di D.B.
Sanità, tutela del paesaggio e contrasto ai cambiamenti climatici, promozione di un’agricoltura non estensiva e di qualità, sviluppo economico, formazione e lavoro, realizzazione delle infrastrutture che possono rendere competitivo un territorio, cultura e turismo, gestione dei fondi europei e partecipazione naturalmente a progetti comunitari condivisi. Non si chiama ancora macroregione ma intanto le giunte di Umbria, Toscana e Marche approvano un documento (quella umbra ha fatto un primo passaggio sul punto proprio martedì), in cui si impegnano a collaborare e a coordinarsi su queste materie. L’annuncio è arrivato mercoledì dal presidente della Toscana Enrico Rossi che, durante il briefing settimanale con i giornalisti, ha rivelato anche che le tre Regioni a Bruxelles uniranno le forze per dare vita a un ufficio di rappresentanza unico.
Non bruciamo le tappe Occhio però che «non si tratta ancora della macroregione», sicuramente non dal punto di vista istituzionale, anche se «il passaggio è importante». «Nessuno vuole bruciare le tappe. La nostra visione – osserva Rossi – alterna volutamente uno sguardo lungo a ricadute più concrete e volte al breve periodo. Partiamo da qui, con questa sinergia rafforzata, individuando precisi ambiti di collaborazione». Alla base di tutto c’è un ragionamento preciso ovvero, ribaltando una famosa espressione, che piccolo non è bello, anzi: «Avere la ‘taglia’ giusta – dice il presidente della Toscana – è importante in un mondo globalizzato, aiuta a risolvere meglio alcuni problemi. È importante anche quando vai a trattare con l’Europa. Insieme è meglio, per tutti».
L’accordo Questo primo accordo prevede un coordinamento politico e gruppi di lavoro tecnici che costituiranno la base di quella macroregione che nelle intenzioni vuole affrontare meglio i problemi comuni, dai trasporti alla sanità. Per il momento dunque si inizia dal ragionare insieme su una serie di tematiche che accomunano le tre realtà, poi chissà per quello che viene descritto come un doppio percorso, «con una riforma prima sostanziale, come fu chiarito a Perugia, e solo domani magari istituzionale» precisa Rossi. Un esempio concreto della collaborazione è, come noto fin dalle settimane scorse, quello che attiene la realizzazione di una centrale unica degli acquisti (sulle quali le tre regioni stanno definendo un percorso comune) per quanto riguarda la sanità ma anche per servizi di pulizia, lavanderia e ristorazione, guardiania e vigilanza a vantaggio del più vasto universo degli enti pubblici. Un tema, questo della centrale unica, sul quale è stata scritta una lettera al commissario della spesa, Yoram Gutgeld.
TUTTO IL DIBATTITO SULLA MACROREGIONE
Brand unico Secondo il protocollo le tre giunte si riuniranno in plenaria almeno due volte l’anno per approvare programmi annuali e indirizzi per la loro messa in pratica e per fare il punto sulla collaborazione raggiunta. Il documento guarda al 2020 e sul tavolo ci sono, oltre la questione della centrale unica e alla volontà di rapportarsi in modo unico con Europa e Commissione europea, anche altre iniziative comuni come una promozione di un brand condiviso di questo territorio tra l’Adriatico e il Tirreno, cooperazione internazionale e incentivi per le imprese da ricondurre a procedure e format condivisi. «Se intanto – ha chiuso Rossi – cominciamo a mettere insieme le politiche agricole, per lo sviluppo, per l’ambiente, e quelle per la tutela del paesaggio, può nascere davvero una regione dell’Italia centrale che non può avere nulla da temere rispetto alle grandi regioni dell’Europa».
I consigli regionali Sempre in ottica di macroregione, la prossima settimana a Perugia ci sarà un pranzo di lavoro tra i presidenti dei tre consigli regionali. Ad annunciarlo è quello della Toscana Eugenio Giani che parla di un «patto di consultazione fra le tre assemblee regionali a cui stiamo lavorando da tempo». Durante l’incontro si discuterà del miglioramento della viabilità nelle tre regioni, «a partire dalla realizzazione – osserva Giani – dei lavori che possono portare, soprattutto fra Marche e Umbria, al completamento della strada del cosiddetto Colfiorito, la 4 corsie che da Foligno porta sulla dorsale adriatica fino a Civitanova Marche». Secondo Giani «stiamo lavorando in una logica che è quella del patto di consultazione dei 3 Consigli regionali. Certo che quando si deve pensare a una macroregione, la fusione delle Regioni non è certo l’iniziativa dei Consigli regionali, ma dovrà essere un disegno nazionale». «Sarebbe paradossale – ha detto ancora – fare l’Italia di mezzo, ovvero Toscana, Marche e Umbria, e lasciare Regioni che hanno una sola provincia come il Molise o la Valle d’Aosta».
Twitter @DanieleBovi
