di Maurizio Troccoli
E’ fuori dal campo delle opinioni, perchè è un fatto che, nel Paese si respira un clima di tensione tra il mondo politico e la magistratura. Qualcuno direbbe tra un certo mondo politico e certa magistratura. Di certo c’è, che è di ieri l’annuncio del presidente del consiglio con cui ha minacciato di farla pagare alla magistratura che in queste ore continua ad indagare sul suo conto, sulla sua vita, sui comportamenti, individuando effetti anche sullo scenario politico generale e sull’immagine della comunità nazionale. Insomma da questo versante sembra che non ci siano margini di dialogo tra due fronti che per buona pace di tutti dovrebbero collaborare al fine di garantire sicurezza alla collettività. Ed è positivo che da qualche parte margini di collaborazione tra i due poteri autonomi dello stato si intravvedano. Di questi tempi appare addirittura come una notizia. E Umbria24.it la dà.
Il summit «Non ci sono al momento processi riguardanti il reato di associazione mafiosa»: ha detto ai membri della Commissione d’inchiesta sulle infiltrazioni mafiose in Umbria il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Perugia, Giacomo Fumu, che insieme al procuratore aggiunto Federico Centrone è stato ascoltato nell’audizione che si è tenuta stamani, giovedì 20 gennaio, a Palazzo Cesaroni. Il procuratore capo Fumu ha altresì chiarito che il suo ufficio «non si occupa di prevenzione ma solo della repressione dei reati, mentre il controllo del territorio spetta al Prefetto e alle forze di polizia. Preoccupa il fatto che in Umbria non ci sia ancora una diffusa ‘cultura dell’attenzione’ riguardo le disponibilità di denaro di sospetta provenienza illecita, perché il fenomeno è ancora all’inizio, ma potrebbe nel tempo favorire una infiltrazione mafiosa priva di metodi violenti ma ugualmente pericolosa».
Erano presenti La Commissione d’inchiesta del Consiglio regionale sulle infiltrazioni mafiose in Umbria ha iniziato la propria attività ascoltando in audizione il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Perugia, Giacomo Fumu, e il procuratore aggiunto Federico Centrone. Il presidente della Commissione Paolo Brutti (Idv) ha chiesto conto al Procuratore delle notizie relative alle infiltrazioni mafiose in Umbria, dopo di che anche i commissari Gianluca Cirignoni (Lega Nord, vicepresidente), Damiano Stufara (Prc), Maria Rosi (Pdl) e Vincenzo Riommi (Pd), hanno posto domande su fenomeni legati alla criminalità ed eventuali raccordi con le associazioni mafiose.
Non c’è associazione mafiosa ma elementi preoccupanti Il procuratore Fumu, nel sottolineare l’importanza dell’organismo d’inchiesta del Consiglio regionale ha premesso che nel suo ufficio, e specificatamente per quanto attiene al lavoro della Direzione distrettuale antimafia, non ci sono al momento processi che riguardano il reato di associazione mafiosa, chiarendo ai commissari che il compito della Procura è segnatamente quello della repressione dei reati. «Noi non facciamo prevenzione – ha detto – poiché il controllo del territorio spetta a Prefetto e Questore. Fin qui non è stata individuata nessuna associazione a delinquere di stampo mafioso. Segno che in Umbria c’è un corpo sociale e istituzionale sano, che impedisce il radicamento dell’associazione mafiosa, anche se ciò non esclude che queste cerchino di operare in Umbria. La mia impressione – ha aggiunto Fumu – è che in questa regione sia invece ancora semplice riciclare i proventi di attività criminali, perché non esiste ancora una diffusa cultura dell’attenzione. Il commerciante che deve vendere la sua bottega non si cura della provenienza del denaro, anche se superiore al prezzo di mercato e in contanti. E una volta investiti i proventi illeciti, si crea un contatto con la popolazione residente, si può arrivare a modificare la mentalità della gente in molti modi, anche offrendo vantaggi economici, per esempio prestando denaro a tassi bassi. Credo che sia questo il campo dove porre la massima attenzione».
Brutti: «E’ in atto un processo di infiltrazione» Il presidente della Commissione d’inchiesta, Paolo Brutti, ha detto che «è in atto un processo d’infiltrazione, ma siccome siamo ancora all’inizio, questo processo bene indagato, ben denunciato, anche grazie al contributo dell’amministrazione pubblica e della popolazione, può essere fermato. È possibile fare un’azione di contrasto, una volta segnalate quelle che sono le criticità. Ed è auspicabile, come ha sottolineato anche il Procuratore, il massimo coordinamento fra tutte le forze preposte al mantenimento dell’ordine. È fondamentale l’interconnessione fra le centrali operative».
Annunciato nuovo vertice Al termine dell’audizione, Brutti ha anticipato ai rappresentanti della Procura della Repubblica l’esigenza di un ulteriore, successivo incontro, perché «nella seconda fase dei lavori – ha detto – quando la Commissione dovrà mettere mano alle normative affinché siano potenziati gli strumenti di contrasto all’infiltrazione della criminalità organizzata, chiederà loro gli adeguati suggerimenti per poter meglio intervenire».

