Il consiglio regionale (foto F.Troccoli)

La Regione si costituisca parte civile nel processo scaturito dall’operazione «Quarto passo». È questa la proposta fatta dal presidente della Commissione di inchiesta su infiltrazioni mafiose in Umbria, Giacomo Leonelli, approvata lunedì dalla commissione stessa all’unanimità. L’operazione, mirata a contrastare i tentacoli della ‘ndrangheta in Umbria, nel dicembre del 2014 aveva portato all’esecuzione di decine di ordinanze di custodia cautelare per associazione di tipo mafioso, estorsione, usura, danneggiamento, bancarotta fraudolenta, truffa, trasferimento fraudolento di valori, con l’aggravante delle finalità mafiose, nonché per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti e sfruttamento della prostituzione. Vennero anche sequestrati beni per 30 milioni e nel marzo scorso per 57 persone è stato deciso il rinvio a giudizio.

L’11 prima udienza La prima udienza si terrà l’11 luglio e «se tecnicamente possibile», secondo Leonelli la Regione costituendosi parte civile darebbe «un segnale importante per la comunità umbra, per la magistratura e anche per le stesse associazioni criminali. Una iniziativa inedita – ha aggiunto il presidente della commissione – che ci porrebbe in prima linea nella tutela del territorio dell’Umbria, della sua immagine, della sua economia e del suo sistema sociale, che sempre di più necessitano di mezzi e strumenti per fare fronte ad un rischio di infiltrazione da parte di una criminalità agguerrita quanto pericolosa». Ora il documento verrà trasmesso alla giunta regionale che prenderà una decisione.

Brutti Nel corso della seduta di lunedì è stato anche ascoltato Paolo Brutti, ex presidente della commissione sulle infiltrazioni mafiose e consigliere regionale nella passata legislatura. Brutti ha tracciato un quadro delle attività svolte nella precedente legislatura (come l’attenzione posta sul tipo di infiltrazioni, appalti pubblici, ruolo della ludopatia e traffico di stupefacenti) sottolineando «l’importanza di non disperdere il lavoro fatto in passato. I nostri lavori si sono focalizzati intorno all’attività svolta dalle forze dell’ordine, con cui abbiamo avuto numerosi incontri. Audizioni che abbiamo svolto anche con le associazioni di categoria, quelle che si occupano di legalità e con i magistrati».

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