di Daniele Bovi
Quartiere per quartiere, casa per casa. La battaglia per entrare nel nuovo consiglio comunale di Perugia è già nel vivo e si annuncia durissima: sui tavoli dei partiti, ognuno con i suoi problemi da risolvere, c’è la mappa del territorio, una sfilza di possibili uomini e donne da schierare, in rigorosa alternanza, e la calcolatrice sul cui display, almeno per il Pd, compare un numero che oscilla tra 600 e 700. Tante, secondo i calcoli che si fanno in queste ore, saranno le preferenze necessarie per entrare con sicurezza a palazzo dei Priori per formazioni come Pd e Forza Italia. Di meno, molte di meno, per i più piccoli. In questa specie di Risiko dove ognuno muove i suoi eserciti e dove al posto della Kamchatka ci sono i grandi quartieri come San Sisto, Madonna Alta o uno dei Ponti, a complicare lo scacchiere ci sono gli effetti della tagliola voluta nella terribile estate del 2011 dal governo Berlusconi: con un decreto infatti si sono tagliati i seggi dei consigli comunali che, nel caso di Perugia, passano da 40 a 32 mentre gli assessori potranno al massimo essere otto (oggi sono dieci).
Calcoli Visto che un consigliere di palazzo dei Priori può guadagnare fino a 1.518 euro (l’importo può essere inferiore a seconda del numero di gettoni di presenza incassati), la sforbiciata produrrebbe un risparmio massimo di circa 145 mila euro all’anno. Una goccia nel mare di un bilancio da oltre 300 milioni di euro, ma tant’è. In piazza della Repubblica, sede del Partito democratico, c’è consapevolezza che le amministrative saranno tutt’altro che una passeggiata, e la composizione della lista è materia delicata e potenzialmente esplosiva. Lunedì ci sarà un’assemblea comunale con all’ordine del giorno i criteri per le candidature alcuni dei quali saranno, come spiegava giorni fa in un’intervista a Umbria24 il segretario Francesco Giacopetti, territorialità, apertura anche ai non iscritti, competenza, rinnovamento. «Non userò – disse – il Manuale Cencelli». Così come vuole la legge, la lista da 32 dovrà essere composta per la metà da donne e, in caso di vittoria, il Pd pensa di riuscire a ottenere 12 o 13 seggi.
Quota sicurezza Il numero però potrebbe lievitare, visto che gli assessori nominati lascerebbero il posto a quei candidati consiglieri che non ce l’hanno fatta. Ecco così che la maggioranza, la quale potrebbe contare su 20 seggi (12 andrebbero all’opposizione), ragiona in realtà su un pacchetto di 28 nomi. Per non partecipare al pericoloso gioco del ‘ripescaggio’ però, la quota di sicurezza è fissata a 600 preferenze, più alta rispetto a cinque anni fa quando tolti alcuni recordmen come Andrea Cernicchi (Pd, 1.441 preferenze) e Massimo Monni (Pdl, 1.571) con meno di 500 preferenze si poteva centrare l’obiettivo. In queste ore si vanno delineando i possibili ticket uomo-donna uno dei quali sarà formato dall’uscente Tommaso Bori insieme a Sarah Bistocchi (anche se a Madonna Alta il primo sosterrà una donna che arriva dall’associazionismo), mentre due assessori come Lorena Pesaresi e Ilio Liberati stanno pensando di chiedere la deroga per un terzo mandato.
I nomi Molti degli uscenti aspirano a finire nella lista mentre le new entry sono l’ex segretario comunale Franco Parlavecchio, che sta già facendo campagna elettorale, Maria Grazia Ricci, Michele Ragni (bocciano, di San Marco) e Diego Mencaroni da Pretola, anima del «Corzo di perugino». Il posto più caldo è ovviamente quello del capolista, sul quale sembra stia puntando Marco Vinicio Guasticchi (ma ci sono da superare le resistenze di Wladimiro Boccali), che alle primarie ha sostenuto Anna Rita Fioroni. Secondo i ben informati, palazzo dei Priori sarebbe per entrambi solo una tappa intermedia verso il vero obiettivo, ovvero il consiglio regionale nel 2015.
Centrodestra E se le cose sono complicate nel Pd, non lo sono di meno nel centrodestra. Trovato da poche ore un accordo sul nome dell’avvocato Corrado Zaganelli, ci sarà da pensare alle liste. In casa Forza Italia, così come nel Nuovo centrodestra (oggi in consiglio ci sono Emanuele Scarponi e Michelangelo Felicioni) tutti gli uscenti vogliono tentare una nuova avventura ma a creare problemi c’è l’alternanza di genere obbligatoria. L’esigenza, in questo caso, è quella di trovare figure femminili ‘forti’, cioè in grado di raccogliere preferenze perché una lista debole farebbe partire il candidato sindaco con un handicap non da poco.
Twitter @DanieleBovi
