Il segretario regionale del Prc Stefano Vinti

«Le scelte difficili, in momenti difficili, vanno fatte fino in fondo. Non c’è cosa peggiore che aprire un mercanteggiamento sulle province da abolire e quelle da mantenere. Il provvedimento deve valere per tutti, come chiede da tempo l’Italia dei Valori e come desiderano i tanti cittadini che firmano ai nostri banchetti». Così Paolo Brutti, segretario regionale dell’Idv e consigliere regionale, prende posizione sull’abolizione della Provincia di Terni prevista nella manovra di Ferragosto.

In Umbria troppe strutture pubbliche «Nessuno può negare – prosegue – che in Umbria ci sia un ingiustificato esubero di strutture pubbliche: il popoloso quartiere romano del Tiburtino, che da solo esprime una popolazione pari a quella della nostra regione, non gode certamente di centinaia di municipi, Ati, municipalizzate e via dicendo. Insistere sulla strada del campanilismo utilitaristico vuol dire trascinare l’Italia fuori dai Paesi che contano e mandarla in miseria. E’ improprio e puerile tradurre questo in un attacco strumentale alle Province che, anzi, finché esisteranno dovranno continuare a lavorare come hanno fatto finora e, se possibile, pure meglio».

Vinti: bene l’incontro coi parlamentari Chi invece guarda alla salvaguardia degli «interessi regionali» è invece l’assessore regionale Stefano Vinti, che giudica positivamente l’incontro che si terrà il 29 agosto tra la presidente Marini e i parlamentari eletti in Umbria: «La convocazione dei parlamentari umbri da parte della presidente Marini per lunedì – spiega Vinti –  indica chiaramente la volontà della Giunta regionale di aprire un confronto finalizzato a definire proposte concrete in grado di salvaguardare gli interessi regionali dalle conseguenze della manovra di agosto del Governo».

Monacelli: l’Aula recuperi la propria centralità Pur apprezzando l’iniziativa della presidente il consigliere regionale dell’Udc Sandra Monacelli ricorda la centralità dell’aula di palazzo Cesaroni: «Bene l’incontro – dice la Monacelli – ma prima sarebbe logico e naturale che la presidente ricercasse, all’interno del consesso che rappresenta, un confronto per addivenire alla definizione di una proposta istituzionale sostenibile e condivisa. L’aula – conclude – non può abdicare al proprio ruolo».