di Dan.Bo.
Un sistema proporzionale corretto da un premio di maggioranza. Dopo mesi di confronto interno al Pd, martedì il partito ha portato la sua proposta ufficiale sul tavolo della commissione Statuto del consiglio regionale. Un primo dibattito dopo la pausa estiva con tanti punti ancora aperti. La proposta prevede il turno unico, il collegio unico regionale, l’abolizione del listino così come del voto disgiunto, elezione diretta del presidente, nessuna incompatibilità tra assessore e consigliere, almeno un 40% di donne nelle liste, doppia preferenza di genere e, al contrario di quanto si potesse pensare, niente soglie di sbarramento, così che tutte le liste che otterranno voti parteciperanno al riparto dei venti seggi in palio.
I punti Il premio di maggioranza poi sarà variabile: fino al 40% dei voti i vincitori otterranno 11 seggi, 12 tra il 40% e il 60% e 13 oltre il 60%, con minoranze che così non potranno ottenere meno di sette posti in consiglio. Quanto ai candidati presidente sconfitti, questi se la proposta passerà potrebbero sedere in aula solo se collegati a liste o coalizioni che almeno un consigliere lo hanno conquistato. Da ultimo, viene riproposto sostanzialmente identico un punto che nel 2010 fece inferocire coloro i quali (Radicali e Sinistra critica si presentarono di fronte al Tar) non sedevano né in consiglio né in parlamento: per quanto riguarda la raccolta delle firme infatti, quei partiti o gruppi che sono a palazzo Cesaroni o in almeno un ramo del parlamento non dovranno raccoglierle. La soglia fissata è alta: ad esempio Claudio Ricci, sindaco di Assisi e finora unico candidato ufficiale, dovrà raccogliere tremila firme.
IL PACCHETTO DI PROPOSTE DELL’UDC
Dibattito Il dibattito in commissione ha portato a galla una contrarietà abbastanza netta dei consiglieri di opposizione, mentre il centrosinistra ha evidenziato i punti di discussione ancora aperti riconoscendo però che un passo in avanti, con la presentazione di una proposta complessiva, è stato fatto. Paolo Brutti (Idv) a proposito del premio di maggioranza vorrebbe un minimo e un massimo per l’attribuzione dei seggi, con doppio turno in caso che l’obiettivo minimo non sia centrato. Damiano Stufara (Prc) ha parlato di un pacchetto ancora lontano da «un livello ottimale di equità» e ha concordato con Brutti sull’ipotesi secondo turno che, secondo Sandra Monacelli (Udc), spaventa il Pd visto il risultato delle amministrative di Perugia. Tutti e tre a proposito del doppio turno hanno evidenziato il rischio di ricorsi data la sentenza della Corte costituzionale.
FI all’attacco Dai banchi del Ncd Massimo Mantovani boccia collegio unico, turno unico e doppia preferenza di genere chiedendo che venga reinserita la possibilità del voto disgiunto, «entrato – ha detto – nella pratica elettorale corrente come espressione di reale libertà dell’elettore». Sì al voto disgiunto anche da parte del Comunista umbro Orfeo Goracci, che giudica poi troppo alta la soglia per le firme. La doppia preferenza di genere secondo il socialista Massimo Buconi, che vorrebbe anche fissare un tetto massimo di spesa, avvantaggerebbe di fatto i territori e le città più forti. Una bocciatura netta arriva dal capogruppo di FI Raffaele Nevi che parla di «legge super-truffa che spinge i partiti – ha detto – ad aggregarsi in ‘accozzaglia’ per superare il turno unico, per ottenere con un misero 40% il 60% dei seggi». I forzisti preferirebbero 4 collegi e annunciano «una drastica opposizione» non escludendo di abbandonare i lavori della commissione.
Twitter @DanieleBovi
