«L’operazione portata avanti dal consiglio regionale con l’approvazione dell’Umbricellum, per quanto sfacciata e arrogante, meritava una decisa risposta da parte di chi non accetta che le istituzioni e le principali regole democratiche diventino ostaggio di squallidi interessi di parte». Presentato nei giorni scorsi, il ricorso al Tribunale civile di Perugia contro la legge elettorale umbra è stato depositato martedì. Le carte sono state preparate dal collegio di avvocati composto da Felice Besostri, tra quelli che sono riusciti a far dichiarare incostituzionale il Porcellum, Michele Ricciardi e Giuseppe Pennino.
IL RICORSO
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Presentazione Il ricorso è stato firmato da circa 50 cittadini ed è stato portato avanti dai rappresentati del Comitato per la democrazia in Umbria (formato da Radicaliperugia, Alternativa riformista e Sinistra antiapitalista), ai quali si sono uniti L’Altra Umbria con il professor Mauro Volpi, tre deputati (Galgano di Scelta Civica, Gallinella e Ciprini del Movimento 5 Stelle), tre consiglieri regionali (Stufara di Rifondazione Comunista, Sandra Monacelli dell’Udc e Orfeo Goracci di Comunisti Umbri), due candidati alla presidenza della regione (Amato De Paulis e Giampiero Prugni) e due consiglieri comunali di Perugia (Franco Ivan Nucciarelli di Perugia Rinasce e Armando Fronduti di Forza Italia).
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Incostituzionale Oltre a questi hanno dato il proprio contributo anche Progetto Terni, Italia dei diritti, il Comitato popolo sovrano e Rigenerare la democrazia. «Un fronte sempre più vasto – spiegano i promotori – e che ha deciso di opporsi a questa legge palesemente incostituzionale, approvata con testardaggine da una parte della maggioranza con il soccorso consociativo di tre consiglieri dell’opposizione e nei confronti della quale il Governo sembra non avere il coraggio per impugnarla». I punti critici riguardano il premio di maggioranza senza fissazione di una soglia minima, il ‘premio di minoranza’, la clausola ‘salva alleati’ per chi ottiene il 2,5% all’interno della coalizione vincitrice, il riparto dei seggi basato sui voti dei candidati presidenti anziché sui voti di coalizioni e liste e il mancato parere obbligatorio della commissione pari opportunità.
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Tempi Ai giudici i ricorrenti chiedono di impugnare la legge di fronte alla Corte costituzionale «affinché vengano tutelati – spiegano – i diritti costituzionali dei cittadini-elettori umbri». Il Comitato punta alla fissazione dell’udienza entro 60 giorni, con palazzo Cesaroni che a quel punto avrebbe altri 30 giorni per costituirsi in giudizio e scrivere le proprie deduzioni. Più che un pronunciamento, l’opzione più probabile è una sospensione del giudizio da parte del Tribunale di Perugia con annessa richiesta di intervento della Corte costituzionale. I tempi di una possibile decisione sono quindi necessariamente lunghi, con una sentenza che potrebbe arrivare nel bel mezzo della prossima legislatura. «Dispiace – dicono infine i ricorrenti – che debba essere ancora una volta la magistratura a risolvere un problema che la politica non solo non ha saputo risolvere ma ha addirittura creato. Confidiamo ora nella celerità del Tribunale nel fissare al più presto l’udienza di merito, comunque prima del 31 maggio data delle prossime elezioni».
