibile riequilibrio tra i due territori (leggi spostamento di alcuni comuni da Perugia a Terni) per rientrare nei parametri fissati dal governo Monti: «Troppo prematuro – riferisce uno dei partecipanti – aspettiamo e vediamo cosa succede».

L’emendamento Agostini Quel che è certo invece è che tutte le speranze vengono riposte nell’ormai noto emendamento all’articolo 17 al decreto sulla spending review firmato Mauro Agostini: una riga per stabilire che «non può determinarsi – è scritto nel testo – la coincidenza tra istituzione regionale e unico ambito provinciale». Entro martedì pomeriggio si attende l’opinione del governo prima dell’approvazione definitiva del decreto, probabilmente giovedì con il voto di fiducia in Senato. «I rappresentanti delle istituzioni umbre – scrive palazzo Donini – auspicano una modifica sostanziale dell’articolo 17 ed esprimono condivisione e sostegno alle ipotesi di emendamenti presentati in Senato, tesi ad impedire una riforma che determini la coincidenza tra l’intero territorio regionale e l’unico ambito provinciale». Una modifica che incontra il favore anche della Cgil regionale che «ritiene indispensabile l’approvazione dell’emendamento». Il sindacato poi si schiera nettamente contro la soppressione della Provincia di Terni e critica l’ipotesi di riequilibrio, vecchio cavallo di battaglia della politica umbra, con parole nette: «Ogni altra ipotesi – sostiene il sindacato di Susanna Camusso – diventa puro esercizio di geografia variabile sul quale non è utile esercitarsi perché non supportato dalle norme e dal buon senso».

Caos competenze Nel corso dell’incontro della «cabina di regia» a palazzo Donini, che tornerà a riunirsi una volta approvato il decreto, sono state poste sul tavolo tutte le anomalie che il decreto provoca specialmente in materia di competenze: «Difficile, se non impraticabile – nell’ipotesi di una unica provincia in Umbria – anche la politica di decentramento regionale. Attualmente, infatti – è scritto -, le Province in Umbria svolgono funzioni già oggi trasferite dalla Regione in materia di politiche ambientali, trasporti, urbanistica, scuola, formazione e lavoro, etc. Nel verificarsi quindi della anomala condizione di coincidenza dei due ambiti, quello regionale e quello provinciale, di fatto si svuoterebbe il ruolo dell’istituzione provinciale, venendo meno così il decentramento stesso».

Rischio scuole In attesa di capire il loro destino, le Province lanciano poi il grido d’allarme per quanto riguarda la riapertura delle scuole: se passeranno in Parlamento i tagli calcolati su 3,7 miliardi di «consumi intermedi», conteggio che loro contestano ricalcolandoli in 1,3 miliardi, non avranno possibilità di aprire i plessi scolastici a settembre. Secondo Feliciano Polli, presidente dell’ente ternano, «se i tagli sulle amministrazioni provinciali da parte del Governo saranno quelli annunciati avremo problemi seri non solo per le scuole ma anche per altro. Non abbiamo però ancora fatto valutazioni e conti – dice – perché ci aspettiamo che nel confronto con l’esecutivo in sede di Conferenza Stato-Regioni sulla spending review possano essere minori del previsto e quindi non voglio fare allarmismi. Ma se effettivamente saranno quelli che si dice non sò cosa potrà succedere». «Gli istituti scolastici hanno bisogno annualmente – dice invece Marco Vinicio Guasticchi, presidente della Provincia di Perugia – di manutenzione ordinaria e straordinaria. E allo stesso modo i tagli di fatto bloccheranno qualsiasi intervento sui tremila chilometri di strade provinciali in quanto già adesso abbiamo a disposizione solo un milione e 700 mila euro. Di fatto vengono azzerate completamente tutte le risorse per la gestione delle strade».

Questo contenuto è libero e gratuito per tutti ma è stato realizzato anche grazie al contributo di chi ci ha sostenuti perché crede in una informazione accurata al servizio della nostra comunità. Se puoi fai la tua parte. Sostienici

Accettiamo pagamenti tramite carta di credito o Bonifico SEPA. Per donare inserisci l’importo, clicca il bottone Dona, scegli una modalità di pagamento e completa la procedura fornendo i dati richiesti.