L'aula del consiglio regionale (foto F.Troccoli)

di Dan. Bo.

Entro luglio la proposta della maggioranza sulla quale costruire un confronto, poi l’approdo in aula con approvazione entro settembre. La Commissione statuto del consiglio regionale è tornata a riunirsi lunedì sulla nuova legge elettorale che, almeno nelle intenzioni di tutti, dovrà avere come punti fermi la garanzia della governabilità e la più ampia rappresentanza politico-territoriale. In un documento tecnico il presidente della commissione Andrea Smacchi (Pd) ha indicato i principi da modificare o integrare e, tra questi, c’è l’abolizione del famigerato listino e l’elezione diretta del presidente. Fissati questi paletti, sui restanti punti il dibattito è apertissimo, in primis sul numero dei collegi e sull’eventuale doppio turno. Un’opzione, quest’ultima, che piace al centrodestra che nei primi giorni di settembre dovrebbe presentare la sua proposta di legge: Zaffini (Fd’I) lo approva, Nevi (FI) lo vorrebbe in caso nessuna coalizione raggiungesse una soglia adeguata di voti. Sì al doppio turno anche da parte di Mantovani (Ncd).

Il dibattito Nel centrosinistra invece il doppio turno non sembra all’ordine del giorno. Brutti (Idv) ne accenna come ipotesi nel caso il vincitore si fermasse sotto al 40% (la stessa soglia indicata anche da Goracci), proponendo in alternativa un’assegnazione puramente proporzionale dei seggi. Poi c’è la questione relativa al premio di maggioranza, che secondo la maggior parte dei commissari non dovrà superare il 60%. Gli altri capitoli scottanti riguardano il numero di collegi e la cosiddetta preferenza di genere. Uno, o al massimo due collegi è l’opzione preferita dal Ncd, mentre Stufara (Prc) ne vorrebbe uno solo. Nei giorni scorsi lungo i corridoi di palazzo Cesaroni c’è anche chi ha parlato di un solo collegio con la possibilità di esprimere tre preferenze. Una stortura secondo molti, che dentro queste due proposte vedono il terreno ideale per i giochi di corrente. Chi si oppone al collegio unico indica poi la legge elettorale nazionale, che ha diviso l’Umbria proprio in due collegi: perché quindi agire diversamente?

I punti in discussione In queste settimane poi ci sarà da ascoltare cosa dicono i territori. Molti sindaci del Pd hanno detto chiaramente che bisogna salvaguardare la rappresentanza (quindi niente collegio unico), mentre il partito spoletino, del Trasimeno e dell’Alto Tevere dovrebbe vergare un documento con il quale si chiederanno almeno due collegi. Sulla preferenza di genere il socialista Buconi (così come Brutti) chiede attenzione, perché il rischio sarebbe quello di una sovra-rappresentanza di un territorio sugli altri. A Stufara invece la preferenza multipla e di genere non dispiace, mentre Nevi è nettamente contrario: «Bisogna garantire a tutti eguali situazioni di partenza – ha detto -, ma niente a meccanismi di privilegio». Nevi, oltre a una riduzione delle spese elettorali, insieme a Mantovani chiede la possibilità di nominare assessori esterni senza limitazioni, con quest’ultimo che vede in un consiglio regionale ridotto a 20 persone problemi per l’operatività dello stesso e delle commissioni. Dal suo scranno invece il leghista Cirignoni indica tra i punti da inserire lo sbarramento al 3% vincolato al risultato della coalizione e l’obbligo, per tutti gli eletti, di dichiarare la propria appartenenza «ad associazioni segrete di ogni livello».

Twitter @DanieleBovi

entro luglio la proposta della maggioranza

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