L'aula di palazzo Cesaroni (foto F.Troccoli)

di Dan. Bo.

Come nel gioco dell’oca, la manovra della Regione da 34,8 milioni di euro presentata nelle scorse settimane torna al punto di partenza, o quasi. Tutto nasce dallo scontro interno al Partito democratico su due emendamenti, discussi martedì in aula dove l’assestamento di bilancio avrebbe dovuto ricevere semaforo verde, che riguardano i fondi per le manifestazioni storiche e quelli per Sviluppumbria. In tutto poche decine di migliaia di euro sotto le quali alcuni vedono la brace del fuoco esploso intorno alla nuova legge elettorale. Il primo emendamento, vergato dalla giunta, proponeva un finanziamento aggiuntivo di 15 mila euro per le manifestazioni storiche e di 90 mila euro per il ‘fondo di programma’ e le spese del personale di Sviluppumbria.

TUTTI I DETTAGLI DELLA MANOVRA

Lo scontro Sull’atto si registrano solo 15 sì, gli 11 no di Forza Italia, Umbria popolare–Ncd, Udc, Fratelli d’Italia e le decisive quattro astensioni dei Pd Brega, Smacchi e Barberini e del Comunista umbro Goracci. Poco prima un altro emendamento, sempre relativo a manifestazioni storiche e fondi per Sviluppumbria, era stato bocciato con 21 no e 7 sì: in questo caso però i consiglieri Smacchi e Barberini (Pd) chiedevano 60 mila euro in più per le prime riducendo a 30 mila euro l’ulteriore contributo a Sviluppumbria. Alla presidente Catiuscia Marini però era bastato il primo no per chiedere un time out di qualche minuto in seguito al quale il centrosinistra torna in aula e, attraverso l’assessore al Bilancio Bracco chiede il rinvio in Prima commissione della manovra, dove verrà discussa venerdì mattina mentre nel pomeriggio in consiglio dovrebbe arrivare il via libera.

Opposizione all’attacco Nel frattempo l’opposizione passa all’attacco: Franco Zaffini, Fd’I, chiede le dimissioni di Bracco e della presidente e parla del «’fuoco amico’ di alcuni franchi tiratori del partito di maggioranza» come di «un fatto grave e senza precedenti». «Tutto ciò – aggiunge – altro non è che il digerito acido delle discussioni massacranti all’interno del Pd sui contenuti della legge elettorale». Per Monacelli (Udc) invece la «maggioranza è a pezzi» e «non è un caso che questa spaccatura si sia verificata all’indomani della presentazione della proposta di legge elettorale, ufficialmente dell’intero Pd». Un’opposizione che durante il dibattito aveva già espresso il suo no all’intero impianto della manovra, mentre Bracco ha rivendicato la scelta di non aumentare le tasse sottolineando come il ricorso al nuovo indebitamento (25 milioni) servirà «a intervenire a sostegno dell’economia regionale».

Twitter @DanieleBovi

Questo contenuto è libero e gratuito per tutti ma è stato realizzato anche grazie al contributo di chi ci ha sostenuti perché crede in una informazione accurata al servizio della nostra comunità. Se puoi fai la tua parte. Sostienici

Accettiamo pagamenti tramite carta di credito o Bonifico SEPA. Per donare inserisci l’importo, clicca il bottone Dona, scegli una modalità di pagamento e completa la procedura fornendo i dati richiesti.