La giunta riunita per la prima volta (foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

È il due luglio, giorno nel quale il nuovo sindaco Andrea Romizi e la sua giunta si insediano a palazzo dei Priori. Fuori e dentro palazzo di Priori ci sono fotografi, cittadini, politici; il clima è sereno, simile a quello dei primi giorni di scuola. Una serenità che dura però poco, pochissimo, perché chiuse le porte della sala Rossa, quella dove si riunisce la giunta, fa la sua apparizione lo spettro del dissesto. A raccontarlo è la relazione sulla revisione della spesa fatta dall’assessore Francesco Calabrese (che nei mesi passati ha guidato la commissione), consegnata in questi giorni a sindaco, giunta e consiglieri.

Dissesto Durante la prima riunione, secondo il racconto, il clima da primo giorno di scuola finisce subito. In sala entrano i responsabili degli uffici del bilancio, spiegando che il 31 luglio sarebbero scaduti i termini per l’approvazione del bilancio di previsione e, soprattutto, che le richieste degli uffici superano di 9,5 milioni le massime entrate possibili. Di questi 9,5 milioni, sei «erano spese previste in aumento rispetto all’anno precedente». Aumentare le tasse non si può perché sono già al massimo e così, se non si raggiunge l’equilibrio, si fa strada l’ipotesi del dissesto. «Si possono appena immaginare – è scritto nella relazione – le espressioni dei presenti e quale silenzio nella sala, sino alla inevitabile domanda: “Come si risolve (tanto disastro)?”».

Seduta drammatica Per fortuna i termini slittano al 30 settembre e nel frattempo la giunta dà indicazione ai dirigenti affinché riducano drasticamente le richieste. «È già piuttosto singolare – aggiunge Calabrese – apprendere che un bilancio di previsione venga composto con le “richieste” dei dirigenti ai quali bisogna praticamente “raccomandarsi”». La seconda riunione di giunta è datata 16 luglio: nei 14 giorni precedenti nulla si è mosso sul fronte dei risparmi e lo stesso si constaterà il 30 luglio, in una seduta «decisiva» e «drammatica» in cui la giunta, che nei giorni precedenti aveva valutato «i realistici scenari di una possibile dichiarazione di dissesto», decide di tagliare tutte le convenzioni in atto (circa 40 milioni) ricorrendo al quinto d’obbligo.

Il taglio Palazzo dei Priori cioè usa un potere che tutta la Pubblica amministrazione ha, ovvero ridurre in via unilaterale (rivedendo ovviamente i servizi) una convenzione del 20 per cento. Un’operazione che darà solo parzialmente i suoi frutti. Ad agosto arriva quello che viene chiamato «il jolly», ovvero uno stanziamento da 8,5 milioni di euro relativi ad un fondo perequativo nazionale. Tornando con lo sguardo a luglio, nella relazione si offre anche una risposta sul perché gli uffici non siano riusciti a ridurre tempestivamente le richieste. «A scanso di equivoci – scrive Calabrese -, vanno escluse subito “ragioni politiche”, di una struttura che “non risponde” al “nuovo corso”». Calabrese parla allora di una sempre maggior difficoltà a comporre una situazione «fuori controllo» e di una organizzazione «troppo frammentata, poco coesa e ripiegata nei confini di uffici e assessorati».

Twitter @DanieleBovi