La conferenza stampa del Comitato (foto U24)

di Daniele Bovi

Dodici seggi su venti, più il presidente, ottenendo appena il 25% dei voti. Il caso è estremo, di scuola, ma è tecnicamente possibile ed è esemplificativo di come è stata pensata e costruita la nuova legge elettorale regionale che lunedì ha iniziato gli ultimi 100 metri in consiglio regionale, dove il via libera definitivo arriverà martedì. E «un minuto dopo presenteremo un ricorso al Tar dell’Umbria», hanno promesso in una conferenza stampa i rappresentanti del Comitato per la democrazia in Umbria, formato da Radicali, Sinistra anticapitalista, Alternativa riformista e Scelta civica. Sul tavolo lunedì mattina sono state messe una serie di simulazioni che dimostra come la nuova legge garantisca «risultati distorti, iniqui e tutto fuorché democratici».

LE SIMULAZIONI

Gli scenari Gli scenari prospettati sono tre. Il primo viene definito «molto verosimile»: vince Catiuscia Marini col 45%, Ricci al 30%,M5S al 20% e una possibile lista Tsipras al 5%. In questo caso il centrosinistra otterrebbe 12 seggi, tre dei quali sottratti alle liste di minoranza. Secondo quanto previsto dal testo si potrebbe quindi verificare il caso che grazie alla cosiddetta clausola di salvaguardia (se si è in coalizione basta il 2,5% per eleggere) liste col 2,5% (in questo caso quella socialista) riescono ad entrare a palazzo Cesaroni mentre altre col 5%, sia coalizzate che singole, rimangono a bocca asciutta. Simulando una lista Ricci al 7,2% poi (invece che al 5,1%) emerge che neanche in questo caso il sindaco di Assisi riuscirebbe ad ottenere un consigliere.

IL DIBATTITO IN AULA

Abominevole Lo scenario 2 invece, il più equilibrato, prevede Marini al 38,5%, Ricci al 37,4%, Laura Alunni del M5S al 14,5% e lista Tsipras al 9,6%. Grazie ai voti di lista il centrosinistra otterrebbe 8 seggi e per il solito meccanismo del primo scenario ne andrebbero aggiunti altri quattro, togliendoli a chi li ha ottenuti. A causa del meccanismo del premio di maggioranza, che non prevede soglie, «con un minimo vantaggio e con meno del 40% dei voti si portano a casa 12 seggi più il presidente su 21. Inoltre liste che ottengono il 9,5% non ottengono seggi». Un meccanismo che il professor Mauro Volpi, presente alla conferenza stampa e possibile candidato di una lista Tsipras, definisce «abominevole». Un Volpi che non riconosce nel Pd «un partito di sinistra. Non appoggerò nessuna lista che si alleerà con loro».

Porcellum al quadrato Il terzo scenario ipotizza una Marini vincente ma solo con il 25% di voti di lista. I posti in consiglio conquistati quindi sarebbero solo cinque, mentre gli altri sette andrebbero tutti al Pd dato che i socialisti, nella simulazione, avrebbero ottenuto l’uno per cento. Sette seggi che andrebbero quindi tolti a chi li ha ottenuti. In questo caso per entrare a palazzo Cesaroni non basterebbe il 9,5%. «Così – spiega Michele Guaitini, segretario di Radicali Perugia – si viola il principio di uguaglianza del voto». «Vogliono garantire la governabilità – dice il coordinatore regionale di Scelta Civica Michele Ricciardi – agendo sulla rappresentanza. E quanto al collegio unico, nessuno si dimenticherà di questo sgarbo fatto ai territori». Volpi parla poi di «Porcellum al quadrato, che in consiglio verrà approvato con tutta probabilità solo da Pd e Psi. Questo premio di maggioranza è aberrante, hanno già deciso come i seggi verranno ripartiti. In più si privilegiano i piccoli che vogliono allearsi col Pd. È scritta a loro uso e consumo».

IL PARERE DEll’UFFICIO LEGISLATIVO DI PALAZZO CESARONI

Il parere Sul tavolo il Comitato ha messo poi un altro documento, ovvero il parere dell’ufficio legislativo del consiglio regionale datato 19 novembre, in cui si spiega che la sentenza della Corte costituzionale che ha abolito il Porcellum «presenta certamente profili di interesse anche in relazione ai sistemi elettorali regionali». Infatti gli uffici si domandano se attribuire un premio senza prevedere una soglia minima di voti «non sia suscettibile» delle stesse analoghe censure fatte dalla Corte a proposito del Porcellum. E benché l’ambito regionale e quello nazionale siano diversi, «non è detto che il premio di maggioranza sia ragionevole quale che sia». Di più: «La previsione di un premio di maggioranza che operi a prescindere dal conseguimento di una quota minima di voti, fa sorgere forti perplessità». Perplessità evidentemente non ascoltate.

Serve una soglia Da non dimenticare poi che la legge lombarda, che prevede lo stesso meccanismo di quella umbra, si trova di fronte al Tar. Che succederebbe se il Tar umbro annullasse la legge regionale? Che legittimità avrebbe il nuovo consiglio? Tutti motivi che spingono l’ufficio legislativo a ritenere «indispensabile prevedere una soglia minima». Nel corso della conferenza stampa il Comitato ha ricordato la battaglia di questi mesi (dieci i presidi fatti e due le audizioni) che ha portato anche al netto taglio delle firme necessarie per presentare una lista: all’inizio erano tremila, con esenzione per chi siede in parlamento o in consiglio, mentre ora sono 1.500 (750 in prima applicazione dato il poco tempo a disposizione) e con obbligo per tutti di raccoglierle. «È una legge inaccettabile – ha detto poi Amato John De Paulis -: in pochi decideranno il futuro di questa regione». «È vero – ha detto poi nel pomeriggio il segretario del Pd Giacomo Leonelli – che ritenevo giuste soglie minime. Ci è stato però detto che fosse più conforme alla Costituzione il sistema adottato in 19 regioni su 20».

Twitter @DanieleBovi

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