di Daniele Bovi
Fare presto e possibilmente bene per cercare di evitare quanto successo nel 2010, o quantomeno di contenere il più possibile i danni. Lunedì a Perugia Michele Guaitini e Andrea Maori di radicaliperugia.org insieme a Luigino Ciotti e ai consiglieri regionali Oliviero Dottorini (Idv) e Maria Rosi (Ncd), hanno presentato quelle che sono le loro proposte riguardo sulla legge elettorale regionale e su quella (la 28 del 2010) che regola i referendum. «La legislazione regionale in materia di legge elettorale e di strumenti di partecipazione popolare tra cui i referendum – hanno detto Guaitini e Maori -, rappresenta in modo plastico la scarsa sensibilità istituzionale sui più elementari diritti democratici dei cittadini». Quanto alla nuova legge elettorale, si chiede in primis un’approvazione in tempi rapidi, al contrario di quanto accadde nel 2010 quando le nuove regole furono varate a gennaio con elezioni convocate a marzo. Il secondo aspetto riguarda il dimezzamento del numero minimo delle firme necessarie da raccogliere mentre il terzo eventuali esenzioni: «O ci sono per tutti – è stato detto – o non ci sono per nessuno».
Le proposte Con la contestata legge del 2010 infatti i partiti che sedevano in consiglio regionale si auto-esentarono, mentre tutti gli altri si ritrovarono a gennaio con tremila firme da raccogliere, in teoria in modo legale, entro un mese. Di fatto, una tagliola: «Se si vogliono raccogliere le sottoscrizioni in modo legale – ha sottolineato Guaitini – non si possono comprimere i tempi». «La raccolta – ha detto Maori – dovrebbe essere garantita anche in forma elettronica, ci sono tutti gli strumenti per farlo, in più servirebbe anche un albo degli autenticatori». Tutto ciò fermo restando che «l’approvazione di una legge elettorale a meno di un anno dalle elezioni – hanno detto i radicali perugini – va contro il Codice di buona condotta in materia elettorale adottato nel 2002 dal Consiglio d’Europa. Già a ottobre 2012 chiedemmo particolare attenzione riguardo ai tempi ma nulla è successo, ora quindi la legge va approvata in tempi rapidi, anche intensificando i lavori del consiglio regionale perché siamo già in enorme e colpevole ritardo».
I referendum Quanto al referendum invece «in Umbria – ha spiegato Guaitini – sono di fatto impossibili e ciò è stato stabilito a norma di legge. E se si fa notare un errore e questo non viene corretto, allora si deve parlare di malafede». L’articolo 22 dello statuto regionale spiega che «la Regione riconosce il referendum quale istituto di democrazia partecipativa e ne favorisce l’attuazione». Nei fatti però non è così. La legge 28 del 2010 infatti (articolo 28 comma primo) stabilisce che questi non possono tenersi né in concomitanza con le elezioni regionali né con quelle politiche, europee o amministrative. «Questo significa – ha detto Guaitini – che essendoci all’incirca un appuntamento all’anno non si possono tenere mai. Si pensi a quello contro l’aumento del 23% degli emolumenti dei consiglieri regionali: convocato per tre volte tra 2005 e 2007 è stato sempre sospeso per concomitanze elettorali senza che la presidente Lorenzetti esercitasse mai il potere di spostarlo all’autunno successivo. Opzione peraltro eliminata dalla legge del 2010».
La porcata Poi arriva il caso del referendum relativo alla fusione tra cinque comuni dell’Orvietano: «Qui – ha detto Guaitini – hanno tentato la porcata delle porcate, ovvero eliminare il divieto di concomitanza con le elezioni solo nel caso di referendum su fusione e istituzione di nuovi comuni». Il divieto poi è stato tolto solo per quelli consultivi mentre la Commissione di garanzia statutaria ha dichiarato la non conformità del divieto allo statuto. Da questo ultimo pronunciamento, che impone al consiglio regionale di rivedere la norma, sono passati quattro mesi senza che nulla si sia mosso. «A questo punto – commenta Guaitini – appare inequivocabile la malafede politica della massima istituzione legislativa regionale». La situazione potrebbe sbloccarsi nelle prossime settimane grazie al disegno di legge depositato da Dottorini con il quale si cancella in toto il divieto posto nel 2010. «Tutte queste iniziative – ha detto il consigliere Idv – sono giuste e opportune perché in questi casi vengono messi a rischio gli spazi democratici. Se c’è una gara a tutti devono essere garantite le stesse condizioni». «Non si possono escludere le piccole forze – ha aggiunto Ciotti – e non si può pensare di far raccogliere loro in poco tempo tremila firme in modo legale».
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