Catia Polidori appena due giorni fa a Perugia con Bocchino

«Ho votato contro la sfiducia al Presidente del Consiglio perché è fondamentale non privare il Paese di un governo che possa garantire la stabilità che il momento attuale richiede. Rimango coerente con me stessa per aver dichiarato dal 29 luglio in poi che, pur approvando l’azione di stimolo promossa da Futuro e libertà sin dalla sua fondazione, non avrei mai votato contro il governo. Per ulteriore coerenza, lascerò il gruppo di Futuro e libertà». E’ quanto dichiara Catia Polidori poco dopo la votazione per appello nominale alla Camera dei Deputati.

Colpa dell’Europa «Da ex presidente di un’associazione di imprese reputo assolutamente indispensabile la permanenza di un governo in piena capacità durante l’attuale emergenza del debito, tale da prevalere su qualsiasi emozione ed evitare motivi di polemica. L’Europa non ci perdonerebbe l’impossibilità di far fronte alle esigenze legate agli equilibri che ci vengono richiesti, in un momento in cui dobbiamo rispondere dei nostri conti pubblici. L’azione di Futuro e libertà, che ho condiviso sin dalla sua fondazione, non permette tuttavia alla mia coscienza di economista di avallare una mozione il cui esito sarebbe andato ad inibire proprio quella volontà di stimolo che è alla base – conclude – della stessa costituzione di Futuro e libertà».

Gruppo misto «Cosa farò ora? Mi creda, non ho avuto ancora il tempo di pensarci. Credo che comunque mi iscriverò al gruppo misto. Quale componente? Non lo so…». La deputata ex finiana risponde così alle domande dei cronisti che la intercettano a Montecitorio. La parlamentare, che ha votato in dissenso da Fli a favore del governo, racconta di aver parlato ieri sera tardi con il presidente della Camera Gianfranco Fini e con il capogruppo Italo Bocchino per avvertirli della sua decisione di votare contro la mozione di sfiducia al governo. E loro come hanno reagito alla notizia? «Mi hanno ascoltato e poi mi hanno lasciato fare…». «Comunque credetemi – aggiunge – io non mi sono posta proprio il problema dei numeri. Ho pensato solo alla sostanza. E non me la sono sentita di lasciare il Paese in preda alla crisi economica senza la guida di un governo». «Ho sofferto molto per la mia decisione. Non mi vedete smarrita? Io non sono una politica, sono un’imprenditrice prestata alla politica e quindi – sottolinea – è stata una decisione che non ho preso a cuor leggero. Ho apprezzato la funzione di stimolo svolta da Fli nei confronti del Pdl, ma non me la sono sentita proprio di votare la sfiducia al governo».

Miss Cepu Polidori poi ci tiene a precisare con i cronisti che lei con la Cepu non c’entra «proprio niente». «Magari avessi a che fare qualcosa con loro – afferma – sarei ricchissima e non dovrei preoccuparmi più di niente. E invece no. E’ solo un caso di omonimia locale. Si chiamano anche loro Polidori e sono i miei vicini di casa. Gli voglio molto bene, ma non siamo parenti. Nei piccoli paesi ci sono sempre tante famiglie che hanno lo stesso cognome, ma non hanno legami tra loro. Ecco, lo vorrei precisare perché su un sacco di giornali mi hanno chiamato addirittura Miss Cepu…». «Ho provato a difendermi su vari quotidiani – prosegue la Polidori – e ho scritto persino al Corriere della Sera, ma loro hanno pubblicato la mia lettera piccina in un angolo e credo che nessuno se ne sia accorto… Quindi lo ripeto a voi: con la Cepu nessuna parentela. Mio fratello ha una piccola fabbrica di ceramiche. Tutto qui». Catia Polidori ammette poi di essere stata a conoscenza anche della ”diserzione” di Silvano Moffa, il suo ex collega di partito che poi ha deciso di non votare, ma di essere all’oscuro della decisione di Maria Grazia Siliquini, l’altra finiana che ha votato a favore del governo. «Conoscevo da tempo il suo disagio – conclude – ma non sapevo che poi alla fine avrebbe votato così…»

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