La presidente Catiuscia Marini (Foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi
Twitter @DanieleBovi

«Di fronte agli effetti della crisi non ci vogliamo nascondere. Ad essa vogliamo rispondere con rigore e con efficaci politiche pubbliche». Così la presidente della Regione Catiuscia Marini martedì a palazzo Cesaroni, dove l’aula ha approvato con 17 sì e sette no (quelli dell’opposizione, mentre Brutti dell’Idv non lo ha votato e il comunista Goracci si è astenuto) la mozione del centrosinistra a sostegno della relazione della presidente sull’attività di governo nel 2012. Una relazione lunghissima (oltre 150 pagine), condensata in 35 minuti e che parte dalla situazione economia di una regione «che si trova in difficoltà e dove per la prima volta – ha detto – si è ristretta la base produttiva. Piccoli numeri, rispetto ad una massa di oltre 80 mila imprese che reggono, pur con fatica, ma comunque un segnale da non sottovalutare». Una regione la cui debolezza «può essere ricondotta – ha continuato Marini – ad imprese di piccole dimensioni, poco strutturate, spesso specializzate nella subfornitura e posizionate in settori che un po’ ovunque sono in difficoltà».

Documento non superfluo Nel complesso un documento che la presidente, nel corso della repliche fatte dopo le dichiarazioni di voto ha definito «non superfluo e in grado di dare delle piste. Ha costruito una batteria di indicatori che rappresentano una base di riferimento anche per le scelte strategiche che noi dobbiamo fare». «La relazione sul rendiconto – ha aggiunto – è anche un modo concreto per dire: ragioniamo di quali strumenti abbiamo a disposizione per capire come usarli in maniera molto più efficace e puntuale». Secondo la presidente «non ci dobbiamo piegare a una politica di austerità e del rigore che contribuisce all’indebolimento sociale su grandi aggregati come sanità, trasporto pubblico locale, istruzione e formazione, ma dobbiamo essere rigorosi nella modalità con cui governiamo la spesa pubblica».

TUTTO IL DIBATTITO IN AULA

Lavoro Centrale nella relazione il tema del lavoro, con un 2012 segnato «dall’aumento dei disoccupati maschi, di età media più elevata, con un basso tasso di scolarizzazione e, spesso, di cittadinanza straniera». Nel 2012 i cassintegrati in deroga sono stati 17.400, mentre l’insieme delle domande e dei soggetti che sono beneficiari diretti del Fse per attività di formazione ha riguardato 31.900 persone e circa 99,7 milioni di euro. Numeri positivi sono invece arrivati per il turismo (settore per il quale è stato recentemente approvato il testo unico), specialmente per quanto riguarda gli stranieri mentre gli italiani calano. «L’Umbria – ha detto ancora la presidente -, rispetto alla media nazionale, si caratterizza per una più difficile situazione nell’accesso al credito delle aziende, con una diminuzione della concessione di prestiti più alta della media nazionale».

Credito e tasse Senza dimenticare la forte crescita delle sofferenze (+24%) fatta registrare nel 2012. La presidente ha poi ricordato i tagli operati dai governi e una pressione fiscale «rimasta inalterata nell’ultimo decennio». Un obiettivo «da mantenere – ha specificato – anche in questa fase di profondo disagio», mentre viene rivendicato il minor costo per il personale (meno cinque milioni nel 2012), il taglio alle spese di rappresentanza (dai 102 mila euro del 2009 agli attuali 20 mila) e il «peso irrilevante» dei contratti di incarico co.co.co. («1,3 milioni su un bilancio di 2,3 miliardi»).

LA STRATEGIA DELLA GIUNTA SUI FONDI UE

Fondi Ue Per quanto riguarda i fondi europei «la Regione – ha detto la presidente – ha rispettato i target di spesa annuali». Fondi europei che, visto l’avvio della prossima fase di programmazione 2014-2020 (nella prossima seduta l’aula si occuperà del documento propedeutico al Quaderno strategico varato dalla giunta) saranno fondamentali per lo sviluppo della Regione. «Sono – ha spiegato la presidente – lo strumento più rilevante e più importante che noi abbiamo a disposizione per alcune politiche concrete di sviluppo, sia sul versante delle imprese, sia sul versante della qualità ambientale, della sostenibilità delle nostre città, sia quella non meno rilevante della inclusione sociale». Di certo, però, non sono e non possono essere la panacea di tutti i mali: «Più politiche comuni europee – ha specificato Marini – potrebbero aiutare la tenuta e la ripartenza in termini di politiche industriali, del lavoro, dell’occupazione e della coesione sociale.  Ma davvero qualcuno pensa che noi usciremo dalla crisi con politiche regionali e solo con politiche nazionali?».

Riforme In tema di riforme e di semplificazione, Marini ha ricordato l’approvazione della legge regionale sul trasporto, la soppressione dell’Apt, l’Ati unico per acqua e rifiuti e l’Agenzia forestale. Sui rifiuti la presidente ha detto che l’aggiornamento del Piano regionale, datato 2009 e che conterrà con tutta probabilità la possibilità di bruciare il Css in alcuni impianti industriali della regione (tra i quali i cementifici), sarà approvato dalla giunta entro luglio per approdare in aula a settembre. Il 2012 è stato poi l’anno dell’approvazione della riforma della sanità, con la « riorganizzazione istituzionale – ha spiegato Marini -, la creazione della centrale operativa unica del 118, la nascita della gestione unitaria del sistema assicurativo dei sinistri e dell’acquisto dei farmaci e, ancora, il rafforzamento e l’integrazione della rete ospedaliera e della medicina del territorio».