Fare del Pd, «a ogni livello, un’alternativa affidabile ai governi delle destre e un partito in grado di conquistare un punto avanzato di elaborazione per cambiare il Paese, un luogo di partecipazione e approfondimento dove l’attenzione ai temi e ai contenuti che condizionano la vita delle persone sia elemento centrale dell’attività sul territorio» è l’obiettivo verso cui Pd e Art.1 Umbria hanno avviato una fase costituente precongressuale tutta locale. Incardinata «sulla discussione sui grandi temi per lo sviluppo della Regione e sull’elaborazione di proposte territoriali e regionali che siano l’ossatura di un programma elettorale in vista dei prossimi appuntamenti». Come spiegato martedì nel corso di una conferenza stampa, la costituente umbra si svilupperà attraverso momenti di partecipazione organizzati in sette macro aree territoriali a partire fino al 20 gennaio e porterà all’elaborazione di «cinque idee per il territorio e cinque idee per l’Umbria».
Alternativa «Abbiamo al governo dell’Umbria una destra incapace e al governo del Paese una destra fanatica e reazionaria – ha detto il segretario dem Tommaso Bori – votata da meno cittadini di quanti abbiamo scelto di votare le altre forze in campo o di non votare. Anche nel non voto c’è stata una forte manifestazione di dissenso e oggi noi vogliamo trasformare quel dissenso in un consenso verso un’alternativa valida, spendibile, concreta in grado di misurarsi coi problemi del Paese e dell’Umbria e trovare risposte all’altezza delle aspettative e delle sfide. Per farlo abbiamo bisogno di chiamare a raccolta le migliori energie e di partecipare confronto e scelte ed è proprio quello che stiamo costruendo con la costituente, aperta ai non iscritti, alle associazioni, ai sindacati e voluta in collaborazione con Art.1». «Abbiamo scelto di partecipare a questa fase a livello nazionale e in Umbria – ha spiegato Piero Mignini, Art. 1, alla conferenza con Stefano Moretti, segretario perugino del movimento – per costruire una forza politica di sinistra che abbia la capacità di cambiare il Paese, una forza di governo e non di rappresentanza».
