di Daniele Bovi
«Il governo non intende impugnare la legge elettorale dell’Umbria di fronte alla Corte costituzionale». Rispondendo venerdì mattina alla Camera all’interpellanza urgente presentata dalla deputata di Scelta civica Adriana Galgano, il governo attraverso il sottosegretario agli Affari regionali Gianclaudio Bressa ha fatto capire che non ha la minima intenzione di impugnare la legge. «Il governo – ha detto in aula Bressa approfondendo quanto detto nei giorni scorsi dal ministro Boschi – ritiene che la legge non ha profili di incostituzionalità e che rientra nei parametri di discrezionalità politica ai sensi dell’articolo 122 della Costituzione», ovvero quello che affida alle regioni la materiale elettorale; un elemento criticato nei giorni scorsi dal Corriere della sera.
La risposta «A ogni forma di governo – ha spiegato il sottosegretario – corrisponde una serie di ipotesi e modelli di legge elettorale che devono avere una caratteristica fondamentale per essere legittimi: quella di garantire la rappresentanza e la formazione di una maggioranza e ciò ha importanza nei sistemi presidenziali». Bressa cita le leggi di Gran Bretagna, Francia, Stati Uniti e passa poi alla sentenza della Corte costituzionale che ha dichiarato il Porcellum non conforme alla Carta; pagine che chi si oppone a quello che è stato definito «Umbricellum» porta a sostegno delle proprie tesi. In sintesi secondo il sottosegretario la forma di governo delle regioni «è diversa da quella parlamentare ed è più vicina a quella presidenziale».
REGIONALI, SI VOTA IL 31 MAGGIO
Sentenza «Nella sentenza – ha detto ancora – si distingue l’assemblea parlamentare da quella di altri enti territoriali. Le aule parlamentari insomma sono molto differenti rispetto a quelle regionali, e questa è giurisprudenza consolidata». Da ultimo il sottosegretario ha parlato anche del premio di maggioranza, pari al 60 per cento dei seggi (senza una soglia minima di voti): «Una percentuale – ha detto – che vige anche per i sindaci». Parole che non hanno soddisfatto Galgano: «Il sottosegretario – ha detto la deputata umbra – ha fatto riferimento alla diversa natura delle assemblee regionali e nazionali e, dunque, all’impossibilità di estendere la sentenza della Consulta alle leggi elettorali regionali. Ma il punto da noi sollevato è tutt’altro e cioè ribadire che gli elettori, siano essi chiamati alle urne per rinnovare i consigli regionali o il Parlamento, godono degli stessi diritti garantiti dalla Costituzione Il principio di rappresentatività non può essere sacrificato interamente sull’altare della governabilità».
Basiti Galgano ha concluso sottolineando che «il rifiuto espresso da Bressa ci lascia basiti e insoddisfatti ma ci motiva, ancora di più, a proseguire in questa battaglia per la difesa dei valori profondi che ispirano la nostra democrazia». Insomma, Galgano e gli altri membri del Comitato per la democrazia (al quale ha aderito anche il M5S) tirano dritto e lunedì a Perugia presenteranno il ricorso al tribunale civile di Perugia. Ad occuparsene sarà il professor Felice Besostri, uno di quelli che è riuscito a far mandare in soffitta il Porcellum. Poi, in caso da qui al voto nulla cambiasse, dopo la proclamazione degli eletti arriverà anche quello al Tar dell’Umbria. «Il governo – dice il deputato del M5S Gallinella – si nasconde dietro una logica ragionieristica. È singolare che nonostante l’Umbricellum sia ormai diventato un caso nazionale, il governo questa volta per bocca del sottosegretario Bressa continui a nascondersi dietro la differenza tra legge elettorale nazionale e leggi elettorali regionali escludendo così un’incidenza diretta della sentenza della Corte costituzionale».
LEGGE ELETTORALE, LE CRITICHE DEL CORRIERE DELLA SERA
Parole sconcertanti Di parole «sconcertanti» da parte del governo parla invece il segretario di Radicaliperugia Michele Guaitini: «Il sottosegretario – scrive – forse non si è reso conto, o fa finta di non rendersi conto, che la sentenza della Corte costituzionale non solo ha bocciato il Porcellum, ma ha stabilito il principio che tutti i sistemi elettorali di organi elettivi devono rispondere a criteri di ragionevolezza». Alle urne, come deciso giovedì dal consiglio dei ministri, si andrà il 31 maggio, data che secondo il consigliere regionale di Fratelli d’Italia Andrea Lignina Marchesani «è troppo a ridosso i uno dei primo “ponti” ormai estivi e che ciò – unitamente al clima generale di antipolitica che pervade l’Italia – renderà molto probabile una grande astensione dei cittadini chiamati al voto». Motivo per cui Lignani chiede alla giunta regionale di anticipare la data di una settimana.
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