di Daniele Bovi

La Commissione UE è pronta a sostenere, con i fondi europei, il cammino di Umbria, Marche e Toscana verso la macroregione. A dirlo a Umbria24 è Luigi Nigri, direttore generale per la politica regionale e urbana UE della Commissione. «Nel corso dell’incontro che abbiamo tenuto – risponde Nigri a margine di un panel con i giornalisti a Bruxelles convocato per fare il punto sull’uso dei fondi europei – ho dato dei suggerimenti, ad esempio sulla band larga: perché non farla tutti e tre alla stessa velocità? Tra le Regioni c’è un protocollo firmato e al quale va data attuazione. Noi, per quel che ci riguarda, abbiamo dato disponibilità nell’ambito dei fondi a contribuire alla costruzione della macroregione. Quello che va al di là dei fondi però, non dipende da noi». Nigri, benché non segua in particolare l’Umbria, ha anche fatto qualche breve accenno a proposito della fase di programmazione 2007-2013 che si è chiusa da poco.

Umbria ok «Sembra che le cose – risponde – siano andate bene, non credo ci siano stati particolari problemi anche se bisogna vedere, nel merito, quali obiettivi che la Regione si era posta e se sono stati raggiunti». Questo perché «i soldi è bene sì spenderli tutti, ma con essi va cambiata la situazione di partenza dei territori, questa è la sfida: se spendiamo i soldi ma tutto rimane uguale a prima allora non sono serviti a niente; questo è il messaggio che vogliamo lanciare: servono risultati dimostrabili». Misurazione dei risultati, concreti, della quale molto si è parlato durante l’incontro con Nigri. «Con queste risorse – ha detto Nigri – le Regioni devono creare più ricchezza, più crescita e più posti di lavoro». Istituzioni che, per quanto riguarda la nuova fase di programmazione 2014-2020, già alla fine del 2018 saranno sottoposte al primo ‘esame’: «Faremo con loro – sottolinea il dg – una verifica di metà percorso; guarderemo non solo se hanno speso i soldi ma se hanno centrato degli obiettivi chiari e misurabili, come ad esempio la riduzione del Co2, i posti di lavoro e così via».

I fondi E se, poniamo, una Regione entro il 2018 deve spendere 100 euro ma ne ha impiegati solo 80, gli altri 20 non saranno versati. Insomma, bisogna fare presto e bene. Alcune Regioni però, non l’Umbria, sono in ritardo con l’approvazione dei piani: «In un’economia come quella italiana che sta vivendo solo una ‘ripresina’ – spiega Nigri – e dove le banche chiudono i rubinetti, se i fondi UE non arrivano ci saranno difficoltà». Parte di quei fondi, ha assicurato Nigri, potranno essere usati anche per intervenire nei territori colpiti dal terremoto del 24 agosto, «in primis – dice – per le esigenze economiche del territorio, poi anche per edifici di particolare valore culturale e per il dissesto idrogeologico. Va bene ricostruire le case, ma chi ci abita poi dovrà anche avere un lavoro, un’opportunità». A proposito dei rapporti annuali tramite i quali le Regioni spiegano come vengono usati i fondi, Nigri ha parlato, «a parte rare eccezioni», di «documenti illeggibili. Ci fanno tutta la storia delle delibere che hanno approvato ma non ci dicono se, ad esempio, nei territori sono stati assunti più ricercatori».

Sviluppo Fattore, quello della ricerca, decisivo per lo sviluppo di un paese come l’Italia secondo Nigri: «O l’Italia – spiega – produce prodotti ad alto valore aggiunto o muore. La ricerca poi in Italia è troppo autoreferenziale. Al di là di quella di base, quella applicata deve essere più a stretto contatto con le imprese». E a proposito di ricerca, «una priorità per l’Italia è fermare la fuga dei cervelli». Un altro tema che riguarda l’Umbria è quello del Piano di rafforzamento amministrativo, per il quale la Regione ha bandito un concorso volto all’assunzione (a tempo determinato) di decine di persone. «L’Umbria come le altre regioni – dice sul punto Nigri – deve raggiungere con questo Piano una serie di obiettivi, in primis l’accorciamento dei tempi di assegnazione dei fondi, oltre a tutta un’altra serie di miglioramenti».

Il ruolo delle rappresentanze Nigri nel corso della mattinata ha anche parlato di quello che dovrebbe essere il ruolo delle rappresentanze delle Regioni. Secondo il direttore «non dovrebbero limitarsi ad accogliere il presidente quando arriva a Bruxelles ma dovrebbero svolgere un ruolo attivo, tessere delle reti. L’Italia ha una grande ricchezza in termini di progetti, le Regioni dovrebbero varcare le frontiere, parlarsi qui a Bruxelles e scambiare esperienze. Se intessono relazioni possono svolgere un ruolo importante».

Twitter @DanieleBovi

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