Pietro Laffranco (foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

Prima un matrimonio, quello tra Claudio Ricci e Forza Italia, più d’interesse che d’amore, poi la tensione e i veleni sulle candidature e ora lo spettro di uno strappo dei fittiani, capitanati in Umbria da Pietro Laffranco che potrebbe guidare una lista in aperta contrapposizione alla coalizione capitanata dal sindaco di Assisi. Un’Umbria, quindi, sulla quale si potrebbero scaricare le conseguenze dello scontro all’interno di Forza Italia sulle regionali. L’epicentro del terremoto è la Puglia, dove Raffaele Fitto vorrebbe candidarsi presidente con una sua lista come rappresaglia alla “epurazione” dei fittiani dalle liste che sarebbe stata decisa da Silvio Berlusconi e dal segretario regionale di FI, Luigi Vitali, che venerdì però ha spiegato che «non ci sono preclusioni sulle candidature».

Le liste Liste, oltre che in Puglia, potrebbero essere messe in piedi in Umbria, Toscana e Veneto: «Qualora – dice Laffranco – il vertice nazionale di Forza Italia confermi l’intenzione suicida di escludere, come in altre regioni, autorevoli esponenti umbri dalle liste regionali, siamo pronti, forti di sollecitazioni provenienti da più parti, siamo pronti, assieme a tanti amici, alla sfida. Sarebbe l’atto finale di un suicidio politico perseguito
con assurda ostinazione sin dalla chiusura del Pdl». Uno strappo, quello di Laffranco, che per il centrodestra umbro sarebbe politicamente pesantissimo. Il deputato (già candidatosi presidente contro Maria Rita Lorenzetti nel 2005, quando raccolse il 34 per cento) è infatti uno degli ‘uomini forti’ del partito in Umbria, capace di portare con lui dirigenti e consenso. In caso, un problema di non poco conto per una coalizione che non parte con i favori dei pronostici e per una Forza Italia che potrebbe uscirne con le ossa rotte.

Battaglia La battaglia quindi dalle aule parlamentari si sposta direttamente sui territori attraverso i fedelissimi di Fitto. In Toscana ai nastri di partenza sarebbe pronto Maurizio Bianconi: «Impegnarsi – dice -, spendersi e rischiare per i toscani e il centrodestra diventa obbligatorio. Tanto più se è vero che in Puglia vale la regola delle epurazioni: aver consenso e ragione è delitto di lesa maestà». Escludere i fittiani dalle liste secondo Laffranco «sarebbe l’atto finale di un suicidio politico perseguito con assurda ostinazione sin dalla chiusura del Pdl. Un anno di patto del Nazareno senza opposizione a Renzi che ha causato la perdita di tanti elettori che ci avevano votato per essere ci alternativi alla sinistra»

Il ticket «Abbiamo lavorato con impegno per costruire un’alternativa credibile per il governo dell’Umbria, in coerenza con quanto fatto con le vittorie conseguite a Perugia e a Spoleto solo un anno fa e ora auspichiamo che nessuno, perseguendo scopi diversi dalla vittoria sulla sinistra, impantani prima e distrugga poi il progetto». Un progetto che Ricci, in attesa di capire quello che succederà, nel frattempo porta avanti. Giovedì sera al Park Hotel di Ponte San Giovanni, nel corso di un’iniziativa, il sindaco di Assisi ha lanciato ufficialmente il ticket in vista di una possibile vittoria, conquistata la quale vicepresidente della Regione sarebbe Raffaele Nevi, che sarà anche il capolista di Forza Italia.

Candidature Un Nevi che per molto tempo è stato tra i papabili per la candidatura a presidente. «Una proposta unitaria sostenuta da tutto il centrodestra – dice la coordinatrice regionale di FI Catia Polidori – è importante. Deve essere in grado di coniugare le numerose istanze del territorio con gli equilibri interni ai partiti nazionali». Equilibri interni che però con il possibile strappo di Laffranco rischiano di saltare. In più c’è da risolvere il nodo delle candidature dei consiglieri uscenti, in primis Sandra Monacelli, Rocco Valentino, Gianluca Cirignoni, Massimo Monni e Andrea Lignani Marchesani. Da una parte viene rivendicato l’accordo con il sindaco di Assisi secondo il quale a loro spetterebbe un posto nelle liste civiche, dall’altra ci sono i partiti di provenienza che oppongono il loro niet. E in mezzo ci sono i civici veri, quelli che si sentirebbero schiacciati dal peso elettorale dei consiglieri uscenti.

Twitter @DanieleBovi

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