Bottini oggi alla direzione pd (foto F.Troccoli)
Bottini oggi alla direzione pd (foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi
Twitter @DanieleBovi

Il Comitato elettorale nazionale ha sciolto il nodo delle deroghe: semaforo verde al segretario regionale del Pd Lamberto Bottini e all’assessore regionale Gianluca Rossi, al sindaco di Corciano Nadia Ginetti e al sindaco di Umbertide Gianpiero Giulietti.  La richiesta di deroga dell’assessore Rossi e del segretario Bottini, sono state le prime due a essere analizzate e approvate. Subito dopo è arrivato il no alla richiesta di deroga per Vincenzo Riommi, assessore regionale. Quindi il via libera a Nadia Ginetti, sindaco di Corciano, in quota Renzi. Dopo una lunga discussione è stata decisa anche la deroga per il sindaco di Umbertide, Gianpiero Giulietti. Pare ci sia stata una ostilità da parte dell’area Popolare del Comitato, che poi è stata superata. Sarebbe stato difficile negare la deroga al sindaco di Umbertide – è quanto trapela – dopo che è stata accettata per il sindaco di Corciano, essendo entrambi alla fine del secondo mandato.

Le regole L’altro punto fermo sono le regole: i veleni, il nervosismo, le telefonate, la direzione regionale del partito andata avanti giovedì fino all’ora di cena ha messo infatti alcuni punti fermi, non senza nervosismi e qualche urlo: si vota il 29 dicembre, i candidati saranno 32 (24 a Perugia, 8 a Terni), per candidarsi serviranno 500 firme di iscritti in provincia di Perugia e 190 in quella di Terni, la platea oltre agli elettori delle primarie del 25 novembre e agli iscritti pd viene ampliata anche ai Giovani democratici (dai 16 anni in su) mentre per votare occorrerà versare due euro (uno andrà ai circoli e l’altro per coprire le spese).

GUASTICCHI: NON MI CANDIDO, NOSTRE DEROGHE UNA PROVOCAZIONE AL PARTITO

Caos sulle firme E’ sul numero di firme e sulla data del voto che in direzione si scatena un po’ di caos. Partendo dal secondo punto il responsabile organizzazione del partito Antonello Chianella, pur «conscio che la coperta è corta e che i tempi sono stretti», propone il 29 dicembre. Il dibattito è fitto, alcuni spiegano che il 29 le persone lavorano, altri che dopo il 30 c’è il 31 e alla fine, ad alzata di mano, passa il 29. Ma è sulle firme (la direzione aveva la facoltà di abbassare la soglia dal 5% al 3% di iscritti) che il dibattito si fa molto acceso: visto che gli iscritti al Pd sono 11 mila in provincia di Perugia e 3.800 a Terni, per i 24 candidati del Perugino non basterebbero le firme di tutti gli iscritti. Falso, replicano altri, perché i parlamentari uscenti non devono raccoglierle e quindi le «liberano» per gli altri.

FOTOGALLERY: LA DIREZIONE REGIONALE DEL PARTITO

Bracco e Mignini agguerriti Dall’altro fronte si ribatte che comunque sono troppe, specialmente se si pensa che vanno presentate entro sabato (domenica le direzioni provinciali varano le rose). I più agguerriti sono Piero Mignini e Fabrizio Bracco. L’assessore regionale il voto lo avrebbe voluto nei primi giorni di gennaio: «Attenzione – osserva – le primarie per la premiership sono state una grande operazione politica, non vorrei che queste annullassero quel patrimonio. Mi spiego: se alle urne andassero 12, 13 o 14 mila persone sarebbe un flop. C’è il rischio che quest’appuntamento si trasformi in un boomerang politico». A non convincerlo ci sono poi alcune incompatibilità: «Capisco i presidenti di Regioni e Province, ma così si è voluta limitare l’area di quelli che possono raccogliere il consenso».

Di cosa abbiamo paura? E Mignini gli fa eco: «Di cosa abbiamo paura? Abbiamo perso l’occasione – ha detto – per fare le primarie in un certo modo. La sensazione è quella di una chiusura complessiva. E poi votare di sabato per molte persone è un problema». Anche Mignini avrebbe voluto un abbassamento ma in un clima di confusione non se ne fa nulla: in una sala con molte persone fuori, 16 sono a favore del 3%, 14 appoggiano il 5%, quella che pare una maggioranza si astiene ma per questa deroga serviva una maggioranza qualificata pari ai due terzi dell’assemblea. E poi, come fa notare qualcuno, «con quali criteri sceglieremmo i candidati nel caso fossero più di 32?». Nessuna risposta, la nave democratica ondeggia.

I conti e le donne E guardando al prossimo parlamento i più scafati fanno i conti con un ragionamento che si conclude così: «Alla fine i posti realmente “contendibili” sono pochissimi, uno o due». Questa la premessa: il Pd eleggerà 8 o 9 parlamentari, due (i capilista) o forse tre saranno scelti da Bersani, Gianluca Rossi e Gianpiero Bocci sembrano avere l’elezione in tasca, con il deputato della Valnerina che potrebbe fare un ticket vincente con Anna Rita Fioroni e, da ultimo, nelle liste Pd in ossequio al patto di ferro tra Bersani e Nencini ci sarà il socialista Silvano Rometti. Risultato, rimane pochissimo. In questo scenario giovedì pomeriggio hanno tenuto il loro summit anche le donne Pd che hanno deciso quali sono le candidate che vogliono appoggiare: nel Perugino sono Alba Cavicchi, Anna Ascani e Lorena Pesaresi (il nome più in voga, quello di Valeria Cardinali, non c’è); nel Ternano, tra le altre, Silvia Fringuello e Liliana Grasso.

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2 replies on “Primarie Pd, derogati: Bottini, Ginetti, Giulietti e Rossi. No a Riommi, caos su firme”

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