Ronconi, Sbrenna e Berloco

di Daniele Bovi

Uno era cinque anni fa il candidato di un centrodestra ben meno sfilacciato di quello attuale, l’altro nel corso degli anni ha bombardato quotidianamente le redazioni con comunicati critici verso il centrosinistra. Si parla di Pino Sbrenna e Maurizio Ronconi, due di quelli che hanno giocato una vita nel centro democristiano e che ora hanno dato vita a una lista, «Perugia è il bene comune», che appoggerà il centrosinistra di Wladimiro Boccali alle prossime amministrative. Entrambi, giovedì durante la presentazione del simbolo, hanno messo nel mirino il centrodestra e soprattutto il Movimento 5 Stelle, del quale già intravedono, come fu un tempo per i cosacchi, i cavalli abbeverarsi alla fontana Maggiore: «Palazzo dei Priori – attacca Sbrenna – non può diventare un palazzo in mano a un manipolo di grillini. Ho terrore di un loro possibile governo». La scelta è di campo, post-ideologica: «Bisogna scegliere tra i populisti e i qualunquisti – dice Ronconi – e i popolari di stampo europeo e i democratici».

LA PRESENTAZIONE DEL SIMBOLO

Solo allenatori Né Sbrenna né Ronconi, che spiega di essere presente non come esponente dell’Udc «ma come rappresentante dei cittadini»,  scenderanno in campo in prima persona nella lista di 32 nomi che verrà presentata il 23 aprile alle 11 nella sala della Vaccara. Certi sono però i nomi di Giuseppe Lomurno, attuale assessore allo Sviluppo economico di quel Centro democratico rappresentato giovedì dal segretario Michele Berloco, il consigliere uscente dell’Udc Mauro Cozzari e Stelvio Zecca, ex Idv da tempo confluito tra i seguaci di Leoluca Orlando e del suo Movimento 139. «Per la prima volta da 60 anni – continua Sbrenna – la sinistra umbra si è aperta a pezzi della società civile, per molto tempo tenuta ai margini. Si toglie il gesso a un’esperienza che ha bloccato Perugia e ci saranno dei nuovi contenuti». Una scelta, quella di confluire in una coalizione dove, specialmente a sinistra, sono guardati con una certa freddezza, è nella loro visione obbligata.

LA PRESENTAZIONE DEI CANDIDATI PD

Centrodestra nel mirino Se infatti morire grillini non si può, parallelamente non si può neppure pensare di allearsi ad un centrodestra il cui candidato, il 35enne avvocato e consigliere comunale uscente Andrea Romizi, secondo Sbrenna «rischia di arrivare terzo. Non ho nulla contro di lui – dice – ed è un bravo ragazzo. Forza Italia però è espressione di un ramo d’azienda, non è un partito e ha perso lucidità come si è visto nelle ultime settimane». Insomma, «al centrosinistra non c’è alternativa. Io non sono di sinistra – continua – ma la città va governata». Parole che lasciano Romizi «addolorato» ma pronto alla replica: «Non è necessario agitare spauracchi grillini – dice -, Grillo è un alibi: l’antipolitica si combatte con le proposte non gironzolando tra la destra e la sinistra. I perugini – conclude Romizi – non hanno bisogno di profeti di sventura o strateghi di astratte geometrie politiche, ma di sapere cosa vuole realmente fare chi si propone di guidare la nostra Perugia nei prossimi 5 anni».

Bocciatura Sulle decisioni di Sbrenna hanno sicuramente pesato le parole, pronunciate mesi fa, dell’ex coordinatore regionale del Pdl Rocco Girlanda: «Mai più – disse – un altro caso Sbrenna», nel senso che il centrodestra non avrebbe dovuto pescare all’esterno il suo candidato. «Il fatto che Girlanda non abbia stima di me – dice – è un onore. I compagni di viaggio di questi cinque anni sono bocciati, se avessi vinto le elezioni dopo sei mesi sarei andato dal prefetto dicendo “qui non si può andare avanti”. Ero sicuro che piovesse ma non che grandinasse: non c’è cultura di partito».

Twitter @DanieleBovi

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