Un momento della cerimonia

Una regione con conti sostanzialmente in ordine e con diversi punti di forza, ma il cui futuro è minacciato in primis da una «drammatica crisi demografica» e dal declino strutturale del sistema produttivo. È un’Umbria che sta «finanziariamente bene» ma che ha «molto da lavorare» su tanti fronti quella che emerge dal giudizio di parificazione del rendiconto di bilancio 2025 della Regione, cioè il procedimento con il quale, ogni anno, la Corte dei conti formula una serie di osservazioni sulla legittimità e regolarità della gestione, proponendo correttivi e interventi per assicurare l’equilibrio di bilancio e una spesa efficace ed efficiente. Il giudizio di parificazione si è tenuto giovedì nel salone Bruschi della Prefettura di Perugia.

Quadro solido Dalla relazione del presidente della Sezione regionale di controllo, Paolo Peluffo, emerge un quadro finanziario definito solido. Il disavanzo della parte disponibile del risultato di amministrazione è sceso a 6,2 milioni di euro (un disavanzo semplicemente tecnico dovuto alla sottoscrizione di alcuni mutui), contro i circa 70 milioni dell’anno precedente, mentre la liquidità disponibile supera i 644 milioni di euro. In calo anche il debito complessivo, sceso a circa 450 milioni, con un livello pro capite inferiore alla media nazionale. La Corte sottolinea inoltre l’aumento delle entrate tributarie e i risultati del recupero dell’evasione della tassa automobilistica, che ha portato a incassi per 37,5 milioni di euro. Anche la sanità, principale voce di spesa regionale, chiude il 2025 con un lieve avanzo, pari a circa 600 mila euro.

Un momento della cerimonia

Declino demografico Accanto ai dati positivi, però, i magistrati contabili hanno messo in evidenza problemi strutturali di lungo periodo. Il principale riguarda la dinamica demografica. L’Umbria è oggi la decima regione più anziana tra le 234 dell’Unione europea, con un indice di vecchiaia salito al 246,6 per cento. Secondo le stime richiamate dalla Corte, senza interventi il calo della popolazione diventerà «una tragedia» che potrebbe tradursi in una riduzione della capacità contributiva e del reddito regionale. Particolarmente esposte al rischio di spopolamento risultano le aree interne e quelle colpite dal sisma del 2016.

I punti di forza Tra i punti di forza vengono invece indicati l’elevato livello di istruzione, la partecipazione al lavoro, soprattutto femminile, una ricchezza distribuita in modo più equo rispetto ad altre realtà e il turismo, che continua a rappresentare il settore più dinamico dell’economia regionale anche che però, ha ricordato Peluffo, «è a basso valore aggiunto». Nel 2025 le presenze turistiche hanno raggiunto quota 8 milioni, con un aumento dell’8,5 per cento rispetto all’anno precedente. Permane tuttavia il divario tra la qualità del capitale umano e la capacità del sistema economico di valorizzarlo: oltre un quarto dei laureati svolge infatti mansioni inferiori rispetto al proprio livello di formazione. In generale, i punti di forza «da soli non bastano – ha chiosato Peluffo – per affrontare e risolvere le problematiche strutturali dell’Umbria; c’è molto da lavorare».

Sistema produttivo e reti idriche La Corte richiama inoltre il «declino strutturale» del sistema produttivo e altre criticità storiche, come l’insufficiente offerta del trasporto pubblico locale, la dispersione idrica che in alcune aree raggiunge il 50 per cento (su questo dossier sarà svolto nei prossimi mesi un approfondimento ad hoc) e la necessità di accelerare sugli investimenti per la rete degli acquedotti e sulla gestione delle risorse idriche.

Stefania Proietti nel corso del suo intervento

La sanità Sul fronte sanitario, il principale elemento di preoccupazione è rappresentato dalla mobilità passiva. Il saldo economico tra cittadini umbri che si curano fuori regione e pazienti provenienti da altre aree del Paese è peggiorato fino a un passivo di 55,8 milioni di euro, soprattutto per l’aumento dei flussi verso l’Emilia-Romagna e la diminuzione degli accessi dal Lazio. Restano inoltre criticità legate alle liste d’attesa e al superamento dei tetti di spesa farmaceutica.

Il Pnrr Importante anche il capitolo degli investimenti pubblici, sostenuti in larga parte dalle risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza e dai fondi europei, vera e propria ancora di salvezza del Pil regionale. Sul territorio umbro sono in corso circa 5 mila interventi per un valore complessivo superiore a 2,7 miliardi di euro, mentre i pagamenti per investimenti sono più che raddoppiati rispetto al 2019.

La Procura Nella sua requisitoria, il procuratore regionale Antonietta Bussi ha definito il 2025 «un anno di transizione», sottolineando che la qualità della programmazione dovrà essere accompagnata da una concreta capacità di attuazione, perché «senza una chiara misurazione dei risultati il rischio è che anche i migliori propositi restino privi di effetti concreti». Tra le osservazioni della Corte figurano infine anche criticità organizzative interne, tra cui il ricorso esteso agli incarichi dirigenziali ad interim e l’assenza di un pieno sistema di controllo di gestione e di reportistica, sospeso dal 2019.

Proietti La presidente della Regione, Stefania Proietti, ha parlato di «cambio di passo riconosciuto anche dalla Corte dei conti», sottolineando il miglioramento dei conti e il raggiungimento degli obiettivi previsti dal Pnrr. In particolare, sul fronte sanitario ha rivendicato «l’azzeramento del disavanzo e un recupero di solidità complessiva, accompagnato da una migliore pianificazione e gestione». Positivi vengono definiti anche i risultati della ricostruzione post terremoto, mentre sul fronte del tpl sono stati approvati il nuovo Piano di bacino e quello tariffario. Quanto alla sfida demografica, invece, Proietti sottolinea gli investimenti sul sistema 0-6 anni, l’ampliamento dei posti negli asili nido a costi accessibili, l’estensione del tempo scuola e il potenziamento dei servizi nelle aree interne. «L’obiettivo – ha detto Proietti – è contrastare lo spopolamento e sostenere la genitorialità, creando le condizioni per invertire il trend demografico nei prossimi anni». 

Confindustria Sul giudizio di parificazione è intervenuta anche Confindustria Umbria, che ha chiesto di destinare le maggiori risorse disponibili a interventi in grado di sostenere crescita e competitività. Il presidente Giammarco Urbani ha sollecitato l’apertura del confronto sull’utilizzo del maggior gettito fiscale e indicato tra le priorità energia, infrastrutture, formazione e attrazione di nuovi investimenti, affinché le risorse pubbliche producano «effetti strutturali» sull’economia regionale.

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