di Daniele Bovi
Twitter @DanieleBovi
«Ma che incazzato, ero a casa con mia figlia che sta male e stavo raccogliendo le firme. E non per me, ma per gli altri». All’altro capo del telefono c’è l’assessore regionale allo Sviluppo economico Vincenzo Riommi, alias il Grande Escluso dalla corsa alle «parlamentarie» di sabato 29 dicembre. Il Comitato elettorale nazionale del Pd ha infatti cassato, nella notte tra giovedì e venerdì, la richiesta di deroga di Riommi insieme a quelle, fatte esplicitamente per protesta verso il partito, di Marco Vinicio Guasticchi, Feliciano Polli e del sindaco di Gubbio Guerrini. Accolte quelle di Gianpiero Giulietti, Gianluca Rossi, Lamberto Bottini e Nadia Ginetti. In mattinata, molto si era discusso intorno alla sedia vuota dell’assessore nel corso della conferenza stampa di fine anno della giunta Marini.
Sono offeso Lucido, la voce pacata e arrotata dalle sigarette, Riommi la mette giù freddamente: «Sono offeso – dice – per motivi di carattere personale. E’ una questione dove ci sono state le solite miserie. Sul piano politico a me e ai cittadini quello che è successo risulta chiarissimo: le primarie, una cosa buona, hanno fatto scattare il terrore dei parlamentari e dei capibastone. Perché se non sono i capibastone a scegliere ma i cittadini le correnti sono finite. Ieri nel Comitato la mia richiesta di deroga, spedita immaginando già quale sarebbe stato il finale, è stata valutata sotto questo punto di vista. Se si candidava Riommi c’era da far conto, in questa logica di correnti, con uno in meno».
Il terrore Insomma, Riommi non è per nulla «incazzato» ma spiega che «dal regolamento a venire giù è stata chiara la preoccupazione di quelli che non vogliono scegliere i rappresentanti insieme ai cittadini. Se tutti avessero potuto partecipare, sarebbero stati scelti quelli più rappresentativi». Nel ragionamento di molti c’è poi il sospetto che una manina umbra abbia contribuito ad azzoppare la candidatura dell’assessore: «Ripeto – spiega – per quello che mi riguarda nel corso di una discussione trasparente il partito di Foligno ha chiesto di candidarmi e io l’ho fatto. Ora mi metto al lavoro per valorizzare questo percorso delle primarie: sto raccogliendo le firme».
Trame e alleanze Al posto di Riommi il candidato folignate sarà, con tutta probabilità, l’assessore comunale Flagiello. Per il resto, molte trame e tentativi di alleanze e grande confusione sotto il cielo democratico. Le certezze sono poche: entro sabato sera vanno presentate le candidature con le firme degli iscritti (500 a Perugia e 190 a Terni), mentre domenica mattina alle 10 le assemblee provinciali formeranno le rose dei candidati: 24 a Perugia, 8 a Terni. Un’altra certezza, per quanto riguarda il totonomi (il gioco di società più in voga in questi giorni), è la non candidatura alle primarie di Walter Verini, che si pone in attesa di una chiamata nel «listino» di Pierluigi Bersani sul quale si scatenano i conteggi. Dato per assodato che i nomi si sapranno dopo l’Epifania, la cosa certa è che il segretario sceglierà i due capilista e forse uno (Ginetti?) o due altri nomi.
Preferenze decisive Un ottimo risultato alle urne garantirebbe al Pd, secondo le stime, 8/9 eletti. Ponendo che i posti «riservati» siano tre e che un quarto se lo aggiudichi il socialista Rometti (il Psi umbro scalpita ed esige un posto di riguardo in virtù dell’accordo tra Bersani e Nencini), ecco che le preferenze ottenute sabato 29 diventano decisive per un fatto semplice semplice: con tutta probabilità per la formazione delle liste alla Camera (nove aspiranti) e al Senato (sette), si terrà conto del risultato delle primarie. Quindi, chi è più in alto «vince» cinque anni in parlamento, chi è più in basso correrà probabilmente per la gloria.
Il totonomi In questo quadro si accende il frullatore dei nomi: Marina Sereni, all’ultimo giro di giostra parlamentare, è pronta per una chiamata come capolista ma se viene catapultata in un’altra regione va bene lo stesso, a Perugia la donna forte è Valeria Cardinali, supportata dall’asse di Corso Vannucci che corre da palazzo Priori a palazzo Donini. E al momento è il capoluogo a rappresentare il più ampio (e pericoloso) bacino di caccia in vista di sabato: un territorio in cui «pescano» Bottini, la citata Cardinali, forse Leonelli che deciderà sabato se scendere in pista e il tandem Bocci-Fioroni, anche se sulla senatrice corrono voci di una possibile ritirata. A Perugia, per Bocci, lavorerebbe un duplex di pesi massimi come Guasticchi e Mignini. Procedendo a chiazze la geografia del voto vede il Trasimeno, dopo la spaccatura sul nome di Burico, come un Vietnam: Bottini raccoglierà voti, ma il territorio, senza un accordo complessivo, è aperto a incursioni. A Umbertide il dominus è il sindaco Giulietti, con l’incognita di capire con chi si schiera Città di Castello che potrebbe puntare su Anna Ascani. A Citerna, poi, c’è il sindaco Falaschi appoggiato da Guasticchi che nello Spoletino punta sulla Zampa.
Guasticchi: una presa in giro Un Guasticchi che, mentre Bottini comunica che da regolamento fino al 29 si autosospende (il facente funzioni sarà il responsabile organizzazione Chianella), tuona contro le deroghe: «Su deroghe e candidature – dice – in Umbria non si è tenuto conto delle percentuali ottenute da Matteo Renzi il 25 novembre e 2 dicembre. Le primarie per la scelta dei parlamentari organizzate con regole assurde, deroghe incomprensibili, tempi ristretti sono invece una evidente presa in giro, una scelta “gattopardesca”». Credevamo – prosegue – che le primarie fossero una grande occasione per ridare dignità alla politica e al parlamento italiano. E’ vergognoso verificare che in una regione come l’Umbria, dove Matteo Renzi ha ottenuto il 49 per cento dei consensi, le deroghe concesse riguardino solamente il segretario regionale del partito ed altri due rappresentanti ‘bersaniani’ ed una sola deroga per i rappresentanti ‘renziani’. Questo significa applicare la politica dello struzzo e creare le condizioni per una forte conflittualità che penalizzerà fortemente il Partito democratico per la soddisfazione di pochi e lo sconcerto di tutti coloro che hanno creduto nella svolta. Un segretario regionale responsabile – ha concluso Guasticchi – non dovrebbe accettare tali benefici ma preoccuparsi dello stato di salute dell’intero partito».


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