di Daniele Bovi
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Il no al «governissimo» con il Pdl, la voglia di conoscere i 101 affossatori di Romano Prodi e di dare vita ad un partito diverso, il congresso in vista e l’identikit del nuovo segretario. E’ scuro il cielo sopra una Perugia che lunedì, nel tardo pomeriggio, ha accolto l’assemblea all’aperto del Pd in piazza della Repubblica, di fronte alla storica sede del partito; appuntamento richiesto e ottenuto dai ragazzi di OccupyPd che negli scorsi giorni, a Perugia come in tante altre città d’Italia, hanno simbolicamente occupato le sedi del partito. «Potrebbe andare peggio, potrebbe piovere» scherza qualcuno. Ad aprire la discussione (di fronte a circa 50 persone) è il segretario del Pd comunale Franco Parlavecchio. Sostenitore di Bersani come molti di quelli seduti ad ascoltare, mette giù una dura requisitoria contro l’ormai ex segretario.
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Gli errori Parlavecchio parte dalla campagna elettorale, anche se gli errori a suo avviso sono stati commessi anche in precedenza, compresa una gestione delle parlamentarie che non è piaciuta: «Abbiamo sbagliato – ha detto – puntando su temi deboli, sono mancate chiarezza ed incisività». Da lì la sconfitta, «perché dobbiamo dircelo che le elezioni le abbiamo perse». Poi sono arrivati i 50 giorni del post voto, che hanno portato le «umiliazioni in diretta streaming» per un partito che si è «incastrato nel labirinto. Le strade erano due – prosegue -: o un governo con il M5S, ma abbiamo visto quanto sia difficile dialogare con loro, o un governo di coalizione ma senza aspettare 50 giorni. Abbiamo cambiato posizione rispetto a quanto detto in campagna elettorale».
IL DOCUMENTO DEGLI OCCUPYPD: «CAMBIARE IL PARTITO, NON CAMBIARE PARTITO»
Classe diligente Come se non bastasse, arrivano i giorni dell’elezione del presidente della Repubblica dove si è appalesata «non una classe dirigente ma una classe diligente» a quelli che erano gli ordini di scuderia dei vari capi democratici. Ora bisogna fare i conti con un governo insieme ad Alfano e Micciché, cosa che a molti democratici mette i brividi, con una «base incazzata» e con l’agenda di governo: «Ad esempio sui temi della giustizia – osserva Parlavecchio – siamo sotto ricatto». La via d’uscita secondo il segretario è un partito da rifondare trasformandolo in un soggetto culturalmente plurale, «una promessa mai mantenuta». Anche per questo è stata organizzata l’assemblea pubblica, «per dare un segnale di apertura e trasparenza». Particolare attenzione andrà messa all’elaborazione e nel «cambiamento» delle politiche locali «perché tra un anno si vota, stiamo attenti».
Chi c’è Ad ascoltare c’è il segretario del partito Lamberto Bottini, i ragazzi di OccupyPd come Tommaso Bori, Sarah Bistocchi e Daniele Chiappini che legge il documento con cui si chiede di «cambiare il partito, non cambiare partito», l’assessore comunale alla Cultura Andrea Cernicchi, quello all’Ambiente Lorena Pesaresi, Renzo Campanella, l’ex senatrice Anna Rita Fioroni, il presidente del consiglio provinciale Giacomo Leonelli, Brunello Castellani, Baldisserra di Mauro e Gianni Barro. A far capire qual è l’umore in alcuni territori ci pensa invece Piero Lo Leggio da Ponte Valleceppi, dove il circolo per protesta ha sospeso il tesseramento: «Il giorno in cui è stato affossato Prodi – attacca – è stato ucciso il Pd. Ora la gente mi dice “avete fatto il governo con Berlusconi, ma come fate a presentarvi?”. Per la prima volta in 40 anni non difendo l’operato del partito ma anzi ci metto il carico. Abbiamo bisogno di un elettroshock».
Boccali: bene Cuperlo A non piacere a Lo Leggio è anche il fatto che l’assemblea nazionale di sabato potrebbe eleggere un segretario vero e proprio, benché temporaneo: «L’assemblea risale al 2009 – dice interpretando il ragionamento che in parecchi nel partito fanno – non è legittimata». Insomma, è espressione di un’altra era politica, quella scaturita dal confronto a tre Bersani-Franceschini-Marino. Legittimata o no uno come il sindaco di Perugia Wladimiro Boccali, in prima fila e non tra gli oratori («stasera – dice – ascolto la base») il suo candidato ce l’ha e, in linea coi «Giovani turchi» del partito lo individua in Gianni Cuperlo, l’ultimo segretario della Fgci: «Basta con i padrini – osserva -. Il Pd ha bisogno, da subito, di un segretario che ci faccia ripartire. Gianni Cuperlo ha le caratteristiche politiche, morali e l’autonomia intellettuale per farlo. Questa storia di “chi sta dietro a chi”, è ormai insopportabile. Con questi inutili sofismi si perde tempo, credibilità e si stritola quel che resta del nostro partito».
