di D.B.
L’ennesimo round del match tra il ‘dissidente’ democrat Sauro Bargelli e il Pd di Perugia si trasforma nel siluramento, nel segreto dell’urna, di Cristiano Pucciarini. Venerdì infatti nel corso della riunione della commissione Bilancio di palazzo dei Priori Bargelli ha presentato le sue dimissioni da vicepresidente: «Da tempo – ha detto – c’è una discussione in atto, secondo la quale il fatto di ricoprire incarichi di partito, obbligherebbe a seguire le indicazioni di voto del partito di appartenenza. Ritengo che ciò non sia giusto, perchè noi consiglieri siamo presenti in questa istituzione per amministrare tutti i cittadini e dobbiamo rispondere alle loro esigenze».
Motivi politici Quindi, le dimissioni che non hanno «motivazioni personali tra me e il partito» («piuttosto patetico – scrive Bargelli – il tentativo di Mearini di sviare la discussione svilendola a non meglio specificate “motivazioni personali”») bensì «politiche e profonde» che Bargelli, dopo aver spiegato di non aver subito pressioni per dimettersi, mette in fila: dalla promessa, non mantenuta, di una scuola materna a Ponte Felcino al mancato voto del piano di riorganizzazione di Umbria mobilità per la decisione di non promuovere un’azione di responsabilità nei confronti del vecchio cda. «Come avvenuto già in passato – ha aggiunto -, se su una questione condividerò le posizioni o un atto proposto anche dall’opposizione e non valutato positivamente, invece, dal Pd o dalla maggioranza, continuerò a votare secondo coscienza e non sulla base delle indicazioni di un partito».
Scelta libera Chiudendo il dibattito, il capogruppo Pd Mearini ha sottolineato che quella assunta da Bargelli è stata una scelta libera: «Il consigliere dimissionario – ha detto – ha tutto il diritto di esprimere le sue opinioni ed enunciare la ragioni della decisione assunta. Ciò che appare sconveniente, invece, è che in Commissione si discuta di quelle che rappresentano dinamiche personali tra Bargelli ed il gruppo o il partito, in seno al quale è opportuno che il dibattito possa proseguire». E dopo il dibattito arriva la votazione, a scrutinio segreto, dove viene impallinato Pucciarini al quale il Pdl aveva contrapposto Fronduti: 18 consiglieri presenti (11 della maggioranza e 7 dell’opposizione): 8 voti sono andati a Pucciarini, 9 a Fronduti, una scheda bianca.
Convocati i capigruppo A questo punto la Commissione ha deciso di rimandare ogni decisione al fine di chiedere al segretario generale un’interpretazione autentica sulla votazione espressa e in particolare sull’applicazione del vecchio o del nuovo regolamento e sul numero di voti necessario per l’elezione. Una votazione che Mearini commenta con «dispiacere» puntando il dito contro i voti mancanti nel gruppo pd e non solo. Motivo per cui lunedì mattina ci si guarderà in faccia nel corso di una riunione tra i capigruppo di maggioranza per analizzare l’accaduto e «per ridare slancio all’azione politica della maggioranza per quel che rimane da qui al termine del mandato. Qualcuno oggi – scrive Mearini – era in vena di dare lezioni. Purtroppo abbiamo assistito ad una pessima lezione di correttezza e sapienza politica».
