martedì 27 settembre 2016 - Aggiornato alle 19:14
19 maggio 2016 Ultimo aggiornamento alle 18:15

Macroregione: Umbria, Toscana e Marche fanno la spesa insieme: «Partiamo da cose concrete»

Accordo per accorpare la centrale unica degli acquisti e la sede europea di Bruxelles. Si lavora a un patto sulla mobilità sanitaria e a un documento politico

Macroregione: Umbria, Toscana e Marche fanno la spesa insieme: «Partiamo da cose concrete»

di Ivano Porfiri

Qualcuno lo chiamò “Patto del sagrantino”. Era il 20 novembre scorso al ristorante ‘La Taverna’ di Perugia e i tre presidenti delle Regioni, Luca Ceriscioli per le Marche, Enrico Rossi per la Toscana e Catiuscia Marini per l’Umbria, erano appena usciti da un incontro con conferenza stampa annessa. Si brindò col celebre vino umbro al percorso che si stava avviando.

Strada comune Le iperboli giornalistiche e il battibecco politico parlarono di fusione tra le regioni, di “annessioni”, di tira e molla per il futuro capoluogo. In verità, quello che si disse durante quell’incontro è che non si sarebbe trattato di una «fusione a freddo», bensì si sarebbe partiti da «un lavoro comune per punti strategici delle nostre comunità. Così – fu detto – possiamo innescare processi positivi nelle singole regioni». S parlò di «fare cose comuni che ci aiutino a ripartire: razionalizziamo meglio i conti pubblici, facciamo accordi su temi fondamentali come la sanità o l’uso dei fondi europei».

Ufficio a Bruxelles In effetti, la strada intrapresa sembra, a sei mesi di distanza, proprio questa. Pochi giorni fa, nel corso della manifestazione ‘Panorama d’Italia’ la presidente Marini ha annunciato che Umbria, Toscana e Marche riuniranno in un solo ufficio le loro rappresentanze a Bruxelles, con un solo dirigente, in modo da generare costi e, allo stesso tempo, moltiplicare le competenze per attrarre più fondi europei possibile. A giugno i tre presidenti si vedranno proprio nella capitale belga per il ‘Comitato delle regioni’ e lì definiranno gli aspetti tecnico-burocratici.

Centrale unica acquisti La seconda iniziativa di convergenza arriva, invece, in ambito di spese per beni e servizi pubblici. Marche, Toscana e Umbria stanno definendo un percorso per realizzare una “centrale unica per gli acquisti” aggregando le diverse strutture che attualmente, in ogni singola regione, provvedono alla gestione delle gare per l’acquisto di beni e servizi in sanità, ma anche in altri settori quali i servizi di pulizia, lavanderia e ristorazione per enti pubblici, vigilanza armata, guardiania e manutenzione degli immobili pubblici. Ceriscioli, Rossi e Marini hanno già inviato una lettere al commissario per la spending review, Yoram Gutgeld, con la quale formalizzano la proposta di aggregazione dei diversi soggetti regionali, indicando la Regione Umbria quale capofila. In teoria, infatti, il progetto statale vedrebbe l’Umbria aggregata alla Toscana e le Marche all’Emilia, ma le tre regioni chiedono di potersi muovere insieme perché si considerano «omogenee».

Razionalizzazione e risparmi Per i tre presidenti si tratta di una «prima e concreta iniziativa di cooperazione interregionale finalizzata innanzitutto a una migliore efficienza ed efficacia della spesa pubblica, oltre che ad aumentare il livello di trasparenza delle procedure. Una tale realizzazione – secondo i tre – in linea con i contenuti delle norme varate dal Governo in materia di revisione della spesa, determinerebbe altresì notevoli risparmi».

Mobilità sanitaria Uno dei prossimi passi potrebbe riguardare ancora la sanità. Si starebbe lavorando, infatti, a specifici accordi interregionali sulla mobilità dei pazienti. L’idea sarebbe quella di eliminare i permessi per prenotare visite e cure fuori dal proprio territorio di competenza. Tra questi, ad esempio, ci sarebbe in cantiere un nullaosta per i marchigiani di “confine” di accedere all’ospedale di Gubbio-Branca a seguito della chiusura del punto nascite di Fabriano.

Documento politico Al di là dei singoli accordi di «cooperazione interregionale», è anche vero tuttavia che nel giorno del “Patto del sagrantino” si parlò di un imminente «documento politico comune da portare ai rispettivi consigli regionali». Un passo ulteriore, dunque, lungo la strada di una collaborazione strutturata che anticipi un’eventuale ritocco alla Costituzione per l’accorpamento delle Regioni, a cui il governo sta pensando. La contingenza politica, con il referendum sulla riforma costituzionale già varata dal Parlamento, è ciò che probabilmente ha consigliato di “congelare” la discussione sulle macroregioni e, quindi, anche dell’elaborazione del documento politico di Umbria. Toscana e Marche. Ma, fanno sapere fonti di palazzo, il documento resta in cantiere.

Opposizioni all’attacco Intanto dalle opposizioni c’è chi fa pressione. Per il consigliere regionale umbro Claudio Ricci «la macroregione Centro Italia non la possono decidere i tre presidenti di Toscana, Umbria e Marche a tavolino, ma deve essere il frutto di una riflessione dei Consigli regionali e, soprattutto, di un percorso ‘dal basso’ che coinvolga cittadini, attività, associazioni e componenti socio economiche nonché culturali della regione». Ricci ricorda di aver presentato, «da alcuni mesic» una mozione in proposito, augurandosi che «venga presto discussa per determinare un metodo per procedere verso la decisione». Anche il capogruppo regionale del M5s, Andrea Liberati interviene parlando di «una nuova riforma ‘Frankenstein’, volta al solo perpetuarsi di sé stessi, vecchia classe dirigente-digerente: more solito, tutto cambia affinché nulla cambi”e puntando il dito contro la presidente della Giunta regionale che, a suo giudizio, «senza alcuna delega, senza mai nemmeno discuterne in Aula» ha avviato un confronto su questi temi con i presidenti di Toscana e Marche. Liberati sostiene che la «macroregione non servirà a niente e a nessuno» e che «se oggi viviamo in una regione che poco conta ebbene, dopo le vagheggiate fusioni a freddo, essa peserà certamente ancor meno: le decisioni saranno infatti prese altrove, in palazzi sempre più lontani».

 

©Riproduzione riservata

COMMENTA LA NOTIZIA

Attezione!

Per commentare puoi loggarti con l'account social che preferisci, facebook, twitter, google plus, oppure creare un nuovo account sulla piattaforma disqus.
Leggi la guida su come inserire un commento ed interagire con la community.

// CONDIZIONI GENERALI DI UTILIZZO
  • Alessio Marchetti

    Caro Ricci…si salvi chi può.
    Come a dire visto che la destra in Umbria sta vincendo e non riusciamo a contrastarla perchè abbiamo fatto talmente tante porcate e cavolate, facciamo sparire l’Umbria.
    Basta vedere:
    Sanità…costi esorbitanti con territori senza ospedali ed altri con Ospedali sovradimensionati.
    Giustizia… Tribunali irraggiungibili ed altri chiusi
    Trasporti:
    Ferrovia….un disastro, neanche nel 1960 ci voleva tanto per arrivare a Milano o Napoli
    Aereo….stendiamo un velo pietoso, aeroporto giocattolo senza voli.
    Strade, abbiamo una 2 valli anzichè 3, un quadrilatero che è un poligono indefinito
    Strade comunali…no comment ci vuole il carro armato ormai per circolare neanche la Jeep.
    Università…..neanche quella funziona più
    Turismo……siete fortunati per quello che hanno fatto dal 1700 fino al 1900 e campate di rendita altrimenti siamo al terzo mondo anche li.
    Competitività….che dire l’Umbria ha pochissime eccellenze industriali ormai…
    Gli Umbri non votano più il PD? cancelliamo gli UMBRI…..

Condividi

banner 300x250
banner 300x250
banner 300x250