di Daniele Bovi
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E’ in quella che Fabrizio Bracco chiama «atmosfera crepuscolare», in una sala con tante sedie vuote che è andata in scena lunedì pomeriggio l’assemblea regionale del Pd umbro. Al centro i temi del congresso prossimo venturo e il governo Letta che risulta indigesto a molti. All’hotel Quattro Torri ci sono circa cento delegati sugli oltre 200 componenti dell’assemblea eletta nel 2009 in quel congresso Bersani-Franceschini-Marino i cui schemi, in molti, sembrano non voler replicare. A dare il senso del pomeriggio, in questa sala senza finestre e immersa in una fredda e bassa luce bluastra, è il già citato assessore regionale alla Cultura Fabrizio Bracco: «Dopo tutto quello che è successo – ha detto – mi sarei aspettato una sala piena».
FOTOGALLERY: L’ASSEMBLEA AL QUATTRO TORRI
Ripartire dai circoli Tra le sedie girano due documenti. Il primo è l’ordine del giorno che fa capo a quell’area di giovani e non solo che nell’aprile scorso ha organizzato a Marsciano «Rigeneriamoci». Una paginetta (primi firmatari Francesco Giacopetti, Valerio Marinelli, Giacomo Leonelli, Gregorio Alteri, Francesco Alessandri, Emilio Giachetti, Giacomo Chiodini e Giovanni Rubini più 15 segretari di città come Perugia, Marsciano, Gubbio, Gualdo Tadino, Assisi, Foligno, Umbertide e Orvieto) in cui sostanzialmente si chiede, in vista del congresso, di «ripartire dai circoli e territori». Quello di ottobre dovrà essere un congresso «dal basso», con una discussione che deve iniziare prima dai circoli e che non sia «una mera conta tra rapporti di forza di correnti». «Mi sta bene anche – dice Bracco – l’idea di ripartire dai circoli ma occorre chiederci cosa sono oggi. Hanno funzionato? I nostri sul territorio no. I nostri sensori non hanno funzionato».
Sintesi Il tema che Bracco abbraccia è più ampio e verrà toccato anche in alcuni interventi: «Cosa deve essere il partito? Dove avviene il confronto – si chiede Bracco – e la costruzione della sintesi? L’assemblea si sarà riunita tre volte dal 2009, la Direzione c’è ogni sei mesi. Spesso il lavoro di sintesi si fa solo nelle istituzioni. A questo partito serve discussione e un congresso di rifondazione». Dal tavolo della presidenza Pierluigi Castellani fa notare che gli organi sono stati sempre convocati con la tempistica voluta dallo statuto. Verso le nove in sala non c’è quasi più nessuno e di fronte ad una ventina di persone o poco più l’ordine del giorno passa. Il pomeriggio era invece iniziato con la relazione del segretario regionale dimissionario Lamberto Bottini secondo il quale «oggi il Pd sta un po’ meglio di qualche giorno fa. ora abbiamo un segretario che guiderà il partito verso un congresso che dovrà rappresentare un nuovo inizio».
La relazione di Bottini Bottini mette sul banco degli imputati il tentativo di abbocco col M5S che «ci ha fatto arrivare ad una situazione di stallo» e l’immagine di un partito «apparso poco autonomo». C’è poi da misurarsi con la questione del governo sulla cui agenda «il Pd deve incidere. Penso – dice – alla nuova legge elettorale, al superamento del bicameralismo, alla riduzione dei parlamentari, al rifinanziamento della cassa integrazione e alla riduzione del carico fiscale». Qualche idea c’è anche per l’Umbria: «Dobbiamo – dice Bottini – sostenere le riforme senza cedere nulla alla rendita. Occorre insistere sull’attuazione della riforma della sanità, sulla rivisitazione del piano rifiuti, su quello dei trasporti, sulla nuova legge elettorale». Ci sono poi i temi economici, i vecchi problemi dell’Umbria (come la bassa produttività) da affrontare sapendo «che non ci sono risorse per sostenere tutto e tutti». Per riallacciare il rapporto coi territori verrà proposto nei giorni prossimi un documento «aperto alla riflessione dei territori, per rilanciare la discussione – chiude il segretario – e riproporre il Pd come la più grande fucina di idee dell’Umbria».
Le divisioni Lungo lo snodarsi del dibattito c’è spazio per la rabbia dei territori e pure per l’ennesimo richiamo del tesoriere ai doveri degli eletti: «Oltre il 60% – sottolinea Gobbini – di quello che gli amministratori dovrebbero versare non viene versato». Ad attraversare la discussione è anche il tema delle divisioni, di quell’amalgama culturalmente mai nato che è il Pd. Secondo Boccali da sei anni in qua in parlamento «abbiamo eletto il più grande gruppo misto d’Europa, quindi non possiamo stupirci di quello che è successo. Il Pd va ora rifondato: dovrà essere un partito radicato e radicale nelle proposte». Secondo il sindaco di Perugia al congresso dovrà esserci «la supremazia delle tesi, delle idee sulle quali riconoscerci». Un po’ quello che dicono in un comunicato e nel secondo documento che gira in sala i ragazzi di OccupyPd: il congresso sia per tesi e non per mozioni, così da tenersi lontano dalle dispute sui nomi.
L’assessore «Occorre aprire – dice la presidente Catiuscia Marini – un congresso di merito, cercando di capire perché siamo un partito così e sapendo che i 101 sono l’esito della nostra malattia non la causa». La stessa Marini che nei prossimi giorni, al massimo entro i primi giorni della prossima settimana, dovrebbe procedere con la nomina del nuovo assessore dopo l’elezione di Gianluca Rossi al Senato. Il prescelto a meno di clamorosi colpi di scena dell’ultimo secondo è Fabio Paparelli, dimessosi nei giorni scorsi dal suo incarico alla Provincia di Terni. Un nome che non rende felici altre tribù come quelle narnesi od orvietane ma tant’è. Nel corso della riunione di lunedì mattina del gruppo pd a palazzo Cesaroni, è stata scartata l’ipotesi che alcuni hanno messo sul tavolo a proposito di una figura esterna (che non risponderebbe a nessuno e che scontenterebbe Terni) ed è emerso il malumore dei democratici nei confronti dell’ala sinistra sinistra della coalizione (Prc e Idv). Gli equilibri però, nonostante il nervosismo per quella che viene vista come una strategia di lotta e di governo non saranno toccati. Anche perché toccarli significherebbe smontare l’alleanza che ha vinto nel 2010 e quindi andare a nuove elezioni.
