di Daniele Bovi
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La ‘pettinatura’ è la stessa, ma a contare non è tanto la rasatura a zero quanto l’identico spirito: Antonello Chianella, fino a venerdì mattina responsabile organizzazione del Pd umbro, si sente come Morpheus, il protagonista di Matrix. Sul tavolo, oltre alle dimissioni dal ruolo ricoperto fino ad ora, con un documento in dieci punti mette la sua candidatura a segretario provinciale del Pd, un partito «che ormai vive nella realtà virtuale – ha detto durante la conferenza stampa di venerdì – e in mano a 12-13 persone che in Umbria decidono tutto spartendo le cariche». Insomma, il messaggio da far passare è quello di una battaglia anti-apparato. Sullo schermo alle sue spalle Chianella manda proprio un estratto da Matrix, quello in cui Morpheus pone a Neo la scelta tra la pillola blu, che offre l’ingresso nel mondo reale, e quella rossa che garantisce un’esistenza tranquilla dentro Matrix: «Io – dice Chianella – ho scelto la pillola blu».
Cuore e faccia «Voglio rischiare in proprio – aggiunge – mettendoci cuore e faccia». La decisione è stata comunicata prima al suo circolo, quello di San Sisto, dove «dopo 3-4 secondi di silenzio a seguito del mio discorso, mi hanno applaudito». A livello nazionale il suo cuore sta con Gianni Cuperlo ma «a livello locale le strade vanno separate. Ormai – dice – il partito è diventato un grande Matrix che ragiona in un mondo virtuale. Io invece voglio offrire un ragionamento da pillola blu, basta con le correnti ossificate che vivono per il potere. La mia candidatura non è in contrasto con nessuno ma si pone il problema di un altro modello di partito, e credo ci sia la possibilità di raccogliere grande consenso al di fuori dei gruppi dirigenti».
Nessun generale «Al momento» chiarisce di non avere «generali, poi in seguito vedremo. Quello che chiederò a tutti non è se si sta con Cuperlo o con Renzi ma se si vuole o no rimanere in Matrix». Dentro ‘l’apparato’ Chianella c’è stato: «Ho sbagliato nel non denunciare prima – confessa – le cose che non andavano, ma non voglio far l’errore per cinque anni consecutivi». Tra i punti della piattaforma presentata da Chianella c’è «etica» e un concetto di politica come servizio e non mestiere, efficienza della macchina pubblica, un Pd riformatore, attento alle tematiche di cultura e università («trasformiamo l’Umbria in un grande campus regionale»), in «prima linea nel difendere i lavoratori», in campo sanitario, nella green economy, che lavori per rafforzare il sistema creditizio. E soprattutto un partito «autonomo, che non si lasci fagocitare dalle istituzioni» e che non sia «un trampolino».
Caos candidature Entro oggi alle 20 vanno depositate le candidature e se a Terni la situazione, a meno di strappi dell’ultimissimo minuto, è delineata con Carlo Emanuele Trappolino affiancato da un vice renziano (Fabio Narciso, sponda Veltroni) a Perugia la situazione è tesa e il quadro assai sfilacciato. Il racconto che arriva dalle varie tribù all’ora di pranzo è questo: in pista ci sarebbero Dante Andrea Rossi, segretario uscente, sostenuto da un accordo Gianpiero Bocci-Piero Mignini, buona parte dei renziani con Mario Bocerani, sindaco di Tuoro, i Giovani turchi in riunione (a palazzo Donini) per sciogliere il nodo (Cristofani torna in pista?) e ‘appesa’ rimane la candidatura di Valerio Marinelli. In una nota spedita alle redazioni all’ora di pranzo, il coordinatore dei dipartimenti dà la sua disponibilità purché a volerlo sia «il Pd nel suo complesso».
Marincelli c’è «Sono aperto – dice – alla costruzione di maggioranze larghe che siano in grado di interpretare correttamente un congresso che, anche per la tempistica scelta, si deve concentrare in via principale sulle questioni locali. Una decisione, questa, perseguita allo scopo di svincolare i congressi di base da asfittiche dinamiche correntizie». A livello nazionale Marinelli darà il suo appoggio a Cuperlo ma, anche qui, le cose a livello locale sono differenti: «Il candidato alla segreteria politica provinciale – aggiunge – deve impegnarsi all’inclusività senza fazionismi, garantendo la partecipazione di tutti e favorendo una piena e attiva cittadinanza a ogni iscritto e dirigente. Ancor di più in questa fase, un segretario politico non può svolgere la propria funzione equiparandosi a un capo tifoseria, ma non può permettersi neppure ambiguità che renderebbero opachi i percorsi congressuali e post congressuali».
