di D.B.
L’epocale sconfitta di Perugia e il meno doloroso (forse perché in qualche modo rientrava tra le possibilità concrete) rovescio di Spoleto, sono la benzina che gira a taniche dentro i corridoi del partito dove in pochi sono senza fiammifero o accendino. La minoranza bersanian-dalemiana giovedì sera ha fatto il punto della situazione ed ha acceso un fuoco che circonda il segretario regionale, il renziano Giacomo Leonelli, e quello provinciale Dante Andrea Rossi, candidato sindaco sconfitto a Spoleto. In un documento spedito all’ora di pranzo si chiedono le dimissioni sia di Leonelli che di Rossi perché «ogni dirigente – scrivono – deve sentirsi responsabile tanto di fronte ai successi quanto agli insuccessi. Non è di certo attraverso accuse, fughe o prese di distanza che è possibile approfondire con la necessaria serietà le ragioni di questa tornata amministrativa».
Non negate l’evidenza «Negare l’evidenza delle proprie responsabilità – aggiungono – come stanno facendo Leonelli e Rossi è inaccettabile e lesivo della credibilità e autorevolezza del gruppo dirigente del Pd nel guidare quella comune assunzione di responsabilità necessaria per affrontare con spirito unitario i prossimi difficili mesi». Per quanto riguarda Giacopetti invece, che appartiene alla stessa area politica di Stefano Fancelli e soci, la minoranza apprezza «la disponibilità espressa a rimettere il proprio mandato nelle mani dell’assemblea comunale di Perugia». Chi ha già firmato e consegnato le proprie dimissioni invece è Andrea Bartocci, segretario del pd spoletino, al quale chiedono di dare il suo contributo per la ricostruzione del partito. La minoranza rivendica anche «il contributo di coesione, di solidale sostegno della nostra area politica in queste elezioni».
Battaglia «Oggi – continuano – non è il tempo della battaglia autoreferenziale delle correnti e dei gruppi di potere, una battaglia a tratti vergognosa perché condotta con sprezzo del ridicolo tra i cumuli di macerie delle dolorose sconfitte subite. Oggi non può essere il tempo degli avvoltoi e degli sciacalli. Una nuova classe dirigente deve dimostrarsi all’altezza delle sfide di questo tempo, autonoma, coraggiosa, generosa nel mettersi al servizio del partito». Riguardo all’analisi di quanto successo a Perugia ma non solo, si parla di mancanza di regia e di strategia, di fallimento di quegli accordi «con pezzi di ceto dirigente presi in prestito dalla destra» così come successo con ‘Perugia è il bene comune’ di Sbrenna, Ronconi e Cozzari. «Le vittorie della destra – dicono – non sono sue vittorie, ma nostre sconfitte. Il correntismo esasperato, le divisioni tra cordate personali, tra gruppi di potere, la corsa esasperata al consenso personale sono evidenti concause della perdita di credibilità del nostro partito».
Logoramento Altra ragione della cocente disfatta di Perugia sta, nonostante una città riconsegnata «non certo al collasso bensì ben amministrata», «nel legame profondo tra la città e la nostra classe dirigente amministrativa che si è logorato». Una cucita che non si rinnova tirando in ballo «vecchio» e «nuovo»: «Cambiare, rinnovare, le politiche e la classe dirigente, questa è la sfida che abbiamo intrapreso e che dobbiamo vincere. Ma rinnovare non è rottamare». E «nonostante gli sforzi della scienza, non è possibile, e non lo sarà ancora per molti anni clonare Matteo Renzi. La classe dirigente non si inventa, non si improvvisa».
Valuterò La risposta di Leonelli arriva poco dopo e non suona come un arroccamento: «Non voglio oltremodo polemizzare, mi limito solamente a dire che sostenere che io scarichi solo la responsabilità su altri è smentito dall’aver parlato per primo anche in ordine alla sconfitta della città di Perugia, mettendoci dunque la faccia fin da subito. Secondariamente, anche alla luce del dibattito sulla stampa di questi giorni, nelle prossime ore e senza forzature valuterò insieme alla nuova segreteria regionale se sussistono o meno le condizioni per proseguire nella grande azione di rinnovamento di contenuti, persone, e modalità di fare politica che avevamo in mente quattro mesi fa quando ci siamo candidati alla guida del Pd dell’Umbria».
Twitter @DanieleBovi

Personalmente credo che chiedere le dimissioni del segretario regionale, eletto dopo che tutte le scelte sul candidato di Perugia erano già state prese, è assolutamente pretestuoso. In questo momento si sta combattendo una lotta interna al PD umbro che francamente è stucchevole. Se la classe dirigente del partito non riesce a fare una seria e franca analisi delle cause della sconfitta di Perugia ed a mettere in campo delle azioni correttive efficaci, invece di fare la caccia al colpevole, questa sarà solo la prima di una serie di sconfitte.
Se Boccali avesse vinto, sarebbe stato anche merito del Regionale?