E’ il giorno delle reazioni all’annuncio di Serse Cosmi di un progetto di ascolto della città, apparso, ai più, come un primo passo per una probabile discesa in campo nelle elezioni amministrative di Perugia.
Interviene Giacomo Leonelli, segretario regionale di Azione, ex consigliere regionale ed ex segretario regionale del Partito democratico, attraverso un post sulla propria pagina facebook, denunciando non chi si propone, ma la politica che ricorre a strumenti a metà strada tra «un casting e la figurina pokemon più preziosa».
Ricorda come dieci giorni fa gli sia «stata chiesta la disponibilità di candidarmi a sindaco della mia città». Aggiunge come «nel frattempo, in questi 10 giorni, abbiamo assistito» a «dei veri e propri casting alla ricerca spasmodica di persone e personaggi, buttati nelle dichiarazioni e nei retroscena giornalistici come possibili “assi nella manica”; esposti alla gogna dei social network così, magari per qualche ora, per esaudire un irrazionale bisogno della politica perugina per la “figurina” da esporre; come se oggi, autunno 2023, in piena crisi internazionale, di fronte a dati pessimi su crescita economica ed emigrazione giovanile, alla politica bastasse un mix tra un casting per un film e la figurina pokemon più preziosa da esibire ai compagni di classe».
Precisa di non avercela «con queste persone degnissime, che hanno raggiunto risultati significativi nei propri ambiti di competenza, e che hanno dato la loro disponibilità a fare qualcosa per la loro città; né mi permetto di dare pagelle di preparazione e competenza amministrativa: ci sono stati sindaci senza alcuna esperienza precedente che hanno fatto bene il loro lavoro una volta eletti». Ce l’ha invece «con quella politica che prima ci stordisce con paroloni come “partecipazione”, “costruzione dal basso” , “diamo voce al territorio”, “prima il programma”, e poi appena vede un personaggio noto fare capolino, si dimentica istantaneamente dei proclami e ci si butta repentinamente a capofitto; salvo poi sbrigarsi a metterlo da parte quando gli capita sotto mano una figurina “pokemon” che ritiene più “preziosa” (come dice mio figlio Ettore)».
Conclude: «Direi che Perugia necessita di qualcosa di più serio che una scomposta e cinica ricerca del personaggio più noto in città».
