Francesco Clementi

di Daniele Bovi

Se fosse uno studente arrivato per sostenere un esame, il Pd umbro ne uscirebbe male. È netta infatti la bocciatura che Francesco Clementi, professore di Diritto pubblico comparato all’Università di Perugia ed editorialista per Il Sole 24 Ore, fa a proposito della proposta di legge elettorale regionale formulata dal partito nei giorni scorsi. Il costituzionalista, che è stato nominato nel 2013 dal Governo Letta componente della cosiddetta Commissione dei «Saggi» per le riforme costituzionali e che nel 2012 ha collaborato alla stesura del programma dell’allora candidato alle primarie Matteo Renzi, in un colloquio con Umbria24 spiega di essere rimasto «molto sorpreso da questa proposta per due ordini di motivi: è – osserva – una proposta ipocrita dal punto di vista tecnico e va socialmente contro lo spirito del tempo».

Doppio turno Il primo aspetto sul quale Clementi si concentra è quello che riguarda il premio di maggioranza variabile: fino al 40% dei voti i vincitori otterranno 11 seggi, 12 tra il 40% e il 60% e 13 oltre il 60%. «Tutto ciò – sottolinea – è ipocrita perché una soglia di sbarramento il cui superamento o no determina lo spostamento di un solo seggio, è una specie di foglia di fico per coprire la mancata volontà di accedere a quello che molti ritengono essere lo strumento migliore per un sistema che consente di esprimere il voto dell’identità e quello per la governabilità, ossia il doppio turno. È stata fatta, insomma, una scelta semplicistica, che non può non far mal pensare, per non voler affrontare il tema, a differenza di quanto fatto, ad esempio, in Toscana».

LA PROPOSTA PD

Paura Quella avanzata nei giorni scorsi dal Pd durante la commissione Statuto è poi una proposta «contraria allo spirito del tempo» perché «il collegio unico – dice Clementi – dimostra una visione fondata sulla paura del confronto con gli elettori, dimostrando quale è l’obiettivo: annegare le differenze in una dimensione più ampia, facendole scolorire. Poi c’è un’altra paura, quella di scegliere come ridividere l’Umbria in ragione delle sue trasformazioni». Un testo che nel complesso insomma «segnala la grande debolezza del Pd – credo, in primis nella sua rappresentanza in consiglio regionale – che sembra voler affrontare la sfida delle elezioni in una posizione di retroguardia, scegliendo un meccanismo che non affronta la sfida per quella che è, ossia migliorare la qualità della rappresentanza e dell’offerta politica per recuperare innanzitutto l’elettorato disilluso.».

La sfida La grande sfida che Clementi vede riguarda, infatti, l’elettorato, che in particolare articola tre punti: «Primo, bisogna recuperare l’astensionismo – dice – che è fatto tanto da persone deluse dalla politica quanto dalla classe dirigente che per lo più la politica sembra esser capace di esprimere. Bisogna quindi che la politica si apra alla società, innanzitutto. Secondo, serve recuperare una progettualità legata ad un tempo che è sempre più veloce e ad un elettorato sempre più giovane, migliorando la qualità delle proposte che si presenteranno agli elettori. Terzo, bisogna ricostruire un nuovo rapporto più diretto, sincero e meno mediato con gli elettori».

Chi sceglie Questo perché sono i cittadini quelli che «scelgono e che danno le carte della politica attribuendo meriti e punizioni. E questi cittadini devono essere messi nelle condizioni di esercitare fino in fondo quello che la Costituzione consente loro, e dunque di incentivare i processi e meccanismi di attribuzione della responsabilità in capo agli eletti, magari fondati su una chiara selezione dei candidati, attraverso meccanismi come le primarie ad esempio. Insomma, questa proposta di legge elettorale mi sembra sempre di più – come ebbi a denunciare in solitaria già qualche mese fa sui quotidiani umbri – una legge pensata per i partiti più che per gli elettori».

Rischio caos Non tutto del testo presentato dal Pd è però da buttare: secondo Clementi infatti vanno annoverate tra le cose positive l’abolizione del listino e del voto disgiunto e l’introduzione della doppia preferenza di genere, anche se nel complesso «la scelta, fatta in virtù di questa legge, di due grandi ‘cartelli’ di centrodestra e centrosinistra, rischia di far piombare il sistema umbro nel caos tipico dei sistemi politici altamente frammentati». Sostanzialmente identico alla legge approvata sul filo di lana nel 2010 è un altro punto contestato da molti, ovvero quello che permette ai partiti o ai gruppi che siedono in parlamento o in consiglio regionale di non raccogliere le firme: «Ogni elemento che crea vantaggi per qualcuno – sottolinea il costituzionalista -, viola i tre elementi sacri di ogni legge elettorale, ovvero il mercato, la concorrenza e le regole. Se i partiti si chiudono proteggendo se stessi non muoiono soltanto i partiti ma muore innanzitutto la politica e la fiducia dei cittadini in essa». Della proposta di legge si discuterà venerdì durante una conferenza stampa alla quale parteciperanno il segretario Giacomo Leonelli, il capogruppo in consiglio regionale Renato Locchi e il presidente della commissione Statuto Andrea Smacchi.

Twitter @DanieleBovi

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