di Daniele Bovi
«Una sconfitta epocale e terrificante», un referendum sull’operato del sindaco uscente e della sua giunta perso non per un complotto di parte del Pd, ma perché «qui si è rotto il rapporto con l’opinione pubblica. La città ha voltato le spalle». Una sconfitta che però appartiene più «a una classe dirigente figlia non di questa segreteria ma di altri percorsi». A parlare è il segretario regionale del Pd Giacomo Leonelli che lunedì mattina ha fatto il punto nella sede di un partito letteralmente sotto shock, tramortito sotto la valanga di voti grazie ai quali Andrea Romizi è diventato sindaco del capoluogo. Secondo Leonelli ora serve una «riflessione netta: Boccali – dice – tra primo e secondo turno ha perso 13 mila voti mentre Romizi ne guadagna 14 mila. Apprezzo quanto detto da Boccali ma è chiaro che questo è stato un referendum su di lui. È un risultato che non dipende dalla forza dell’avversario, credo che avrebbe vito anche Waguè».
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L’ANALISI DEL VOTO
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Autoreferenziali Nel mirino finiscono la campagna elettorale portata avanti dal sindaco, «che forse non ha avuto la capacità di ammettere le difficoltà fino in fondo e di comunicare le cose positive fatte», e un esecutivo che ha spezzato il filo con la città a causa «dell’eccessiva autoreferenzialità. L’odio e l’astio erano percepibili e sono esplosi durante il ballottaggio». Leonelli concentra la sua attenzione «sulla città urbana dove – dice – siamo stati massacrati mentre nelle periferie abbiamo vinto ma non di molto. Le energie e le risorse sono state concentrate fuori: anche la festa finale fatta a Ponte San Giovanni consegnando così il centro a Romizi ha dato un messaggio sbagliato. E poi, anche se dobbiamo ben studiare i flussi, ci dovrebbe essere un dato davvero brutto per quanto riguarda il voto dei giovani». Sul piatto secondo Leonelli ha pesato anche il fattore sicurezza e in modo maggiore anche quello relativo al lavoro, che non c’è.
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CHI ENTRA IN CONSIGLIO (E CHI NO)
Regione E il ciclone ora rischia di spostarsi un po’ più su, ovvero verso palazzo Donini. Tra poco più di otto mesi infatti ci sono le regionali e il ko di Boccali di certo non rafforza Catiuscia Marini. Dentro la segreteria non è particolarmente piaciuto il commento della presidente e ora quello che molti temono è che possa aprirsi una fase, lunga mesi, all’insegna del ‘primarie sì’, primarie no’; l’ennesimo logorante e cannibalesco scontro tutto interno al gruppo dirigente. Le prime ore dopo il voto sono segnate anche dall’ingresso nel mirino del profilo di Leonelli: Marini nel comunicato chiama tutti alle proprie responsabilità, la senatrice Cardinali nel pomeriggio idem. Di sicuro, parlando delle regionali, Leonelli fa capire che non c’è nulla di scontato: «Non c’è – dice – un secondo tempo già previsto per tutti. Se ci avviciniamo agli elettori con ricette precotte queste vengono respinte. Non a caso l’Umbria già due anni fa aveva scelto Renzi. Da ora avvieremo un percorso di discussione dove servirà coraggio e rottamazione. Non possiamo derogare di fronte alla richiesta di innovazione».
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Primarie Le primarie per la scelta del candidato presidente «sono una strada. Di certo non abbiamo bisogno di procedimenti senza una discussione». Sempre rimanendo in tema di primarie, Leonelli è convinto che la discussione durata mesi intorno alle primarie cittadine non abbia logorato Boccali. «Io – risponde sul punto – le condividevo. In quella fase c’era un problema di partecipazione, e le primarie sono servite per rimettersi in connessione con la città». Una versione che non convince minimamente il segretario provinciale del Prc Enrico Flamini: «A partire dalle primarie farsa e dalla rinuncia sistematica ad una cabina regionale sulle elezioni – dice Flamini -, le responsabilità del Pd sono enormi. Soprattutto aver alimentato sul sindaco del capoluogo di regione e di primo mandato un dibattito infinito sulle primarie come strumento salvifico ha espulso la politica dalla discussione e dalle priorità vere per Perugia».
L’appello Alla fine Leonelli lancia anche un appello ai cittadini di Perugia: «Tanti di quelli con la tessera in tasca – dice – hanno chiesto il rinnovamento. A quelli che non ce l’hanno e che vogliono cambiare dico iscrivetevi al Pd e partecipate, perché se nelle sezioni rimanono solo quelli di 20 anni fa far passare certa musica è difficile. I cittadini non devono rimanere alla finestra».
