di D.B.
«Non è possibile punire tout court l’accattonaggio in sé, anche a seguito della sentenza della Corte Costituzionale (la 115 del 2011, ndr) che ha dichiarato l’illegittimità sul punto del decreto Maroni, conservando invece la possibilità per i sindaci di emanare ordinanze contingibili ed urgenti nei soli casi di necessità». A spiegarlo è il comandante della polizia municipale nel corso di un’audizione a palazzo dei Priori dove, in commissione Affari istituzionali, è stato discusso l’ordine del giorno di Carmine Camicia (FI) con cui si chiede, attraverso una modifica del regolamento di polizia urbana, di vietare l’accattonaggio, la vendita di fiori o fazzoletti e l’attività dei lavavetri. Con un’ordinanza, secondo Camicia, il sindaco dovrebbe prevedere multe, una denuncia della municipale e la possibilità di una pena fino a tre mesi di carcere. Come accennato in apertura però, da parte del comandante Caponi è arrivato il «parere negativo per ragioni di impossibilità giuridica».
Chi sono Il comandante non nega il problema dei venditori abusivi, degli accattoni di professione e dei lavavetri, sostenendo che servirebbero maggiori controlli resi però assai difficili a causa delle «croniche carenze di personale». Secondo quanto emerso in commissione, da una stima generale è emerso che l’accattonaggio è praticato soprattutto da cittadini comunitari (in primis nomadi), con particolare riferimento alle aree del centro storico. Molte anche le segnalazioni arrivate alla municipale sulla massiccia presenza dei lavavetri (nordafricani) e venditori di fiori (pakistani e bengalesi), dei quali ben pochi sono in possesso di una licenza per quella che si chiama «attività itinerante di vendita». Nel corso del lungo e articolato dibattito che è seguito, i consiglieri hanno tracciato una linea tra chi fa accattonaggio ‘per professione’, da punire, e chi invece ha reali necessità, da aiutare attivando i servizi comunali.
Schedatura Dal suo banco il consigliere del M5S Cristina Rosetti ha lanciato poi una proposta giudicata positivamente da molti, ovvero quella di una sorta di ‘schedatura’ di queste persone allo scopo di capire da dove vengono, in quali case abitano e se lavorano così da scongiurare «vere e proprie imprese familiari». «Non abbiamo nulla contro chi esercita questa attività – ha spiegato il capogruppo di FI Piero Sorcini – , ma certamente servono delle regole perché è giusto e doveroso salvaguardare la serenità dei cittadini». Tommaso Bori, Pd, nel suo intervento ha invitato la Commissione ad occuparsi del tema non solo sotto un profilo tecnico, ma anche sociale ed umano: «Ricordo a tutti che questo regolamento è stato modificato recentemente ed è stato approvato all’unanimità dal consiglio comunale; oggi pertanto la materia non può e non deve diventare uno spot politico, per giunta proponendo soluzioni giuridicamente illegittime».
Audizione Chiudendo il dibattito, Camicia ha manifestato disponibilità a che la Commissione riceva in audizione i servizi sociali del Comune per poter avere un quadro dei progetti in atto sul punto. Nel contempo il consigliere di FI ha preannunciato l’intenzione di modificare il contenuto dell’ordine del giorno, eliminando le criticità giuridiche emerse ma solo qualora le stesse siano effettivamente confermate dalle normative in vigore: «Credo infatti – ha detto – che la sentenza della Corte costituzionale del 2011 sia stata ormai superata, tanto è vero che alcuni comuni italiani, ad esempio Verona o Bologna, hanno attivato provvedimenti che vanno nella stessa direzione di quanto da me proposto».
