Palazzo Donini, sede della giunta (foto F. Troccoli)

di Daniele Bovi

Dalle realtà più piccole a Umbria jazz, dall’Istituto per la storia dell’Umbria contemporanea alle case popolari gestite da Ater, dal Teatro stabile dell’Umbria fino all’Agenzia forestale, Gepafin, Umbraflor, l’aeroporto e non solo. Il 2025 per la nuova giunta di Stefania Proietti e il nuovo consiglio regionale sarà un anno particolarmente importante anche perché si giocherà una partita chiave come quella delle nomine in partecipate, enti, fondazioni e così via; un ganglio importante della macchina amministrativa umbra. In ballo tra consigli di amministrazione, amministratori unici, collegi sindacali e dei revisori dei conti ci sono decine di nomine e per tutte, tranne pochissimi casi, sono previste delle indennità.

Le nomine Negli ultimi cinque anni così come avveniva in passato il criterio della vicinanza politica è stato – in quasi tutti i casi – centrale per la scelta dei nomi; una partita dove soprattutto FdI, anche a compensazione del mancato assessorato, l’ha fatta da padrona. Le nomine più pesanti, cioè quelle che competono direttamente alla presidente e alla giunta, sono diverse. In cima alla lista c’è Sviluppumbria dove l’amministratrice unica Michela Sciurpa (FdI) se ne andrà con l’approvazione del bilancio 2024. A Gepafin il mandato del presidente Carmelo Campagna e del resto del consiglio di amministrazione, rinnovato a metà 2023, scadrà con l’approvazione del bilancio al 31 dicembre 2025. A Umbria Mobilità, nel frattempo trasformata nell’Agenzia unica regionale, Marina Balsamo sarà in carica fino all’approvazione del bilancio 2024.

Le caselle A Umbria jazz il presidente della Fondazione è l’avvocato Gian Luca Laurenzi, anche lui in quota FdI, nominato nel 2020 insieme al resto del cda e in carica fino al 2025. All’Afor – l’Agenzia forestale regionale – Manuel Maraghelli scadrà con la fine della legislatura. A Puntozero, la società in house frutto della fusione tra Umbria salute e Umbria digitale, Giancarlo Bizzarri rimarrà fino all’approvazione del bilancio 2025. Delicato il dossier aeroporto: al vertice di Sase il presidente Antonello Marcucci e il resto del cda sono stati rinnovati a metà 2023 per un triennio. A Umbraflor invece dopo l’addio di Matteo Giambartolomei, eletto prima al consiglio comunale di Perugia e poi a quello regionale con FdI, bisognerà scegliere a stretto giro il successore. Alla Scuola umbra di amministrazione pubblica Villa Umbra c’è Marco Magarini Montenero, anche lui in quota FdI, scadrà nel giro di pochi mesi con l’approvazione del bilancio 2024.

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Dall’Aur a Umbriafiere Da scegliere a breve anche il successore del professor Alessandro Campi, il cui mandato di amministratore unico dell’Agenzia Umbria ricerche è scaduto con il termine della legislatura. Altra nomina in quota centrodestra è quella dell’ex sindaco di Bastia Stefano Ansideri al vertice di Umbriafiere, che siede nel cda insieme a Giorgio Mencaroni e Silvia Ceppi; per tutti la fine del mandato scadrà con l’ok al bilancio 2024. Idem per quanto riguarda Marcello Serafini, amministratore unico del Parco tecnologico 3A. Da sostituire anche il presidente di Ater Emiliano Napoletti e il resto del cda, il cui mandato è arrivato alla conclusione.

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Giunta Nomine che potranno rappresentare anche una compensazione per chi non riuscirà a centrare un posto in giunta. E a proposito del nuovo esecutivo di Stefania Proietti, si comincerà a fare sul serio a partire dai primi giorni della prossima settimana, quando è in programma un primo incontro ricognitivo con la coalizione. Tra le ipotesi, emerse fin subito dopo il voto, c’è quello di uno schema che prevede due assessorati al Pd più la presidenza del consiglio e uno a testa ad Avs, M5S e Umbria domani. Tra i nomi ci sono quelli di Simona Meloni, Tommaso Bori, Thomas De Luca, del professor Luca Ferrucci, di Gigliola Rosignoli per la sanità e non solo.

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IL CONTRAPPASSO DELLA DESTRA UMBRA

Deleghe Le trattative sono però solo all’inizio: Proietti ha spiegato che vorrà spazio per competenze e tecnici e dunque un equilibrio con la coalizione andrà trovato. Di sicuro durante le tribolatissime settimane estive, i partiti per convincere Proietti ad accettare le avevano anche garantito ampia autonomia sulla composizione della giunta. Altrettanto interessante sarà capire, al di là dei nomi, come la neo presidente deciderà di gestire il risiko delle deleghe, reso ancora più complicato da quando il governo Monti, un decennio fa, tagliò il numero di assessori.

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