Dopo il botta e risposta via social, attraverso il quale, l’attuale direttrice Michela Sciurpa ha parlato di risanamento dell’ente, rispetto alla precedente gestioni, arriva una presa di posizione dell’ex direttore.
di Mauro Agostini
Sono uscito da Sviluppumbria da oltre tre anni e mezzo. In questo periodo, nonostante numerose sollecitazioni dei media, non ho mai parlato della attuale gestione della società. E non lo avrei mai fatto, perché ritengo una questione di stile non mettersi a disquisire su una società da cui si è usciti, a altri spetterà il compito di giudicare. E anche per il rispetto che occorre sempre portare al lavoro di chiunque. Ma in questi giorni mi vengono segnalate da più parti esternazioni dell’attuale r.l.p.t. (per i non addetti ai lavori: rappresentante legale pro tempore) di Sviluppumbria chiaramente strumentali. Evidentemente in forte carenza di argomenti sull’oggi si preferisce fare propaganda sul passato. Ma sbaglia obiettivo.
Mi sento in dovere di commentare (per la prima e ultima volta) per la considerazione che porto del mio lavoro, ma soprattutto per quello dei due presidenti che con me hanno guidato la società dal 2013 al 2020: Gabrio Renzacci e Marco Giulietti. Due imprenditori veri, sottolineo, e di grande successo. E ancora per il rispetto per le donne e gli uomini di Sviluppumbria che con professionalità e dedizione consentirono il raggiungimento dei risultati e del grande prestigio di cui la società godeva in Umbria. Sia detto solo per inciso, dei due presidenti non si conosceva l’orientamento politico, né la presidente Catiuscia Marini che li nominò lo chiese mai. Una scelta di qualità, punto. Senza interessi di bottega.
Lasciamo parlare i numeri. bilanci: 2014, utile di 185.000 euro; 2015 di 269.000 euro; 2016 di 319.000 euro; 2017 di 291.000 euro; 2018 di 216.000 euro; 2019 di 634.000 euro. Il patrimonio netto in quel lasso temporale conosce un incremento di oltre un milione. Con questi numeri è stata consegnata la società (i dati sono a disposizione di chiunque con tre clic: sito Sviluppumbria, sezione Società trasparente, Bilanci). Ora si dice da parte del r.l.p.t. di Sviluppumbria di avere “risanato” la società. Ristabiliamo i termini della questione: il risultato del 2019 è determinato anche dalla vendita di un immobile, comunque al netto della plusvalenza da alienazione i conti erano in equilibrio (altro che “grave disavanzo”!) e non si può dimenticare, come si cerca di fare, che quello è l’anno della crisi istituzionale e delle elezioni regionali, con attività amministrativa evidentemente paralizzata.
Fu invece proprio quella provvista finanziaria a garantire a Sviluppumbria di poter vivere in autonomia fino a metà del 2020 quando la nuova giunta cominciò a interessarsi della sua controllata. Garantire insomma una continuità senza scossoni. Chiunque altro sarebbe grato della lungimiranza! Ancora, a metà del 2020 ci sarebbe stato uno sbilancio di un milione, ma nel momento in cui lo si afferma lo si smentisce: “non aveva affidamenti”. Esatto, per due ragioni. Una perché la nuova giunta doveva definire i suoi orientamenti e io, come ben sa la presidente Donatella Tesei, ho sempre portato rispetto di questa esigenza e dei suoi tempi e quindi non aveva ancora deciso quali affidamenti. Secondo, perché per ragioni di procedure interne all’ente Regione le convenzioni per gli affidamenti vengono formalizzate nell’ultimo trimestre dell’anno. Sarebbe grave se a metà anno si considerasse acquisito ciò che non ha ancora un sottostante giuridico! Quindi non c’era un bel niente da risanare, la società come dimostrano i numeri era in piena salute. Se non si hanno pregiudizi ideologici ci si può anche far aiutare a leggere i numeri.
Questa polemicuccia mi ha però stimolato a andare un po’ a vedere. Ho notato che il valore della produzione del 2022 (ultimo dato disponibile) resta ancora al di sotto di quello del famigerato 2019. Ancora, che un indicatore fondamentale di buon funzionamento per una società in house providing, il rapporto tra costo del personale e valore della produzione era del 52,9 nel 2019 (al netto della plusvalenza comunque del 57%) mentre nel 2021 era del 64% e nel 2022 del 58,4%. In altri termini, si fa di meno e si costa di più. Insomma c’è ancora un cammino da fare per riportare Sviluppumbria al 2019. Le imprese umbre hanno bisogno di fatti e non di filastrocche. Lasciamo stare le polemiche, se Sviluppumbria funziona bene sarei io il primo a esserne felice, c’è un pezzo importante della mia vita professionale lì dentro. Presidente Tesei, mi rivolgo a te che come me hai servito la Repubblica nella sua più alta istituzione rappresentativa: fai in modo che non ci tocchi vedere Sviluppumbria impegnata in una campagna elettorale; non gioverebbe alla società e, se mi è permesso, neanche alla Regione.
