Il consiglio ha approvato la risoluzione del centrosinistra (Foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

La Provincia di Terni è destinata alla soppressione, il risiko che prevedeva lo spostamento di 22 Comuni da Perugia a Terni viene richiuso e riposto in soffitta e ora si punta tutto sui meccanismi di autonomia garantiti dalla Costituzione a Comuni e Regioni. Mentre il Corriere della Sera, lunedì mattina, spiega che il decreto sul riordino delle Province è pronto, che non ci saranno deroghe, neppure per Terni, che sugli organi decentrati (ad esempio questure e prefetture), si tratterà coi governi locali e che a giugno 2013 arrivano i commissari (probabilmente i presidenti uscenti), a palazzo Cesaroni la maggioranza di centrosinistra, senza l’Idv, approva il documento del Cal con il quale si chiede all’esecutivo Monti (che con tutta probabilità nel primo consiglio dei ministri di novembre varerà il decreto) il mantenimento di due province.

Le risoluzioni La proposta di risoluzione del centrosinistra ha raccolto, su 25 presenti, 16 sì, 5 no e 4 astenuti. I no sono arrivati da Dottorini e Brutti (Idv), Monacelli (Udc), Cirignoni (Lega Nord) e Zaffini (Fare Italia), mentre gli astenuti sono Nevi, De Sio, Rosi e Mantovani. Rocco Valentino, Massimo Monni e Andrea Lignani Marchesani non hanno partecipato al voto come Fiammetta Modena, portavoce del gruppo Pdl, e Luca Barberini, Pd, che abbandona l’aula «con sofferenza e amarezza». Insomma, le spaccature ci sono dentro la maggioranza e dentro l’opposizione. L’altra risoluzione è quella presentata dal Pdl, in cui il partito, pur partendo dal punto fermo delle due province, fa un più esplicito riferimento, nel dispositivo finale, al meccanismo previsto dall’articolo 133. Ovvero quello in cui si dice che Comuni e Regioni hanno la facoltà di ridisegnare le circoscrizioni provinciali. Una proposta, quella del Pdl, in cui si punta alla partecipazione di tutti i comuni rappresentativi delle popolazioni interessate dal mutamento della Provincia di appartenenza.

TUTTO IL DIBATTITO DI QUESTA MATTINA

No al documento del Pdl Partecipazione «da realizzarsi con l’adesione al riordino da parte della maggioranza dei comuni dell’area interessata, quindi la maggioranza della popolazione complessiva di quei Comuni». Il centrosinistra però, tramite l’assessore alle Riforme Rossi, spiega che il Consiglio è chiamato a pronunciarsi soltanto sulla proposta di riordino e che, comunque, l’articolo 133 rimane sempre lì a disposizione. E quindi, anche per evitare intoppi, proposta respinta: sette sì, quelli dei consiglieri pdl, venti voti contrari e l’astensione del leghista Cirignoni.

Marini: rimane l’autonomia di Regioni e Comuni In apertura di dibattito è stata la presidente Catiuscia Marini a far capire che piega ha preso la discussione complessiva sul riordino: «Ha fatto bene il Cal – ha detto – ad individuare i due nuovi ambiti, ma anche a sottolineare che l’autonoma iniziativa prevista dall’articolo 133 della Costituzione non può essere in alcun modo limitata né dal consiglio regionale né dal parlamento». Quindi, parafrasando, che il governo approvi pure il decreto legge: in campo rimane l’autonoma iniziativa di Comuni e Regioni che possono ridisegnare le circoscrizioni provinciali. Che succederà ora prova a immaginarlo a margine un consigliere di maggioranza: succederà, sostiene, che il governo casserà la risoluzione, sopprimerà la provincia e che in un non ben preciso futuro potremmo ricrearne una seconda tramite un meccanismo comunque lungo e complesso.

Rossi: fatto straordinario Della votazione di lunedì l’assessore Rossi, ternano doc, parla come di un «fatto straordinario che dà il segno di una visione comune sul futuro di questa regione». L’Idv, come detto, si è smarcata dalla maggioranza: «Abbiamo buttato via una giornata – ha detto Paolo Brutti – e Terni merita ben altro». Il segretario Idv ha detto che «Terni non può essere salvata, lo sappiamo tutti, ma si è voluto far vedere ai cittadini ternani che il tentativo di salvataggio è stato fatto». Oliviero Dottorini, parlando poco prima, ha spiegato che il suo partito è coerente con la linea nazionale dell’Idv che mira all’abolizione delle province. Parole che hanno fatto infuriare gli italvaloristi ternani rimbrottati dal segretario: «Le loro – ha detto – sono posizioni personali».

Il dibattito No secchi sono arrivati anche da Sandra Monacelli, Udc, secondo la quale «non c’è più un soldato Ryan da salvare: salvare Terni è una mission impossible», da Barberini che esce dall’aula chiedendo un referendum e dalla Lega Nord di Cirignoni. Sì sofferto da parte di Orfeo Goracci che spiega di «scegliere il meno peggio». Il capogruppo pd Renato Locchi e il segretario Lamberto Bottini appoggiano il documento del Cal, con il primo che parla di una «risoluzione realistica» e della necessità «ovvia e scontata» di un parere dei comuni. Il secondo poi sostiene che «le decisioni di Comuni e Regioni sono sovrane: importanti e irrinunciabili saranno i pronunciamenti delle singole realtà locali». «In queste settimane – ha detto invece Damiano Stufara, Prc, dicendo sì al deliberato del Cal, abbiamo assistito ad alcuni teatrini politici in alcuni consigli mentre noi, per quanto ci riguarda, abbiamo tenuto sempre un comportamento coerente sostenendo il documento del Cal. Rispetto le discussioni interne ai partiti ma non si possono non evidenziare le contraddizioni».

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